Bike: un miraggio nel parco di Veio

9 agosto 2017 | commenti: Commenta per primo |

Bike: Un Miraggio nel Parco

Adesso possiamo dirlo: fa proprio caldo. Una primavera non certo prodiga di piogge ci ha traghettato in un inizio di estate particolarmente torrido.

Quindi smettiamo di fare escursioni in mountain bike? Certo che no, le facciamo lo stesso ma ci organizziamo in maniera diversa, tenendo presente appunto, che al nostro fisico sarà richiesto uno sforzo maggiore.

Come ACCOMPAGNATORE NAZIONALE MTB di solito vi consiglio tutto ciò che c’è da sapere quando si affronta un’ escursione, i lettori più affezionati di Tablet Roma oramai mi conoscono, ma quando il caldo è così intenso credo che sia doveroso attenersi oltre che ai consigli, soprattutto al buonsenso.

Vorrei però aggiungere un paio di suggerimenti che ritengo importanti: prima di tutto è cosa saggia anticipare di qualche ora l’ inizio delle escursioni. Ci si muove molto presto la mattina e questo consente di iniziare a pedalare con il fresco, per abituarci in maniera graduale alla temperatura che cresce con il passare delle ore.

Soste frequenti e fisico sempre idratato sono accortezze fondamentali per evitare di stancarci troppo.

Proprio a proposito dell’ idratazione, credo che nei mesi estivi, lo zaino idrico sia la soluzione ideale per avere una riserva d’ acqua adeguata, eventualmente coadiuvata da integratori a base di magnesio e potassio, soprattutto se non siamo sicuri di trovare fonti durante il percorso.

Premesso questo, a me piace molto proporre alle persone che pedaleranno con me, degli itinerari che prevedano una o più soste nei pressi di corsi d’ acqua, laghi o sorgenti. Raggiungere un luogo bellissimo e selvaggio in bicicletta e fare un bagno, magari sotto le fresche acque di una cascata, è un’ esperienza straordinaria ed appagante, soprattutto perchè ci permette, durante i mesi più torridi, di stemperare il calore accumulato e di rigenerare le nostre energie.

A questo proposito vorrei raccontarvi l’ ultima escursione, in ordine di tempo, che ho trovato particolarmente piacevole e divertente.

L’ appuntamento è di buon’ ora lungo la pista ciclabile di Roma, esattamente al Ponte delle Tavole, qualche chilometro prima della diga di Castel Giubileo. Da qui si procede in direzione Prima Porta e, percorrendo vie secondarie e prive di traffico si entra finalmente nel Parco di Veio.

La prima cosa che colpisce è che ad una manciata di chilometri dal Raccordo Anulare ci si possa immergere, seguendo la via Francigena in un mondo dove la natura è padrona assoluta. Paesaggi suggestivi alternati a ponti di legno, vallate verdissime e sentieri facili da percorrere ci accompagnano fino al borgo di Isola Farnese ed al famoso mulino; qui c’è una cascatella dove è praticamente d’ obbligo scattare qualche foto. Proseguiamo nel bosco in salita, fino a che il sentiero non sbuca su un pianoro, immettendosi su una strada sterrata che costeggia un campo di grano di cui non si vede la fine. Una vera gioia per gli occhi.

Tuttavia il caldo comincia ad essere intenso, il termometro del GPS segna 35 gradi e abbiamo voglia di fare una sosta, magari all’ ombra. Mi sono ricordato che in una precedente escursione in questo parco avvenuta nei mesi invernali, che lungo il sentiero, è possibile scavalcare la staccionata e scendere lungo la riva di un torrente che d’ inverno sembrava proprio gelido, ma ora… sotto il solleone ci appare come un vero e proprio miraggio. Siamo dei pressi del leggendario Ponte Sodo, una galleria lunga circa 70 metri scavata nel tufo attraverso la quale scorre appunto il torrente Valchetta.

Appoggiate le bici ad un albero ci godiamo finalmente un po’ di refrigerio camminando a piedi nudi, nelle fresche acque del torrente e andiamo a curiosare all’ interno della galleria.

Quest’ ultima è stata scavata dagli Etruschi nel quinto secolo A.C. per favorire il deflusso dell’ acqua piovana; certo è che rimane uno degli scorci più suggestivi in cui io mi sia mai imbattuto in tanti anni di escursioni. Il pediluvio rinfrescante non è che il valore aggiunto a questa “scoperta”.

Avete ragione. Forse l’ espressione miraggio è eccessiva. Quello che volevo esprimere è la mia meraviglia di fronte a cose così belle e soprattutto inaspettate. Se c’è una cosa che ho imparato con il tempo e l’ esperienza è che quella della mountain bike è un’ attività che riesce ancora a stupirmi. Spesso accade quando meno me lo aspetto, e non c’è escursione che non lasci in me una profonda traccia emozionale.

Come non c’è racconto o fotografia che possa rendere appieno l’ idea di quello che si può vedere e provare durante una di queste escursioni; è necessario viverle in prima persona, senza fretta e con la giusta compagnia.

Forse è uno dei pochi modi che ci sono rimasti per sentirsi in armonia con la natura e con il proprio fisico, scoprendo che i limiti che a volte ci poniamo, sono dati solo da pigrizia e paure.

Appena ce ne liberiamo, nulla ci può fermare.

di Luca Santagà

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