Il fantastico mondo di Lindsay Kemp

27 settembre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Tablet ha avuto il piacere di incontrare e intervistare a Firenze, il grande Maestro Lindsay Kemp, il poeta della danza, in occasione dell’omaggio fiorentino tributatogli.

 

175a7990Danzatore, attore, regista, coreografo e pittore, Lindsay Kemp è un artista poliedrico e immaginifico, che coniuga nei suoi lavori diverse forme artistiche.

Tra le sue produzioni più famose “Flowers” (nelle versioni del 1968-1969 e del 1974), liberamente tratto da “Nostra Signora dei Fiori” di Jean Genet e considerata la sua produzione di punta nonché la messa in scena dei concerti “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars” del suo allievo David Bowie, pietra miliare nel genere dell’opera rock, in cui Bowie cantava accompagnato da mimi e dallo stesso Kemp.

Ma anche “Salom蓝 (1977), “Sogno di una notte di mezza estate“ (1980), “Onnagata“ (1991), “Variét铝 (1996), “Elizabeth” (2006), solo per citarne alcune, sino ad arrivare all’odierno “Kemp Dances. Invenzioni e Reincarnazioni“

Il suo è un genere di danza che non parte dal passo, nel senso di movimento puramente estetico, ma bensì da una spinta interiore, una motivazione, che porta il corpo a muoversi.

Per lui tutto deve essere vero e bello. Ogni sguardo, gesto o passo è un miracolo che deve essere sentito fino in fondo e necessario a raccontare una storia, da condividere col pubblico.

Ecco perché nelle sue opere danza, teatro e mimo convivono in simbiosi, comunicando pathos, sottile ironia e innocenza e lasciando nello spettatore un grande trasporto.

E proprio a Lindsay Kemp la terra toscana, sua seconda casa (abitando Kemp a Livorno), dedica – dal 19 al 30 settembre 2017 – mostre di suo disegni, bozzetti di costumi di scena e foto d’archivio, oltre a master-class di teatrodanza, incontri col pubblico e una rappresentazione di “Kemp dances”.

Nello spettacolo, l’artista, col volto lunare, sbiancato dal cerone, fa rivivere, insieme alla sua Compagnia – formata dai bravi David Haughton, la prima ballerina Daniela Maccari, l’attore e primo ballerino Ivan Ristallo, il danzatore James Vanzo e Alessandro Pucci – alcuni dei suoi più intensi personaggi.

Gentile Maestro noi vorremmo cominciare questo viaggio nel suo mondo, chiedendole chi o cosa le ha trasmesso l’amore per la danza.

Io amo la vita. La vita in sé mi ha dato questa passione, specialmente quando ero molto giovane, molto più che adesso, perché la vita adesso non è meravigliosa come quando era bambino.

La mia danza è espressione del mio piacere ed è anche il mio bisogno di dare piacere agli altri.

Ed è per questo che non ho mai smesso di danzare. Io non cammino, danzo, in qualsiasi posto vada. Cosa che era alquanto poco comune a Liverpool negli anni quaranta, ma io ho continuato ad avere questa necessità  di condividere il mio piacere.

175a8190In una società come quella odierna, in cui il rischio di omologazione è sempre più alto, essere creativi e fuori dagli schemi sembra quasi un difetto. Lei si è mai sentito fuori dal coro?

Sì, certamente! Mi piace essere me stesso e quindi ho cercato di esserlo sempre. E se non piaccio, pazienza! Spesso mi sono sentito uno straniero. In Inghilterra mi sento uno straniero.

E’ una nazione conservatrice che incoraggia ad essere tutti uguali, a fare le stesse cose e a mangiare le stesse cose.

Io odiavo tutto questo e infatti sono stato mandato in un collegio militare che cercava di formare persone tutte uguali, e mi sono ribellato.

Vorrei che il mio lavoro incoraggiasse ogni persona ad essere libera, se stessa, così come cerco di spiegare anche nei miei workshop.

La danza e più in generale l’arte hanno un ruolo attivo nella società  e se sì quale?

C’è bisogno degli artisti oggi più che mai, perché gli artisti sono portatori di un messaggio di pace, amore e speranza e incoraggiano. Questo è lo scopo dell’arte, il bene del genere umano.

Pablo Picasso diceva: “Ogni bambino è un artista. Il problema è poi come rimanere un artista quando si cresce.” Cosa ne pensa?

Sono assolutamente d’accordo con Picasso. Però non penso che ogni bambino sia un artista, ma bensì che nasca genio. Sfortunatamente succede poi che, anche se con buone intenzioni, la famiglia e la società  lo reprimono con continui “No, non puoi fare questo!”.

