Death Valley, la suggestione del silenzio

1 novembre 2017 | commenti: Commenta per primo |

La quarta tappa del nostro viaggio americano ci porta ai confini della California e in minima parte in Nevada.

Death Valley, ci dirigiamo verso la valle della morte.

Scusatemi, ma mi sento di dire che non avrei mai immaginato che la “morte” potesse essere così suggestiva.

Il tragitto dal parco di Yosemite al parco della Death Valley è lungo: impieghiamo all’incirca 5/6 ore per arrivarci.

Il viaggio on the road è un po’ faticoso, ma lo spettacolo che vi si staglia davanti merita tale impresa.

Il panorama che ci accompagna cambia di chilometro in chilometro, trasportandoci da una vegetazione rigogliosa, alla quale in fondo siamo abituati, ad una molto più arida e secca. Descrivendola in colori, direi che passiamo da un verde prato ad un giallo ocra, ma l’impatto visivo è potente. Anche le temperature salgono a dismisura e finché ci troviamo nella macchina con l’aria condizionata a coccolarci ce ne rendiamo poco conto, ma ci avviciniamo inesorabilmente verso i 40 gradi…

Quando la temperatura supera i 40 gradi entriamo nel parco della Death Valley.

Alcuni dati sintetici:

-La valle è lunga 225 chilometri e larga 40 chilometri.

-Si può accedervi da diversi punti.

-Nell’era Paleozoica vi era il mare.

-Fino a 10.000 anni fa vi erano diversi laghi che sono poi evaporati

-Nonostante si pensi il contrario ci sono numerosi animali che vivono in questa valle.

Appena varcata la soglia della Death Valley, l’atmosfera cambia e tutto intorno cala il silenzio, sembra quasi di essere inghiottite in un’altra dimensione. Fino a poco prima si percorre una strada con altre macchine, poi d’improvviso ci si ritrova da soli in mezzo al deserto e davanti una strada lunghissima senza nessunissimo altro veicolo, o individuo, in vista. Questa sensazione ci spinge a fermarci in mezzo alla strada e a scendere.

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Consiglio: Indossate un cappello e una crema solare.

Il caldo è torrido e si posa sulla pelle come una calda coperta pesante, il sole è estremamente cocente e persistente ma dopo qualche minuto ci si abitua. Non è umido. Tutto è arido e guardarsi intorno senza riuscire a vedere nessuna ombra di vita è inquietante. Improvvisamente però vediamo un movimento ed appare un coyote del deserto tipico di questi luoghi.

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Dopo aver scattato alcune foto continuiamo il nostro percorso. Poco più avanti ci sembra di essere sprofondati nel deserto, una zona totalmente ricoperta di sabbia fine e di dune che sembrano disegnate.

Ci sono diversi punti attrattivi segnalati e grazie ad una mappa che abbiamo ricevuto, nell’unico resort che vi è nella zona, siamo riusciti a raggiungerle facilmente.

Siamo arrivati a Zabrinskie Point e ci siamo lasciati un po’ meravigliare da queste dune di terra gialla.

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Poi ci siamo fermati a Ubehebe Crater, un cratere dalle sfumature rossastre.

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Nella serata siamo tornati nel nostro albergo “The Inn Furnace Ranch” è una sorta di villaggio con un ristorante, un bar, un negozio e un supermercato. In più al centro, vi è una piscina e noi accaldati dalla giornata ne abbiamo approfittato. Ovviamente non siamo stati gli unici ad avere questa idea e la piscina era piena di gente. Molto grande ed abbastanza pulita ci ha invitato ad entrare sperando in un po’ di sollievo dal caldo esterno, anche di notte la temperatura è intorno ai 40 gradi.

La piscina ha esattamente la stessa temperatura, addio sogno di rinfrescarsi.

Dopo aver sguazzato un po’ in questa finta piscina termale, siamo usciti; il tempo di dirigersi verso gli asciugamani adagiati su una sdraio siamo già asciutti. Non mi era mai capitato di uscire dall’acqua e di ritrovarmi asciutta, costume compreso, in pochi secondi.

Abbiamo mangiato una semplice pizza, surgelata probabilmente, nel ristorante e poi abbiamo deciso di fare un giro nella notte nei dintorni.

Consiglio: Uscire nella notte nella Death Valley può sembrare folle, ma l’effetto della vallata illuminata solo dalla luna è notevole… per 5 minuti poi basta perché tanto non si vede un bel niente.

Ah dimenticavo, di notte c’erano 49 gradi.

Prima di andare a dormire ci siamo fermati al bar a prendere delle bottigliette d’acqua; ovviamente trovandoci nel deserto ed essendo l’acqua un bene prezioso, costava a dismisura.

Consiglio: Se non vi va di spendere 6 dollari per delle bottiglie di acqua da mezzo litro, partite premuniti.

Il giorno dopo siamo usciti molto presto per poter ancora girare nella valle e vedere nuovi punti. Naturalmente non ci siamo fatti sfuggire l’attrazione principale: Il Badwater, ossia il punto più basso degli Stati Uniti, esattamente 86 metri sotto il livello del mare.

Il paesaggio è veramente suggestivo, unico nel suo genere. Niente di simile, credo, esista altrove. In quel punto è come se ogni cosa che vi circonda perda colore, è tutto estremamente bianco; la terra compatta è così arida che si crepa in alcuni punti.

Il caldo ti opprime più di un qualsiasi altro luogo, allontanandosi dai turisti e camminando sempre più in là ci si immerge in un silenzio assordante, la vista si perde in cerca di qualcosa: una distesa sterminata di terra bianca. All’inizio c’è un po’ d’acqua, rimasugli di piogge precedenti, poi il terreno diventa sempre più disidrato. L’effetto è quello di trovarsi in un paesaggio lunare.

Ci siamo diretti poi nello Scotty’s castle che ci ha delusi un po’, non c’era nulla di interessante, abbiamo fatto un giro in una delle diverse città fantasma che ci sono nella valle ed infine, oltre passando i confini della California, siamo entrati nello stato del Nevada.

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Appena usciti dalla Valle ci siamo fermati nella piccola cittadina di Beatty, che ha poco più di un migliaio di abitanti ed è la più vicina all Death Valley, praticamente all’uscita del parco. Ci siamo fermati a mangiare qualcosa in una piccola pizzeria in cui come cameriera e, forse proprietaria, vi era una simpatica ed esaltata ragazza bionda che ci ha divertito moltissimo.

Dopo di che il nostro viaggio è proseguito verso una delle città più famose del Nevada e degli Stati Uniti in generale.

 

Riepilogo dei consigli:

-Portatevi cappelli e creme solari

-Acqua

-Date uno sguardo al panorama di notte

-Preparatevi ad un caldo inusuale.

-Essendo un clima particolare, non è del tutto consigliato andarci in piena estate. Pare infatti che gli americani ci vadano durante l’inverno, nel periodo delle piogge per poter ammirare alcune distese desertiche fiorite.

testo e fotografie di Valentina Mele

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