Domicilio digitale: tutto quello che c’è da sapere

13 settembre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Entro la fine del 2017 sarà disponibile il domicilio digitale per tutti i cittadini che ne faranno richiesta

 

Entro la fine dell’anno sarà possibile richiedere il proprio domicilio digitale. Ogni cittadino potrà così dire addio alle tradizionali forme di comunicazione con le istituzioni.

Il Consiglio dei Ministri, in prosecuzione della Riforma Madìa avviata nel 2015, ha dato il via libera al correttivo del Codice per l’amministrazione digitale (CAD) la cui approvazione avverrà tra circa tre mesi. E una delle novità più attese è proprio quella del domicilio digitale.

domicilio digitale

Il domicilio digitale

Il domicilio digitale è un indirizzo unico che permette di ricevere comunicazioni istituzionali da parte degli enti pubblici. Si tratta di una PEC o servizio elettronico, che deve dimostrare di essere in linea con le regole europee in materia, tramite il quale ognuno di noi potrà ricevere non solo comunicazioni ma anche notifiche e persino multe, da parte della Pubblica Amministrazione. Si è deciso di far partire il progetto del domicilio online nonostante l’Anagrafe Unica della Popolazione – la banca dati delle anagrafiche custodite nei comuni – non fosse ancora ultimata.

 

cad

Canali di attivazione

Per poterne fare richiesta, e quindi attivare il domicilio digitale (scelta del tutto volontaria e non obbligatoria per i cittadini) saranno messi a disposizione tre strade:

  • Portale web. La comunicazione del domicilio viene effettuata tramite autenticazione via Spid o Carta Nazionale dei Servizi (CNS).
  • Ini – pec. Il domicilio potrà essere trasferito nel registro delle PEC su Ini – pec, l’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico.
  • Portali nazionali dedicati al cittadino. La comunicazione avviene tramite autenticazione via Spid o Cns.

La comunicazione con le PA avverrà tramite sito web dedicato, previa autenticazione con Spid, Cns o PEC.

I domicili digitali saranno poi raccolti in un indice realizzato dall’Agenzia per l’Italia digitale: si tratta di un elenco di indirizzi, appunto, di persone fisiche e soggetti privati, aperto e liberamente consultabile.

 

Un risparmio per tutti

Il domicilio digitale rappresenterebbe un vero risparmio, soprattutto per gli enti pubblici. Oltre all’azzeramento delle spese postali, anche altri costi sparirebbero: quelli relativi alla produzione, conservazione e trasmissione di documenti cartacei. Oltre a molti altri costi accessori, diretti o indiretti, come potrebbe essere quello della carta, della stampa o anche lo stesso costo del lavoro. L’esecutivo fa presente che il risparmio può essere quantificato in almeno 250 milioni l’anno solamente parlando degli enti locali. Mentre è stata stimata una spesa di circa 200 mila euro per l’inizio dell’operazione, il 2018, cifra valida anche per il 2019 compreso.

Il processo è ancora in divenire, e il domicilio digitale non funzionerà subito per tutto. Ad esempio, per il pagamento di tasse e tributi si dovrà ancora fare riferimento all’F24.

Le nuove regole introdotte dal correttivo ora sono valide per gestori di servizi pubblici e autorità amministrative; dal 2019 saranno estese anche ai prestatori di servizi a pagamento, come uffici postali e banche.

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di Simona Gitto

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