Impatto Zero. Vademecum per famiglie a Rifiuti zero.

23 agosto 2017 | commenti: Commenta per primo |

Come poter raggiungere la felicità consumando di meno.

Impatto Zero. Un obiettivo che possiamo raggiungere tutti.

Nei primi anni ’80 entrarono nella mia famiglia due libri guida per una vita alternativa, Il grande Libro dell’autosufficienza e il Libro dell’orto frutteto di John Seymour. Ero adolescente e i miei genitori avevano al posto del giardino un’orto. Erano anni in cui la gran parte delle cose venivano ancora fatte in casa. Abiti, mobilio, cibo. Si buttava poco e si recuperava molto, e soprattutto si produceva self made.

Sono rimasta affascinata da quei libri per molto tempo, seppur crescendo non li abbia mai messi in pratica. Però l’idea di un consumo controllato, di uno spreco minimo dei beni e di un’attenzione alla natura l’ho sempre avuta.

Uno degli argomenti che spesso trattiamo sulle pagine di TabletRoma è quello della sostenibilità nelle sue varie forme. Proprio nella ricerca di temi analoghi da trattare mi sono imbattuta in Linda Maggiori e nel suo libro ‘Impatto Zero. Vademecum per famiglie a rifiuti zero’.

impatto zero copertina

Raggiungo Linda telefonicamente (abita a Faenza) e mi faccio raccontare un pò di lei e di quanto sta facendo come madre, come cittadino e come scrittrice.

Ha un blog autogestito su Il Fatto Quotidiano, uno spazio su cui pubblica tutto ciò che ritiene doveroso comunicare a lettori interessati o meno.

E’ mamma di tre bambini (in attesa di un quarto in arrivo per ottobre!) e con la sua famiglia ha deciso di intraprendere da anni un percorso di vita diverso da quello a cui molti di noi sono abituati.

Un percorso che mira ad un miglioramento della qualità della vita. Che si industria al risparmio economico e soprattutto di tempo da dedicare ai propri figli e a quanto di più tiene. Che si impegna a comunicare, con le sue doti di scrittrice, le proposte e i consigli per stimolare altri ad avere un atteggiamento di sostenibilità verso il mondo che ci circonda.

I cambiamenti delle nostre abitudini ci appaiono spesso monti invalicabili. Ma nell’ascoltare Linda parlare, le montagne si trasformano in colline e pianure. Ti rendi conto che quello che lei e la sua famiglia fanno può essere facilmente accessibile a tutti.

Consumo critico, autoproduzione, tempo guadagnato per la famiglia, sostegno sociale, sobrietà e condivisione. I leit motiv della vita di Linda e dei suoi familiari.

Ciao Linda, una delle cose che mi ha colpito di più leggendo di te e di quello che hai scritto su Impatto Zero, è che nonostante abbiate tre bambini piccoli, non possedete una autovettura. Come siete riusciti ad arrivare ad una decisione così radicale e come riuscite a gestire i vostri spostamenti?

All’inizio non è stata nemmeno una scelta, è stato un…incidente…che ci ha distrutto l’auto, e siamo rimasti senza. Quindi per motivi economici abbiamo deciso di aspettare un po’ a ricomprarla.  In quei mesi ci siamo accorti che vivendo a Faenza (cittadina di pianura in Emilia Romagna) non avevamo bisogno di auto privata. Bici, mezzi pubblici e raramente qualche passaggio chiesto ad amici o parenti.

Col passare del tempo questa scelta si è rafforzata, consolidata, facendo fronte a tutte le critiche che ci piovevano addosso del tipo “Genitori scellerati” oppure “Tanto cedete tra qualche mese…” “esagerati”…ecco, questa è stata la parte più faticosa. Noi stavamo bene così, senz’auto, ma da ogni parte la gente ci faceva pressione perché la ricomprassimo. Come se fosse fastidioso per gli altri vedere che una famiglia riesce a vivere senza qualcosa ritenuto fondamentale, quasi uno status symbol per le altre famiglie.

Dopo circa 1 anno stavamo per cedere, ricomprarci l’auto, (più che altro per far star zitta la gente intorno a noi)…ma poi abbiamo pensato: vediamo se c’è qualche altra famiglia senz’auto come noi…così abbiamo fondato la rete di famiglie senz’auto (che ora ha un gruppo FB e un blog) abbiamo approfondito le motivazioni ecologiche, di sobrietà e non violenza di questa scelta…che è la nostra obiezione di coscienza a un sistema economico ingiusto, fondato sul petrolio e sui fonti fossili, sullo spreco e sull’ingiustizia.

