Dall’economia al coaching passando per ….

22 novembre 2017 | commenti: 3 |

Abbiamo intervistato Tiziana Cianflone, Ph.D, economista e coach per capire la relazione tra economia, coaching e scienze comportamentali.

Qual è la relazione tra coaching e economia? E cosa c’entrano i comportamenti?

«I cambiamenti in atto reali e percepiti richiedono nuovi modi di interagire tra i soggetti del sistema economico (individui, imprese e istituzioni). Credo che la variabile chiave per lo sviluppo economico attuale sia l’integrazione di competenze e di conoscenze piuttosto che la separazione. Per questo è necessario partire dal linguaggio, dalla capacità di interagire e comunicare.

Creare occasioni di confronto è un primo passo, ma non è sufficiente. Che il linguaggio e la comunicazione influiscano sull’esito delle interazioni tra soggetti lo confermano le scienze comportamentali. Il coaching usa il linguaggio come strumento per cambiare i comportamenti per ottenere risultati voluti nel business o nella vita privata. La disciplina su cui è basato il coaching è infatti la Programmazione Neuro Linguistica (PNL), ovvero la programmazione del linguaggio in tutte le sue forme (linguistica) per cambiare i comportamenti (neuro).

Penso quindi che dall’integrazione tra scienze comportamentali e coaching possa derivare l’integrazione di altre discipline e che, in questo modo, si possano creare nuovi percorsi di sviluppo personale e professionale utili anche al sistema economico»

Qualche esempio per l’applicazione concreta?

«L’approccio descritto può essere utilmente e concretamente applicato nei processi di riconversione industriale, o per la costituzione di nuove imprese. Per un individuo può essere valido per lo sviluppo e la crescita personale; per un giovane, per la scelta del percorso di studi e della professione che si vuole intraprendere.

Per le istituzioni un approccio come quello descritto è invece utile per il recupero della fiducia e della reputazione, se unito ad opportune strategie di comunicazione anche all’esterno. Ma penso anche alle professioni che più di altre faticano oggi ad adattarsi nell’attuale sistema economico. Processo di adattamento essenziale se non vogliamo perdere importanti valori intellettuali, culturali e tradizionali del nostro paese. Anche per loro l’approccio comportamentale e del coaching è utile»

Ma prima di proseguire una breve nota biografica. Chi è Tiziana Cianflone.

Il suo primo incontro con l’economia a 8 anni. Ci racconta Tiziana Cianflone. Leggeva il n. 1442 della serie di Topolino, l’episodio “Zio Paperone e l’inflazione galoppante”. Non capire cosa significasse inflazione ha stimolato in lei una curiosità che ancora oggi ci arriva mentre ne parla.

«Dai 16 anni niente più interruzioni con gli studi economici. Incontri speciali con docenti, materie, contesti (istituzionali e aziendali) hanno trasformato la mia passione in professione, ne vado fiera mi spiace vedere che pochi possano dirlo. Non è stato facile, tutt’altro ma c’è una sequenza di azioni che ho sempre usato per avanzare: studiare, applicare e adattare strategie e strumenti tecnico-economici ai vari contesti e materie con cui sono venuta in contatto».

Capiamo così che dai 16 anni è avvenuto molto altro.

Laureata cum laude a 24 anni in Economia, a 28 aveva anche un Master e il dottorato in Istituzioni, Ambiente e Politiche per lo sviluppo economico. Ci rendiamo conto anche che l’esperienza non le manca. In effetti non ci sbagliamo.

Nonostante tutto lo studio è dai 17 anni che lavora, la prima esperienza in azienda e poi non si è mai fermata: da borsista per merito agli studi a collaboratrice al Dipartimento di Economia Università degli Studi Roma Tre; da ricercatrice junior in studi e analisi sui sistemi economici locali a coordinatrice di ricerche sui beni e le attività culturali; da consulente a tecnologo di un EPR (Ente Pubblico di Ricerca); da contesti nazionali a contesti europei. E le materie a cui ha applicato il suo approccio, anche insegnandole in aule universitarie vanno: dalla Microeconomia, all’Economia urbana e regionale, dall’Economia dei beni e delle attività culturali all’Economia ambientale.

Dietro un interesse costante: capire come funzionano le interazioni tra persone, imprese e istituzioni per sviluppare, applicare e far conoscere strategie e strumenti pratici e operativi in grado di migliorarle. E per poter, magari così, superare approcci tradizionali che possono raggiungere solo parziali risultati di efficacia.

 

Da economista come è arrivata al coaching?

«Grazie ad altri incontri inaspettati (o forse cercati, me lo chiedo a volte), avvenuti dal 2014. Cercavo strategie e strumenti tecnici ed economici per migliorare l’effettiva attuazione di norme, ho incontrato materie fino ad allora sconosciute. Per caso ho approfondito il marketing. Poi ho proseguito con materie che mi (ri)conducessero ad una dimensione umana ed emotiva dell’economia e della gestione organizzativa fino ad arrivare alle scienze comportamentali

 

Le stesse usate dall’ultimo Premio Nobel per l’economia a R. Thaler?

«Sì, quelle. Ma va anche detto che questa è una conferma per l’economia comportamentale. Già i premi nobel a Herbert Simon del 1978 e a Daniel Kahneman del 2002 andavano nella stessa direzione. Credo che gli strumenti economici quelli operativi dovrebbero tenere conto dei processi mentali che l’uomo mette in atto quando prende decisioni. Mi riferisco agli strumenti utili all’applicazione delle norme ambientali, ma credo sia valido anche per altre norme.

Ho approfondito questo tema nella Tesi di Master in “Scienze comportamentali e amministrazioni” Master di II livello universitario, organizzato dalla SNA (Scuola Nazionale dell’Amministrazione – Presidenza del Consiglio dei Ministri) e dalla LUISS (School of European Political Economy). Se poi invece mi si chiede se questa è la strada per lo sviluppo di modelli economici “funzionanti” cioè in grado di spiegare variabili macroeconomiche la risposta è molto più complessa. Osservo che l’economia comportamentale usa la stessa “struttura mentale” dei modelli del mainstream e che quindi il dibattito è più ampio. E suggerisco di diffidare da chi risponde con un assoluto sì, serve un dibattito su questo».

Osserviamo che Tiziana ha conseguito anche questo Master lo scorso 3 aprile e anche questo cum laude e torniamo ad insistere sul coaching.

 

La consegna del Diploma di Master alla Luiss da parte del Ministro Padoan

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E poi? Ci ha detto che è anche coach, giusto?

«Sì. È stato un percorso duro e stimolante. È durato 2 anni. Sono già diplomata al MICAP (Master Internazionale in Coaching ad Alte Prestazioni) come Real Result Coach. Ho frequentato oltre 1.200 ore di formazione e pratica, superato numerosi esami scritti, esami orali. Ho anche dovuto superare prove sfidanti e insolite per me come la sopravvivenza in un bosco per 7 giorni e 7 notti e la conclusione di una maratona (in realtà ne ho fatto 2 di maratone tra ottobre e novembre del 2016, quella di Torino e quella di New York) e ho conseguito le certificazioni di Richard Bandler (co-fondatore della PNL, Programmazione Neuro Linguistica): NLP Practictioner, NPL Master Practictioner e Licensed NLP Coach. A breve concluderò il mio percorso a Dubai.

Penso che il coaching sia una cosa seria: è uno strumento per allenare la nostra mente ad ottenere i risultati che desideriamo. Non va però assolutamente confuso, né usato in casi cui è necessario un intervento terapeutico. In quei casi ci vuole un medico e il coach preparato  sa quando deve fermarsi e lasciare il campo ad altri. Negli altri casi il coaching ormai è usato ed efficace non solo nello sport ma anche nel business e per la vita privata. Purtroppo il termine è abusato ed usato da persone davvero poco qualificate con poche ore di studio e applicazione. È invece importante avere esperienza oltre che studio. C’è bisogno anche in questo campo che si faccia cultura di settore».

Anche in Italia?

«Assolutamente sì. La differenza con gli Stati Uniti è che oltreoceano avere un coach è diventato ormai un status symbol un segno visibile della condizione economico-sociale (privilegiata) di una persona o di un gruppo sociale, in Italia si preferisce ancora sia invisibile. Alcune specializzazioni in Leadership&Coaching le ho conseguite a Monte Carlo, New York, Mas Palomas e con una visione internazionale questo è evidente. Aprire la mente e avere un pensiero critico sono capacità oggi, in questo mondo che è o quantomeno ci appare così diverso dal passato.»

 

I suoi progetti futuri?

«Penso che con i cambiamenti in atto alcune persone, più di altre stiano faticando per ritrovare una nuova (anzi direi innovata) dimensione, ruolo o attività. E noi tutti rischiamo di perdere valore intellettuale, professionale, tradizionale e istituzionale prezioso per lo sviluppo economico di lungo periodo (senza contare l’effetto del disorientamento di tanti giovani). Per questi motivi ho deciso che questa volta (e per la prima volta) partirò dalle persone prima che alle imprese e alle istituzioni. Credo sia importante rimettersi in gioco tenendo conto del cambiamento delle interazioni (appunto). Ho deciso di iniziare con un libro divulgativo, sarà facile da leggere e spero anche un’avvincente storia pur se basata su tanti studi, tecniche ed esperienze complesse. Uscirà nel 2018.»

 

Un’ultima cosa, poi la lasciamo andare. Vista anche la sua carriera da docente, c’è qualcosa che vorrebbe dire ai giovani?

«Ai giovani universitari o che si accingono ad iniziare un percorso universitario (che raccomando in ogni caso) dico: per scegliere il vostro percorso esplorate e ricercate con un sguardo innovativo (che non vuol dire solo tecnologia ma anche nuovi modi di decidere e agire). È più facile farlo oggi che in passato, non il contrario. C’è bisogno solo di avere metodo e pensiero critico, navigazioni in rete senza meta alla lunga consumano il cervello invece che conservarlo e svilupparlo per una vita. E poi credo che la sequenza di azioni studiare-applicare-adattare, sia quella vincente nel lungo periodo, anche se la più faticosa. Del resto le soluzioni facili non mi hanno mai convinto.»

 

a cura di Cristina Anichini

 

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3 commenti

  • Roberto Anichini scrive:

    Brava Tiziana!!!!

  • Fabio Tittarelli scrive:

    Eccellente intervista, eccellente studiosa. In un contesto come l’attuale dominato dalla desertificazione culturale e, aggiungerei, etica, fa enormemente piacere, ed è assolutamente confortante, che esistano giovani intellettuali dalle capacità così spiccate e dall’energia tanto evidente.

  • Silvia Attene scrive:

    Studiare-applicare-adattare: sequenza ILLUMINANTE! Grazie a Tiziana Cianflone per i numerosi stimoli e spunti di riflessione.

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