Dieta. Bilancia… non ti temo!

23 agosto 2017 | commenti: Commenta per primo |

Anche se siamo in estate inoltrata il nostro pensiero è fisso sulla prova costume

C’è sempre tempo per una dieta.

Agosto, tempo d’estate, di vacanze, di sole, di mare. Eccoci tutte qui a fare ancora la prova costume e a scoprire, ahimé, che… proprio non ci siamo! Avremmo dovuto pensarci prima a buttare giù qualche chilo, e forse nonsiamo più in tempo. Ma il pensiero dieta frulla nelle nostre teste.

Il “mondo delle diete” presenta un’offerta vastissima, per tutti i gusti: a zona, a punti, iperproteica, dissociata, metabolica, cronodieta, del gruppo sanguigno, vegetariana, vegana, crudista, ecc, ecc.

Si corre il rischio di confondersi, ma in fondo ciò che si deve fare per dimagrire è molto semplice: dieta ipocalorica e attività fisica. Mangiare di meno e muoversi di più. Bella scoperta, direte voi… Ma allora, se è così semplice, perché molto spesso le diete non funzionano? Cosa succede “nella testa” di chi sta a dieta?

Woman’ s feet on bathroom scale

Woman’ s feet on bathroom scale

I disturbi del comportamento alimentare sono numerosi

Le tristemente conosciute Anoressia e Bulimia, il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder), la Sindrome dei mangiatori notturni (Night Eating Syndrome), i Disturbi alimentari atipici o NAS (Non Altrimenti Specificati).

In questo articolo parleremo del Dieting. Il termine si riferisce alla dipendenza dalla dieta. Si tratta di un fenomeno dilagante ed in continua espansione, poiché tra le dipendenze del nuovo millennio si fa strada l’ossessione per la perdita di peso. Il Dieting è la tendenza a sentirsi costantemente in obbligo di stare a dieta, spesso “fai-da-te” e senza buon senso. Diete iniziate e mai finite, incostanti e mal strutturate, che creano appunto l’effetto yo-yo, causa numero uno della dipendenza. Non è semplicemente una preoccupazione per la propria forma fisica, giustificata non solo dall’estetica e da motivi di salute legati al mantenimento del proprio peso forma. Sembra invece essere quasi una droga che spinge a stare costantemente e perennemente a dieta.

In Italia, si stima che circa il 70% delle ragazze sia a dieta, spesso senza riuscire a seguirla in modo corretto. Quello che accade è che problemi di peso insignificanti, finiscono con il trasformarsi in problemi di peso più gravi, a causa proprio dell’effetto yo-yo che fa riacquistare i chili persi in fretta. Questo contribuisce ad aumentare i casi di obesità, che in Italia tocca il 33,4% della popolazione (3°Rapporto per l’Obesità in Italia). Ma il Dieting comporta numerose altre conseguenze negative. Un senso di grande frustrazione.  Il fisico si adatta alla condizione di ristrettezza bruciando meno calorie e non si arriva mai al risultato tanto auspicato.

Il Disturbo da dieta cronica (Dieting)

E’ caratterizzato da un controllo esasperato del peso, da una costante attenzione alla dieta e da sentimenti di angoscia ogni volta che questo varia. Le persone Dieter svolgono apparentemente una vita normale, che però è polarizzata verso questo unico interesse e viene limitata dalle esigenze della dieta. Per esempio è problematico uscire a cena con amici e condurre una vita sociale accettabile.

Quanto scritto fa spostare l’attenzione sui fattori psicologici delle persone Dieter e sui “perché” dei loro insuccessi. Il perenne “stare a dieta”, cognitivamente induce un pensiero irrazionale di tipo dicotomico (tutto-niente) che si struttura lungo un continuum che va dalla estrema restrizione alla totale disinibizione. In pratica funziona in questo modo: “devo stare a dieta” (restrizione) – faccio uno sgarro e rompo la dieta – allora mangio di tutto e di più (disinibizione)”. E questo accade sempre, poiché nessuno riesce a sopportare regimi alimentari estremamente rigidi per lungo tempo. E allora, cosa possiamo fare?

L’American Dietetic Association

sostiene che una dieta che funzioni non debba essere rigida e austera ma sostenibile e piacevole, attenta anche al lato emotivo e alla gratificazione. Consiglia di affidarsi ad un professionista, così da acquisire la capacità di gestire voglie, tentazioni e situazioni difficili. Per esempio occasioni sociali e impegni di lavoro, con consapevolezza e semplici strategie vincenti da attuare nella quotidianità. Tiene nella giusta considerazione abitudini alimentari e di vita scorrette ma anche i gusti, le preferenze e gli aspetti emotivi legati al significato che il cibo ha per ognuno di noi.

Per superare la dipendenza da dieta cronica non si deve essere legati al grammo o allo schema fisso ma puntare su un risultato a medio-lungo termine, senza sacrifici immani che danno risultati immediati ma spesso poco duraturi.

La psicoterapia può aiutare in questo percorso? Sicuramente sì. L’approccio teorico che “va più di moda” è quello Cognitivo comportamentale. La confutazione delle credenze e dei pensieri irrazionali, che spesso “sbarrano” la strada di chi fa una dieta. Le strategie di gestione del peso corporeo, semplici e funzionali. Ma, allo stesso modo, anche l’Analisi Transazionale Socio Cognitiva è molto utile, poiché insegna alle persone ad usare flessibilmente i propri Stati dell’Io, invece che in modo Critico o Ribelle (ho sforato? Allora sono una schifezza, per cui mi punisco e mi faccio ancora più male ingozzandomi di tutto), in una modalità Libera e Protettiva, nella quale imparo a darmi libertà e permessi nei confronti di una insostenibile restrizione (imparare a gestire le voglie e le tentazioni senza finire nel “buco nero” della disinibizione) e sostegno e incoraggiamento in caso di “cadute”.

 

Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta

Analista transazionale socio-cognitiva

Mediatore Feuerstein PAS Basic e Standard I livello

EMAIL: giuliamigani@yahoo.it   Cell: 3383839479

 

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