Abbiamo un alta quantità di auto procapite in Italia?

E’ un dato di fatto. Non tutti nel mondo potranno avere la quantità di auto procapite che c’è in Italia, circa 2 auto ogni 3 persone è una follia. Il mondo non reggerebbe all’impatto di tale inquinamento. Anche perché più auto ci sono in circolazione, più aumenta caos, traffico, incidenti, strade, cemento e consumo di suolo. La nostra idea, condivisa con vari gruppi in rete (Salvaiciclisti, Famiglie senz’auto, Fiab) è questa: gli spostamenti dovrebbero avvenire il più possibile a piedi, in bici, coi mezzi pubblici. Solo in minima parte con l’auto.

Di auto ne basterebbe davvero poche, magari in condivisione tra più famiglie. Carpooling o carsharing può sostituire l’idea dell’auto privata sotto casa. Ovvio che servono anche maggiori investimenti nella mobilità sostenibile da parte dei comuni, delle regioni, del governo. Ma se non c’è una massa critica che chiede, che fa pressione, dall’alto non ci arriverà mai nulla. Io dico: muoviamoci noi, testimoniamo, cambiamo, chiediamo, non aspettiamo a cambiare solo quando dall’alto ci viene imposto il cambiamento. E’ questo l’impegno sociale, civico politico di chi si sente cittadino responsabile.

In Impatto Zero parli molto di autoproduzione, e quindi di consumo critico. Ma in un’epoca come la nostra dove è tutto facilmente reperibile e comodo da usare, dove trovi la convenienza nel self made?

Convenienza economica, oltre a guadagnare in qualità e salute…e semplificarci la vita. L’autoproduzione (produrre tutto quello che puoi in casa) ti fa tornare al concetto di essenzialità. I tanti bisogni indotti dalla pubblicità, i prodotti industriali ricchi di conservanti che ti occhieggiano dai reparti dei supermercati. Gli imballaggi, i km percorsi restano fuori da casa nostra. Col tempo ci accorgiamo che non ne abbiamo più bisogno, né voglia. Ci abituiamo ai sapori naturali. E’ un’educazione al gusto, al fare. I bambini capiscono il tempo che ci vuole, che amore e dedizione e divertimento ci vuole a fare una torta, o il pane. Il procedimento per lo yogurt, macinano la farina di farro col mulino manuale. Così apprezzano gusti genuini e non sprecano neppure una mollica. Compro solo le materie prime in sacchi grandi così non devo stare sempre a ricomprarli. Li tengo in casa e quando mi servono faccio i miei intrugli.

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Cosa altro producete?

Per igiene della casa o dei vestiti o della persona uso bicarbonato, argilla bianca, acido citrico, percarbonato, semi di lino: con queste poche cose riusciamo a fare dentifricio, detersivo, deodorante, gel per capelli (le ricette sono nel libro Impatto Zero). Andiamo nei mercatini della frutta e verdura biologica dove acquistiamo frutta e verdura locale (abbiamo anche un orto urbano, piccolino, e d’estate riusciamo a raccogliere anche da lì). Facciamo marmellata con frutta molto matura dei produttori bio locali, facciamo crema spalmabile con cioccolata del commercio equo, biscotti, yogurt. Cereali e pasta in sacchi grandi tramite produttori locali, che poi ci smistiamo tra famiglie del gruppo d’acquisto solidale. Quando finiamo le scorte del gruppo d’acquisto, ci rechiamo nei piccoli negozietti, che vendono sfuso. Tutta la famiglia è coinvolta. Ognuno sa fare qualcosa.

impatto zero autoproduzione

Tu e tuo marito avete deciso di diminuire i vostri orari di lavoro e di fare scelte che vi portano a stare molto di più con i vostri figli. Vi impegnate inoltre nel sociale come famiglia di appoggio, collaborando con i servizi sociali. Di cosa si tratta esattamente?

Siamo entrambi educatori, io ora sono in maternità (aspettiamo una bimba!), mio marito lavora in una comunità di recupero per ragazzi con dipendenze. Lui lavora part time, così abbiamo tempo da dedicare ai bambini in difficoltà che vengono a casa nostra ogni pomeriggio. Siamo infatti famiglia affidataria (affido diurno) tramite servizi sociali.

Non abbiamo bisogno di troppi soldi, ci bastano quelli per pagare affitto e mangiare. Il fatto di non avere l’auto, di autoprodurre, di essere sobri, di stare sempre molto attenti a non sprecare energia, gas, luce, acqua e non spendere per consumi inutili, è quasi un intero stipendio.

