Chiara Evangelista, ritratto d’arpista

25 ottobre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Tablet ha incontrato Chiara Evangelista, artista poliedrica e talentuosa arpista del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma

 

Chiara Evangelista arpista

Ph. Federico Strinati

Arpista, violinista, pianista, cantante e persino disegnatrice, abbiamo avuto il piacere di conoscere Chiara Evangelista alla Notte Bianca della Casa Internazionale delle Donne a Roma dove, con la sua arpa, ha eseguito degli intermezzi e accompagnato le parole di alcuni autori del Circolo Letterario Bel-Ami.

Nonostante la giovane età, Chiara ha fatto parte di molte Orchestre ed Ensemble e ha partecipato a numerose manifestazioni e festival, anche internazionali. Non ci siamo fatti scappare l’occasione di fare qualche domande a una musicista di cui siamo sicuri sentirete parlare a lungo nei prossimi anni.

Com’è nato l’amore per uno strumento così particolare come l’arpa e la conseguente scelta di studiarlo?

Quando ero piccola mio nonno mi portò a vedere l’esibizione di un’arpista nella scuola dove prendevo lezioni di pianoforte e rimasi incantata. Non lo dissi a nessuno, ma coltivai questo sogno segreto per anni.

Faccio parte di una famiglia numerosa, e per questo non ho avuto l’occasione di poter praticare subito lo strumento, ma ho fatto tantissime esperienze anche in altri campi che mi hanno permesso di arricchirmi musicalmente traducendole poi in conoscenze pratiche che hanno accelerato il processo di apprendimento sull’arpa.

21931525_1981592982058845_488698636_oQual è stato il tuo percorso?

Ho cominciato all’età di cinque anni a studiare pianoforte, ma essendo questo sì lo strumento più completo di tutti, ma anche il più solitario, verso i 13 anni ho cominciato a provare di tutto, dal flauto traverso alla chitarra classica, fino a trovare una stabilità con il violino.

Con questo ho iniziato da subito a suonare nelle orchestre giovanili e semiprofessionali, in Italia e all’estero. Ho avuto l’occasione di eseguire e conoscere tantissimi autori, viaggiare e avere scambi con numerosi altri giovani strumentisti di ogni tipologia e nazionalità.

Tornata in Italia poco prima dei vent’anni ho iniziato a cantare in diversi cori e, dietro consiglio di chi mi diceva che avevo una buona voce, ho cominciato a studiare canto.

Ovviamente chi non mi conosce potrebbe non capire questo mio spaziare da una cosa all’altra, ma per me comprendere la tavolozza musicale è essenziale, come per un pittore fare un quadro con tanti colori, senza fermarsi a uno soltanto.

Grazie a queste esperienze, ho cominciato a seguire la mia natura e non ciò che pensavo fosse bello o giusto per me. Ho preso coraggio e recuperato dal cassetto il mio vecchio sogno, mettendolo in pratica. Così adesso vivo il mio futuro attraverso le corde della mia arpa e della mia voce.

21942432_1981592885392188_175543886_nCi sono state delle figure professionali nel tuo percorso che ti hanno aiutato e ispirato?

Credo che la figura del maestro sia essenziale nella vita e chi fa un percorso musicale, artistico, o sportivo sa bene, più degli altri, che, senza una guida a dirigere i propri passi, non si arriva da nessuna parte.

Può capitare che all’inizio non si abbiano dei maestri che ci incoraggino o capiscano bene come prenderci, per questo non bisogna mai smettere di cercare e volere il meglio per sé stessi, senza accontentarsi, perché una volta trovato il maestro giusto gli si mette in mano la propria vita e il futuro con fiducia illimitata.

La mia professoressa di conservatorio, Isabella Mori, è stata una chiave fondamentale, perché ha capito la mole di ciò che avevo dentro e non solo lo ha direzionato, ma gli ha anche dato forma, tanto che in poco tempo abbiamo fatto passi da gigante, non senza fatica o sforzo da parte mia.

