RicettArte: Ghiaccioli cocomero, menta e lime di Frida

6 settembre 2017 | commenti: Commenta per primo |

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Ispirati dai colori intensi e dalla vitalità di Frida Kahlo e delle sue opere, abbiamo pensato a un ghiacciolo profumato che prolunghi ancora un po’ la nostra estate.

frida-kahloMagdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderòn (1907 – 1954), più comunemente conosciuta come Frida Khalo, è una delle artiste e figure femminili più iconiche del Novecento.

Fieramente legata alla propria terra, il Messico, e tradizioni, questo rapporto emerge in maniera evidente dalle sue opere, evocative, cariche di vitalità e con forti richiami al nazionalismo messicano negli ambienti, abiti e negli animali raffigurati.

Ad esempio nel dipinto del 1943, Autoritratto come Tehuana, (o Diego nei miei pensieri), Frida si raffigura con il copricapo tradizionale delle donne Tehuantepec, identificandosi con quel mondo antico e matriarcale, mentre sulla fronte, tra fiori bianchi e foglie, compare la miniatura di Diego, ad indicare come lui sia sempre nei pensieri dell’artista.

Per capire le opere di Frida non si può prescindere dalle sue vicende personali.

Come lei stessa disse: “Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego Rivera.”

Autoritratto con vestito di velluto (1926)

Autoritratto con vestito di velluto (1926)

Il primo dei due eventi accadde il 17 settembre del 1925, quando l’autobus su cui viaggiava venne travolto da un tram e lei  venne trapassata da una sbarra di ferro. La colonna vertebrale venne fratturata, così come il femore e alcune costole, subì lussazioni al piede e alla spalla e la rottura delle pelvi.

Le conseguenze di questo tragico incidente causarono a Frida indescrivibili sofferenze e la costrinsero a subire oltre 30  operazioni nell’arco della sua vita, nonché anni di riposo forzato a letto con il busto ingessato.

Nonostante ciò amò la vita e vi si aggrappò con tutta la forza, trovando nella pittura il modo per esprimere il suo immenso mondo interiore e i suoi dolori.

La malattia che la costrinse a letto fu per lei, come accadde ad altri grandi artisti come Matisse e Modigliani,  il motivo per avvicinarsi alla pittura. Il padre le regalò dei colori, una tavolozza e le montò uno specchio sul letto, cosicché Frida cominciò a realizzare i suoi primi autoritratti.

A chi le chiedesse il perché di questa scelta lei rispondeva: “Dipingo autoritratti perché sono la persona che conosco meglio”.

Nel 1928, sufficientemente ristabilita, si iscrisse alla Lega Giovanile Comunista e conobbe Diego Rivera, a cui mostrò i propri dipinti. Lui colse appieno il senso della sua opera e ne divenne un fervente sostenitore, così descrivendola: “Acida e dolce, dura e affilata e delicata e raffinata come le ali di una farfalla, amabile come un meraviglioso sorriso, e così profonda e crudele come il gusto amaro della vita”.

frida-kahlo-diego-rivera-imagen2Rivera rimase affascinato tanto dall’artista quanto dalla donna, tanto che nell’agosto 1929 – nonostante la grande differenza d’età e il fatto che lui avesse già due matrimoni alle spalle e la fama di essere un donnaiolo – si sposarono.

Il loro fu un rapporto tumultuoso, fatto di amore e grande affinità artistica e ideologica, ma anche di litigi e tradimenti. Diego tradì Frida molte volte e lei per contropartita fece altrettanto (tra i nomi più noti André Brèton, Lev Trockij e Tina Modotti).

Dopo l’ennesimo tradimento di Diego, stavolta proprio con Cristina, sorella di Frida, quest’ultima chiese il divorzio, salvo poi riaccoglierlo tra le sue braccia l’anno seguente, anche se questo non interruppe i reciproci tradimenti.

Nel 1929 i coniugi andarono a New York, dove erano state commissionate alcune opere a Rivera e Frida rimase incinta. Tuttavia il suo cagionevole stato di salute non le permise di portare a termine la gravidanza. Questo fu per lei un grande dolore (così come gli altri due aborti spontanei avvenuti tra il 1930 e il 1934) che le procurò forti sensi di colpa nei confronti di quelle creature, che pensava di non aver saputo proteggere.

Nell’autoritratto Ospedale Henry Ford o Letto Volante si percepisce la solitudine e la desolazione della donna  che  stesa  immobile su di un letto in mezzo a un paesaggio desertico, trattiene con una mano il cordone di quel bimbo mai nato e altri 5 elementi, tra cui un fiore e il suo bacino.