Mi accorgo che la società moderna è in una spirale terribile: tutti dicono che manca il tempo, il tempo per andare in bici, per stare coi figli, per autoprodurre, per non inquinare, per aiutare gli altri. Tutti corrono per guadagnare, per poter pagare l’auto (visto che non hanno tempo di andare in bici). Per correre al supermercato (visto che non hanno tempo e non sanno più autoprodurre neppure un panino). Per andare in palestra (visto che non c’è tempo di muoversi a piedi o in bici). Sembra assurdo, che abbiamo meno tempo libero di 50 anni fa.

Hai un rapporto critico con il progresso.

A cosa è servito dunque il progresso? Forse è servito ad arricchirci di soldi, di comodità, ma non di tempo, non di qualità, non di relazioni. Il consumo di psicofarmaci e droghe ci dice che non stiamo assolutamente bene, questo consumismo ci da assuefazione e ci crea ansia. Questo progresso non è servito a ridurre le ore di lavoro che sono 40 (e più) come mezzo secolo fa. Credo invece che una società civile, che punta alla qualità della vita e non solo al PIL, debba ridurre per legge le ore di lavoro e agevolare i part time. Questo permetterebbe di far lavorare più gente, liberare tempo per il sociale, per comportamenti più responsabili. 

impatto zero bicicletta

Quanto hanno influito le scelte fatte sui rapporti sociali e familiari?

Moltissimo, direi tutto. Ci hanno legato, rafforzato come coppia, come genitori, come cittadini. E’ bello condividere ideali, scelte, progetti, fatiche e lotte in famiglia e in società. Ognuno con la sua modalità, il suo carattere, la sua timidezza o estroversione. Anche i figli, mi pare che ne abbiano tratto molti aspetti positivi. La nostra è una testimonianza, di gioia e condivisone, di umanità.

Parliamo coi nostri bambini del perché delle nostre scelte, ma non li isoliamo e non ci isoliamo. I bimbi frequentano la scuola pubblica statale, io faccio progetti nelle scuole. I nostri figli hanno amici rom, immigrati, ma anche figli di papà. Crescono immersi in queste differenze e imparano così a vivere, ad essere critici, solidali, tolleranti ma anche ribelli davanti alle ingiustizie.

Mi fa molto piacere quando non sanno stare zitti davanti un’ingiustizia, piccola o grande che sia. Come diceva don Milani, l’importante è non essere pecore piegate alle usanze, essere consapevoli di ogni azione, di ogni parola. Questo è quel che vogliamo trasmettere ai nostri bambini, essere cittadini responsabili.

Vorrei mandare un messaggio positivo ai nostri lettori perchè possano avvicinarsi ad un modo di vivere e di vedere la propria esistenza sotto un’ angolazione diversa. Mi aiuteresti?

Anche noi abbiamo iniziato con un piccolo passo e tanta curiosità. Poi la passione ti prende, la passione di cambiare, migliorare, testimoniare, vivere più felicemente e soprattutto, sottrarti a quel giogo, alla dipendenza del consumismo, a quel ritmo frenetico che ti allontana dagli affetti. Non sentirsi corresponsabili, o un po’ meno, di un grande disastro umanitario e sociale.

Ogni passo che si fa è importante, non è vero che non serve a niente. E’ una goccia in più, e può contaminare, allargarsi, espandersi. Si capisce che si può essere felici senza avere troppi oggetti, troppi soldi, lavorando molto meno, dedicando più tempo alle relazione familiari e all’accoglienza sociale.

 

In conclusione

Tutto ciò che Linda scrive su Impatto Zero non sono solo i consigli per un menage di vita alternativo. Ci sono i numeri, i numeri dei nostri consumi e dei nostri comportamenti. E fanno paura. La quantità di materiale di scarto che le governance e le aziende produttrici ci obbligano a produrre è impressionante. Le leggi di tutela alla salute alimentare sono un cappio al collo per l’ambiente. L’esagerato uso degli imballaggi non ci protegge dal suo contenuto, prodotto industriale non sempre sano per la nostra salute.

Vorrei concludere con un invito a tutti i nostri lettori a documentarsi sulle possibili alternative e sull’acquisto di Impatto Zero. Vademecum per famiglie a Rifiuti Zero. Edizioni Dissensi

Perchè il punto non è un consumo diverso ma un abbattimento dei consumi e quindi dei rifiuti.

E Linda ci aiuta egregiamente in questo.

di Cristina Anichini

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