Anna Magnani. La donna e l’attrice

20 settembre 2017 | commenti: Commenta per primo |

anna-magnani-evidenza-3

Un percorso per immagini dedicato alla grande attrice romana Anna Magnani, che ne mostra il volto umano, oltre a quello professionale. Fino al 22 ottobre 2017 a Roma, al Complesso del Vittoriano.

 

foto-1Una delle icone del cinema italiano di ieri e di oggi, che ha vestito tanti ruoli, impersonando persino i difetti e le virtù di una città intera, Roma. Questa è Anna Magnani, o più semplicemente Nannarella.

Una donna carismatica, ironica, sarcastica e al tempo stesso fragile ed emotiva, che ha saputo incantare tanti registi, i quali più volte l’hanno voluta nelle proprie pellicole. Da Federico Fellini a Roberto Rossellini, da Luchino Visconti a Vittorio De Sica.

A lei è dedicata la mostra curata dal critico cinematografico e regista Mario Sesti, parte integrante del progetto Il Vittoriano tra musica, letteratura, cinema e architettura, promosso dal Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli.

La mostra scopre anche uno scorcio inedito, su una Magnani privata, domestica, libera tra le pareti e gli angoli della propria casa.

Un omaggio all’artista attraverso fotografie, materiali audio e video, come un documentario delle Teche Rai e una serie delle più belle scene dei suoi film, oltre ad un’edizione originale di cinegiornali dell’Istituto Luce appositamente realizzata.

È così che possiamo conoscere la Magnani nella sua dimensione privata e ripercorrere la sua carriera dagli esordi nel teatro fino alle grandi produzioni di Cinecittà e Hollywood.

Da Roma città aperta diretto da Roberto Rossellini, a Bellissima di Luchino Visconti, fino a Mamma Roma di Pasolini e La rosa tatuata di Daniel Mann, che le valse il Premio Oscar come migliore attrice protagonista.

Dalle interviste di registi che l’hanno diretta viene fuori l’immagine di un’attrice non solo istintiva, ma anche  metodica, pignola nella ricerca del personaggio e che si metteva completamente a disposizione del film.

foto-14Ad esempio nella celebre scena di Roma città aperta, in cui durante un rastrellamento il marito del personaggio della Magnani viene portato via, era sì prevista la corsa dietro al camion da parte dell’attrice, ma non la sua famosa caduta. Durante le riprese, infatti inciampò per colpa di un tacco, ma continuò a recitare e Rossellini, che prima diede l’alt, quando vide la scena al montaggio, rimase così colpito che decise di tenerla.

Così, oggi, quella corsa disperata che finisce con una caduta è entrata nell’immaginario collettivo ed è diventata una delle scene più struggenti e iconiche del cinema realista italiano.

Oltre alle interviste possiamo soffermarci anche su alcune sue riflessioni e su tante fotografie. Da quelle con i colleghi di una vita Aldo Fabrizi, Totò, Renato Rascel, alle serate nei salotti romani e nelle manifestazioni più importanti, sino alle immagini più private, in cui scopriamo una Magnani intima e silenziosa.

Tante anche le foto di scena, tra cui spiccano quelle di Bellissima e di alcuni primi piani dell’attrice in Roma (1972) di Federico Fellini, che si mise in ginocchio per convincere la “pantera” ad incarnare il riso di scherno e il disincanto della Città eterna.

foto-6Roma fu l’ultima apparizione di Anna Magnani sul grande schermo.

Proprio nella scena da cui sono tratti gli scatti in mostra, la voce fuoricampo del regista romagnolo accompagna l’attrice sin sotto casa: “Questa signora che rientra a casa… è Anna Magnani, che potrebbe essere anche un po’ il simbolo della città. Una Roma vista come lupa e vestale, aristocratica e stracciona, tetra, buffonesca. Potrei continuare sino a domattina…”.

Ma lei sorride e lo interrompe: «A Federì, va’ a dormi’, va’!» e lui: “Posso farti una domanda?”.

No, non me fido. Ciao. Buonanotte!” e scompare, chiudendo il portone…

Foto e testo di Barbara Donzella

 

 

Potrebbero interessarti anche questi articoli di Tablet.

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

 

A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *