Donne. Che finisca tutta questa violenza!

20 settembre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Una intollerabile violenza che si perpetua giornalmente e che sembra non avere fine

Donne. Di ogni età, ceto sociale e nazionalità. Sono donne che studiano, lavorano, si occupano dei figli. O sono donne sole, anche anziane. Ma pur sempre donne. Quelle vessate psicologicamente, se va bene. Sennò, picchiate o addirittura stuprate e uccise. La violenza nei loro confronti fa notizia, appare sui titoli d’apertura dei tg o sulle prime pagine dei giornali. Viene etichettata come “femminicidio”. Non come omicidio. Perché ormai è diventata “un caso a sé”.

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Partiamo da alcuni numeri.

Per quanto riguarda l’Italia, gli ultimi dati forniti dal Viminale parlano di 2.333 violenze sessuali denunciate da gennaio a luglio 2017 contro le 2.345 dello stesso periodo dello scorso anno. Undici stupri al giorno. E, alla faccia di quanti pensano che il carnefice sia sempre l’altro, il diverso, lo straniero, il 61% di questi reati sono commessi da italiani.

Altri numeri. Secondo l’agenzia Onu (i dati si riferiscono al 2014) in Italia il 19% delle donne tra i 18 e i 74 anni ha subito violenze fisiche o sessuali dal proprio partner.

Infine: da un rapporto dell’Agenzia dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea risulta che solo il 14% delle donne denuncia gli abusi del partner. In Italia i dati sono del 10%. Il ché significa che quasi nove stupri su dieci non vengono denunciati.

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Forse basterebbero questi freddi numeri per comprendere la violenza contro le donne. Eppure ormai quasi ogni giorno c’è un uomo che ha stuprato la sua ex fidanzata o ucciso sua moglie. Come se la donna fosse una merce di proprietà di chi appartiene al genere maschile. Come se non avesse un corpo né una mente. Come se “o-fai-come-voglio-io-o-ti-uccido”. Perché stuprare una donna – come anche vessarla psicologicamente – significa ucciderla. E non esiste alcuna differenza tra queste violenze accomunate soltanto da un maschio-padrone che le porta a termine per sentirsi più maschio e più padrone.

Una questione di educazione

Su questo tema si potrebbero scrivere carrellate di parole. Ma niente – niente – potrebbe assomigliare vagamente all’orrore che vivono tutte queste donne. Un orrore che parte dalla subitanza psicologica, passa per la totale distruzione dell’autostima e arriva alla passiva accettazione di quello che sicuramente non è amore. “Amore malato”, sostengono alcuni. “Bisogno di potere”, credo io. La potenza del maschio. Quella che lo fa sentire “branco” quando è insieme amici e “eroe” quando agisce da soli. Quella stessa potenza che non ha più e che si ostina a dimostrare colpendo il corpo della donna.

Nessuna giustificazione, chiariamo. Così come non esiste nessuna giustificazione per un sistema legislativo che, ancora oggi, non rispetta la vittima (donna, ovviamente). Neanche la legge contro gli stalker è servita. Se un uomo stupra una donna, torna a casa agli arresti domiciliari. Quante volte lo abbiamo sentito?

Eppure basterebbe così poco per uscire da questa spirale di violenze. Basterebbe un gesto, una parola, anche accompagnata da una carezza, magari. Mi rivolgo a tutte quelle madri (donne) di uomini che sono gli autori di questi crimini. A quelle madri che non hanno saputo insegnare ai loro figli che siamo tutti persone e che la potenza del maschio è assolutamente identica alla potenza della femmina così come lo sono i loro corpi. A tutte quelle madri che hanno cresciuto i loro ragazzini col mito del “mio-figlio-se-le-fa-tutte” come se fosse un grandissimo pregio. O a quelle madri che hanno abbandonato i loro bambini davanti a videogiochi in cui l’eroe è maschio e la vittima è femmina.

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Servirebbe una rivoluzione culturale per far cessare queste violenze. E servirebbero anni per metterla in pratica. Ma, intanto, queste madri, potrebbero fare qualcosa. Se solo volessero ricordarsi che anche loro sono donne.

 

di Patrizia Pertuso

 

 

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