Autoritratto con collana di spine

Autoritratto con collana di spine

Tornati a Coyocan, decisero di vivere in due case separate unite da un ponte, sino all’episodio del tradimento con la sorella, nel 1939. Si riferiscono a questo triste periodo opere quali “Ritratto coi capelli tagliati“, “Le due Frida” e “Autoritratto con collana di spine“.

Nel “Ritratto coi capelli tagliati” Frida si dipinse in abiti maschili, coi capelli tagliati e le forbici in mano. Nella parte alta del quadro scrisse le parole di una canzone messicana “Vedi se t’amavo era per i tuoi capelli; adesso che sei rapata non ti amo più” e sotto disegnò un pentagramma con le note musicali.

Nell’olio su tela, “Le due Frida” ritrasse invece due versioni di Frida, quella messicana, amata dal marito, con in mano un medaglione contenente la foto di Diego e l’altra vestita alla moda europea e non più oggetto d’amore.

Le due Frida, con una vena che collega i cuori, si tengono per mano, come a sostenersi l’un l’altra, mentre quella vestita di bianco, con una pinza blocca il flusso di sangue, quasi a voler interrompere il dolore.

Roots

Roots

Frida è stata spesso definita un’artista “surrealista” per la sua tendenza a dipingere elementi simbolici o immagini quasi oniriche,  ma lei stessa diceva: ”Non ho mai pensato di essere una pittrice surrealista.

Ho sempre dipinto la mia quotidiana realtà di sofferenza e anche i miei quadri più strani non sono nient’altro che la fedele cronaca della mia vita.”

Il 13 luglio 1954 Frida morì per le conseguenze di un attacco di broncopolmonite. La sua “Casa Azzurra”, costruita dal padre e dove era cresciuta e vissuta, venne lasciata intatta e riceve tutt’oggi migliaia di visitatori.

Viva la Vida

Viva la Vida

Quello che rimane di Frida Kahlo è l’esempio di una persona che ha vissuto l’arte, e la propria vita, con profonda intensità e onestà, senza fare sconti agli altri e a se stessa.

Abbiamo scelto di farci ispirare dall’ultimo quadro che Frida Kahlo dipinse pochi giorni prima di morire, un olio su masonite che raffigura, su un cielo azzurro velato di nuvole, delle angurie, alcune delle quali aperte a metà, rosse, vive e invitanti.
E in una fetta, dipinto il suo ultimo messaggio: “Viva la Vida. Frida Kahlo. Coyacan 1954 México.”

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Ghiaccioli Cocomero, Menta e Lime di Frida

Idsc_0072-2NGREDIENTI (per 8 – 10 ghiaccioli)

300 gr. di polpa di anguria

80 ml. di acqua

40 gr. di zucchero

1 lime

80 ml. d’acqua

40 gr. di zucchero

20 foglioline di menta

PREPARAZIONE

 

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1) Per prima cosa tagliate a grossi pezzi l’anguria. Ricavate la polpa e, dopo averne eliminato i semi, frullatela e filtrate il succo con un colino a maglie molto fitte. Versate il composto negli stampini per ghiaccioli (in alternativa potete usare bicchierini in plastica da caffè), poco più della metà, e lasciate raffreddare in congelatore per  1 ora;

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2) Preparate lo sciroppo alla menta portando ad ebollizione 80 ml. d’acqua con 40 gr. di zucchero in un pentolino. Aggiungete le foglioline di menta e spegnete il fuoco dopo 5 minuti. Fate raffreddare, prima a temperatura ambiente e poi in frigorifero.

3)  Preparate lo sciroppo al lime portando ad ebollizione 80 ml. d’acqua con 40 gr. di zucchero in un altro pentolino, cuocete per 5 minuti e poi spegnete. Grattugiate la buccia del lime (o mettete la buccia intera del lime, avendo cura di eliminare la parte bianca perché troppo amara) e spremete a parte il succo. Aggiungete il succo e la buccia del lime nello sciroppo e mescolate gli ingredienti. Fate raffreddare, prima a temperatura ambiente e poi in frigorifero.

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5) Quando gli sciroppi si saranno raffreddateli, filtrateli con un colino a maglie fitte e uniteli. Prendete dal freezer i vostri ghiaccioli al cocomero e versate sopra lo sciroppo menta e lime. Infilate i bastoncini in legno in ogni stampino e riponete nuovamente in congelatore per altre 4/5 ore.

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I vostri ghiaccioli cocomero, menta e lime di Frida sono pronti per essere serviti.

 

Idea e testo di Barbara Donzella

Photo ricetta courtesy © Lorenzo Sigillò

Tortillas di Diego y Frida

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