Quello che chiede la società è di conformarsi e seguire un leader. Ci consigliano di vivere una vita più sicura di quella di un artista, ma la vita di un artista è questo, una vita di pazzia.

Lei ha studiato, tra gli altri, anche con uno tra i più grandi maestri di mimo, Marcel Marceau. Ci vuole raccontare qualcosa?

Quando Marcel Marceau è venuto a vedermi la prima volta stavo indossando la classica maglietta a righe di Marcel Marceau, col viso truccato di bianco alla Marcel Marceau.

img_7899L’avevo visto già  altre volte e lo adoravo. Anche se mimavo sin da quando ero bambino, è stato lui a farmi conoscere un mondo al quale sentivo di appartenere. Lui mi ha trasportato nel mondo del teatro antico, della pantomima e della Commedia dell’Arte.

Io però non l’ho mai imitato, perché non ho mai avuto il talento per imitare. Piuttosto ho quello di creare, fortunatamente.

Quando venne a vedermi quella prima volta al mio spettacolo, in una piccola sala al Festival Fringe di Edimburgo, erano le nove del mattino, perché gli spettacoli erano talmente tanti che non c’erano altri spazi.

Quando sono entrato sul piccolo palco con il mio cerone bianco sul volto e la maglia a strisce, non c’era un gran pubblico, forse una decina di persone, ma l’ho riconosciuto immediatamente, Marcel Marceau.

Ho dovuto cambiare tutto il mio materiale e fortunatamente lui non ha riconosciuto che stavo imitando le sue cose.

A fine spettacolo mentre ero nel camerino preoccupatissimo, ho sentito bussare, la porta si è aperta ed è entrato Marceau. Con così tanto amore e gratitudine, mi ha detto: “Tu sei un poeta. Condividiamo lo stesso mondo. Batiste, Deburau, la lunga tradizione della pantomima francese. Spero di formare la mia Compagnia. Non so quando, ma quando lo farò spero che tu verrai. Non posso insegnarti, tu sei già  un mimo, però posso aiutarti, posso darti delle mani.”

E così lui ha trasformato le mie mani da boxeur in ali di farfalle.

Dopo il Festival mi ha invitato a Londra, dove stava facendo degli spettacoli. Alloggiava all’Hotel Savoy e io andavo tutti giorni alle 9 del mattino. Mi offriva una spremuta d’arancia e iniziavamo queste sessioni di esercizi per le mani.

Poi è diventato un amico e un grande ammiratore.

img_9991Lei ha incontrato e guidato molti artisti illustri, proviamo a definire con una parola alcuni di loro?

Kate Bush: Si muove troppo.

Peter Gabriel: Genius.

Fellini: Another genius.

Romolo Valli: Another genius and a very beautiful man. Una persona a cui sono molto grato perché è stato il primo a portare la mia Compagnia in Italia.

Mick Jagger: Sexy man, I love him, non ho altre parole.

David Bowie: E’ difficile in poche parole. Sono stato molto innamorato, lo sono ancora e sto ancora soffrendo per la perdita. Indubbiamente un altro genio, intelligente, multiforme. Gli ho insegnato molto, gli ho fatto vedere come fare.

La sua passione per la pittura è forse la forma d’arte meno conosciuta dal grande pubblico. Quali sono i pittori che più ama e l’hanno influenzata?

Quando darà  un’occhiata lo vedrà . Capirà  tutti i pittori a cui ho “rubato”. Come quando danzo, può vedere quelli a cui mi ispiro. Isadora Duncan, Nijinsky, Pina Bausch, Martha Graham. Da tutti, ma solo le cose migliori.

Dicevamo di questa serie di tributi di cui l’ha omaggiata la città  di Firenze. Come si sente di fronte a questa grande testimonianza di affetto e stima?

Amo l’Italia, mi sento a casa. Alcune volte un poeta si sente straniero in Patria, mentre qui mi sento parte dell’Italia, mi sento amato.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Fortunatamente “Kemp Dances” continua il tour in Spagna e Giappone, è il modo per pagare l’affitto, perché insegnare non è sufficiente, ovviamente.

Danzo perché è la mia vita, è quello che faccio ed è ciò che mi fa sentire utile.

E’ importante fare qualcosa di utile e lasciare qualcosa di positivo negli animi ma danzo anche… per pagare l’affitto.

Ringraziando il Maestro per il tempo concesso, gli auguriamo buon lavoro.

Grazie a Tablet e ai suoi lettori.

 

Intervista di Barbara Donzella

Photo Courtesy © Maria Grazia Lenzini

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