Adozioni canile: una storia dietro ogni cane

25 ottobre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Adozioni canile, la storia di Tessa

adozioni-canile-1Raccontare la storia dell’adozione di un cane di canile è senz’altro raccontare una bella storia con un lieto fine e spesso l’attenzione si focalizza su quest’unico particolare: l’adozione, la tanto agognata liberazione di un cane dalla gabbia. Si tende a immaginare il canile come una sorta di prigione per i cani, l’equivalente dell’inferno invece a volte, dico A VOLTE, non è così. Perché certi specifici cani è proprio nel canile che hanno potuto imparare delle cose, superare determinate paure, crescere, per esser pronti poi a fare il loro ingresso in una famiglia.

Vi racconto di Tessa abbandonata in canile dalla sua famiglia, in età già adulta, perché ormai era diventata ingestibile.

Potete immaginare cosa può sentire o capire un cane a cui di punto in bianco cambia la realtà, la sua famiglia è sparita e si trova privo di punti di riferimento? Per di più chiuso in una gabbia, avvicinato da persone che non conosce, in un luogo completamente alieno. E se questo cane ha già un carattere “particolare” questa nuova situazione a volte peggiora le cose.

Un cane così non è adottabile, non è pensabile nemmeno fare un annuncio.

adozioni-canile-3Ed ora però comincia la sua storia vera…

Quella in cui Tessa ha fatto tanti di quei passi avanti da meritarsi non solo un annuncio ma anche una fortunatissima adozione.  E che passi ha fatto? Iniziamo col dire da dove è partita. Amava tanto mordere in faccia le persone che non le piacevano. Senza neanche fare tante moine di avvertimento, un’annusata, un’occhiata in su e via…

I suoi simili poi… quelli per lei dovevano scomparire tutti! Aveva poi un piacere particolare ad attaccare ogni cosa in movimento, andava bene anche il furgone della nettezza urbana. Ci sono voluti due anni di lavoro, continuo, costante, con alti e bassi. E due anni sono comunque tanti, il cane invecchia, e anche se i miglioramenti si vedono le resta comunque la nomea di cane difficile.

Invece…

Invece lei non solo ha imparato tutta la comunicazione necessaria per condividere gli spazi con altri cani senza per forza attaccarli, lei è diventata un cane capace di insegnare agli altri cani. Per queste sue caratteristiche specifiche ha iniziato a “lavorare” con me e con i miei colleghi, buffo a dirsi, per il canile.

Abbiamo scoperto che con i cuccioli era meravigliosa, che non solo sapeva impartire loro lezioni in modo equilibrato, ma che li seguiva in tutto. Più volte si è lanciata in mezzo quando gli animi dei piccoli si scaldavano troppo e degeneravano in mini-risse fermando tutti rimettendoli in riga, come solo una zia amorevole sa fare.

È stata centrale per il recupero di un’altra cagnetta, un derivato pastore tedesco, anche lei molto aggressiva con le altre femmine, che dopo varie sessioni con i miei cani è stata messa con Tessa, che in quella occasione le fece vedere un repertorio di ritualizzazione di quella che in altri tempi sarebbe stata una rissa. Solenne aggiungerei.

Sugli umani ha imparato molto. È stato addirittura possibile avvicinarla a dei bambini. E quelli che le stavano antipatici…ha capito che poteva ignorarli.  Dopo tutti questi lavori e progressi sono passati altri due anni…

Le speranze di vederla andar via erano sempre meno…

Ed invece dopo tante richieste, che purtroppo a malincuore abbiamo dovuto scartare, ne è arrivata una valida. E la signorina è andata nella sua nuova casa ed ora è felice in un nucleo familiare tutto suo. È un lieto fine davvero ma, in questo caso, non è possibile, forse, dire che la parte bella della storia di questo cane era iniziata ben prima dell’adozione?

È così che io vedo il canile. È per quello che lavoro in un posto in cui molti fanno fatica anche ad entrare e m’impegno perché tale luogo non sia solo una prigione ma rappresenti invece un posto dove il cane possa “crescere” . Ringrazio tutti i colleghi educatori che hanno partecipato al lavoro con Tessa e che mi hanno aiutata a renderla un cane meraviglioso.

testo e foto di © Rita Di Francesco

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