Però si capisce che il sogno è quello giusto quando si impiega ogni fibra del proprio corpo e tempo per questo, e non pesa affatto, anzi, non se ne hai mai abbastanza. Ho eterna gratitudine nei suoi confronti perché mi ha offerto i mezzi per realizzarmi.

C’è un’esperienza musicale che ricordi in maniera più vivida?

Ecco, le esperienze più belle sono state quelle in cui sfidando la forza della natura mi sono arrampicata per le montagne con il mio strumento e poi tra i boschi o su un panorama mi sono messa a suonare, nel completo silenzio, col solo vento che inghiottiva i suoni.

Ho vissuto un anno a Edimburgo e lì erano posti davvero magici, che ricordo con nostalgia. Ho lasciato le mie note sulle cime scozzesi, in attesa un giorno di poter fare ritorno e continuare la musica che ho lasciato in sospeso.

Quale consiglio daresti a chi si volesse avvicinare all’arpa?

A chi si volesse avvicinare a questo meraviglioso strumento dico di non spaventarsi per via della difficoltà di reperibilità e anche degli elevati costi, perché si trovano buone occasioni per cui si possono anche semplicemente affittare.

A chi, invece, ha già un forte desiderio di suonare lo esorto a seguire i propri sogni, mettendo a tacere le voci interiori che parlano di difficoltà, lavoro, età, perché c’è una strada per ognuno e sta a noi costruirla giorno dopo giorno.

Inoltre è molto importante suonare con gli altri perché, in quest’epoca di digitalizzazione, noi che facciamo musica, a qualunque livello – dall’amatore al grande virtuoso – abbiamo la grande missione di ricordare quali sono le vere emozioni, di risvegliare la luce che brilla nelle persone con la nostra arte.

Bisogna creare del bello in un mondo che ci fa credere che questo non sia possibile.

Quali progetti hai per il futuro?

La vita mi ha insegnato a non avere progetti troppo definiti, perché niente andrà come pensiamo…per fortuna! Penso solamente a dare il meglio di me stessa giorno dopo giorno.

Spero ovviamente di poter andare nuovamente all’estero e viaggiare grazie alla musica, ma lascio che le cose scorrano da sole, senza pretese se non quella di impegnarmi fino in fondo, anche se penso che sia matematico che attraverso uno sforzo intelligente non manchino i risultati e i frutti da raccogliere.

21984337_1981592852058858_456498523_nSappiamo che sei anche una disegnatrice umoristica, che porta nel fumetto le proprie esperienze e avventure e disavventure da musicista, e femminili. Ci vuoi raccontare qualcosa di questa tua ulteriore passione?

Ho sempre disegnato, fin da quando ne ho memoria. Era il mio modo per capire il mondo. Te ne rendi conto nel momento in cui prendi una persona, o un corpo, e cominci a riprodurlo: improvvisamente lo possiedi, interamente.

Lo guardi come nessun altro essere lo ha mai guardato, nelle sue ombre, nelle sue meravigliose imperfezioni, in tutte le manifestazioni della sua personalità. Perché alla fine quella un po’ ci modella tutti.

Da piccola scrivevo tante storie sotto forma di fumetto, perché volevo viverle. Poi da grande ho capito che anche i piccoli spaccati di vita quotidiana possono essere delle storie da rappresentare, non bisogna parlare per forza di eroi o mostri, tante volte si può far sorridere e regalare qualcosa di più grande con la nostra stessa vita.

Mi piacerebbe un giorno raccogliere tutto questo e realizzare un piccolo libro, per donare un attimo di leggerezza alle persone.   

Ringraziando Chiara e augurandole buon lavoro, vi invitiamo a seguirla e visitare il blog le corde dei sogni, con i suoi disegni.

 

di Barbara Donzella

Potrebbero interessarti anche questi articoli di Tablet.

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

 

 

 

 

 

A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *