Dallo psicologo? Assolutamente no!

8 novembre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Quando si sottovaluta una figura professionale che può aiutare tanto

Questa volta pensavo di scrivere su altro ma… qualche giorno fa apro Facebook e mi compare questa notizia che mi lascia perplessa e, devo dirlo, anche un po’ amareggiata… perché non sentirsi “riconosciuto” è sempre brutto. Da qualsiasi parte ti arrivi…

Per il 70% degli italiani è inutile andare dallo psicologo: non riconoscono l’importanza di questa figura, né per curare i propri disagi psicologici né per intervenire su quelli che ritengono “capricci” dei figli, anziché comportamenti disfunzionali.

È un sondaggio online condotto dall‘Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) per AdnKronos Salute, su un campione di 800 persone, per valutare cosa pensino gli italiani della figura dello psicologo. Per il 70% di loro (560 italiani? Sigh!) lo psicologo è inutile: meglio farcela da soli o al limite parlare con un amico… ma di certo non con un estraneo!

E ancora: questo 70% ritiene di non avere disagi psicologici e afferma che la psicoterapia potrebbe essere utile solo in casi di turbe psichiche, quindi per i cosiddetti “pazzi”. Per loro, chi va dallo psicologo è una persona fragile, poiché “con la volontà si supera tutto'”.

Infine, per quanto riguarda i comportamenti disfunzionali di bambini e adolescenti, andiamo ancora peggio: addirittura per l’80% dei “sondaggiati” si tratta soltanto di capricci o è colpa dell’età adolescenziale, minimizzando con l’affermazione che… “sono ragazzi!”.

È un risultato davvero sconfortante… arriverei ad affermare che mi sono sentita ferita. Ma come? Io do tutto per questo lavoro e per i miei pazienti: tempo, fatica, energie, rinunce e… questo è il riscontro? Ma, a pensarci bene, se guardo appena intorno a me, non avrei dovuto provare questo sbalordimento: su quattro fratelli che ho almeno due pensano che lo psicologo non serva a nulla. Per non parlare dei miei suoceri e probabilmente di qualche nipote…

La cosa che mi ha intristito di più è che, anche se siamo nel 2017, proprio non si riescano a sradicare dalla testa degli italiani l’idea che lo psicologo sia per i matti e questo atteggiamento quasi omertoso per cui… meglio nascondere la testa sotto la sabbia, meglio lavare i panni sporchi in casa propria anziché ammettere di aver bisogno di aiuto.

Cosa si può ribattere contro questa mentalità? Forse non serve a niente, ma io credo in quello che faccio e voglio fortemente ribadire il perché della mia scelta. E continuare a scrivere, parlare, gridare (se necessario) il senso dell’intervento psicologico. Noi siamo esseri umani e, come tali, viviamo tutti dei momenti di difficoltà e non sempre sappiamo risolverli da soli. Chiedere aiuto ad uno psicologo è una decisione che non ci indebolirà, al contrario ci renderà più consapevoli e forti.

In che modo?

  • Mitigando la sofferenza, perché oltre ad alleviare i sintomi, comprenderemo come essi si siano manifestati e perché perdurino e ci insegnerà strategie per ridurre malessere ed angoscia e ad osservare quello che ci succede da un altro punto di vista;
  • il processo di esplorazione ci condurrà ad una maggiore comprensione del nostro mondo emotivo: paure ed emozioni represse, portate alla luce, non sembreranno più un problema così insormontabile;
  • ci darà la spinta per uscire da quella che viene definita la zona di confort: il punto in cui siamo abituati a stare, a rifugiarci, anche se magari non è il bene per noi. Perché il cambiamento, diciamolo, fa paura. E tanti scelgono di restare nel “fango” in cui si trovano perché, anche se li sporca, almeno è uno “sporco” che già conoscono… mentre, intraprendere una strada di cambiamento è rischio, è incognita. La psicoterapia è darsi l’opportunità del cambiamento e scoprire nuove alternative e scenari dove sentirci meglio di come ci sentiamo ora;
  • ci insegnerà a distanziarci psicologicamente dalle situazioni problematiche in cui ci sentiamo immersi e soffocati, valutando opzioni e possibilità diverse. Inoltre apprenderemo abilità nuove e importanti in ambito relazionale, come ad esempio la comunicazione assertiva, la comprensione empatica, l’interdipendenza.
  • ci condurrà a “fare la pace” con la nostra storia: i dolori, i rifiuti, le critiche, la mancanza di “carezze” che ci portiamo dentro come ferite reputate insanabili;
  • l’acquisizione di consapevolezza favorirà l’autoconoscenza e impareremo un modo migliore di trattare noi stessi: darci libertà ma con direzione, darci sostegno e protezione senza coercizione e ribellione. Imparare a fare questo con noi stessi è la strada per rafforzare la salute mentale ed emotiva.

psicologo-sabadell

Concordo con l’opinione della dottoressa Paola Vinciguerra, presidente dell’Eurodap, che afferma: “Il livello di tensione, stress, aggressività che sta caratterizzando la società, farà avverare quello che l’Organizzazione Mondiale della Salute ha già previsto: nel 2020 malattie emergenti saranno depressione e attacchi di panico insieme alle cardiopatie, anch’esse risposta ad uno stato emotivo alterato… Far comprendere che rivolgersi a uno psicologo/psicoterapeuta è un passaggio fondamentale per imparare a gestire gli stati d’ansia e la conseguente modificazione psicosomatica, è un passaggio culturale che dobbiamo assolutamente fare. Occorre aiutare a capire che non è una questione di forza o debolezza, che normalizzare l’interpretazione di comportamenti disfunzionali per paura di sentirci mentalmente malati, noi o nostri figli, è un atteggiamento autodistruttivo”.

Voglio concludere condividendo la mia riflessione personale, dopo la lettura dell’articolo su Facebook: è vero, tante persone riterranno inutile il mio lavoro, tante altre lo rifiuteranno, moltissimi non mi riconosceranno mai nella mia professionalità, tanti altri scapperanno spaventati dalla fatica del percorso, altri ancora mi si rivolteranno rabbiosi perché non ho magicamente risolto i loro problemi con una o due sedute… tutte queste esperienze sono conosciute da chi svolge la mia professione. E, pur dispiacendoci, siamo in grado di sostenerle.

Ma quando penso a tutti i volti e le storie che ho incontrato, alle lacrime che ho accolto, alle cadute e “rialzate in piedi” che ho supportato e ammirato, alle conquiste e i successi che ho celebrato… io so che il cambiamento è possibile, perché l’ho visto e vissuto. E nessun sondaggio potrà mai intaccare questa mia certezza.

dott.ssa Giulia Migani Psicoterapeuta

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