Ludoteche. Lavorare con i bimbi e in proprio

18 ottobre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Oltre alla passione, le regole

Ludoteche oggi. Una volta era “maestra d’asilo” nella “scuola materna”. Il richiamo alla cura di bimbi piccoli quasi a sostituire la figura materna, era chiaro. E se consideriamo che gli alunni in questione hanno un’età compresa tra i 3 (anche due e mezzo) e 6 anni, è anche logico che in primo piano ci fosse proprio l’atteggiamento materno.

Lavorare nel mondo della scuola non è semplice. Oltre alla specifica qualifica serve una buona dose di coraggio e, soprattutto pazienza, per affrontare gli anni della ascesa in graduatoria. Un lungo periodo di precariato con tutte le conseguenze del caso. Da qualche anno c’è un’alternativa che oltre a soddisfare l’indole e la predisposizione a lavorare con gli uomini di domani, consente di acquisire anche una indipendenza decisionale.

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Le ludoteche, perché è di questo che stiamo parlando, sono infatti spazi sempre più ricercati e specifici. Luoghi dove poter acquisire o approfondire conoscenze utili alla crescita. Una possibilità in più per i piccoli ospiti e una possibilità in più per chi decide di lavorare mettendosi in proprio.

Vero è che siamo davanti ad uno “spazio gioco” è un luogo dedicato al divertimento e destinato a bambini e ragazzi fra i 3 e anche fino a i 15. L’incremento di questi luoghi si deve alla mancanza di spazi sociali pubblici a cui i genitori possono rivolgersi, per i loro bambini, mentre sono al lavoro.
La gestione delle ludoteche è affidata spesso a cooperative del settore o associazioni, il che rende spesso le persone coinvolte nelle attività della ludoteca, imprenditori sociali, soci e/o volontari.

È un luogo con una funzione educativa e aggregativa piuttosto recente.

Il suo spazio protetto, oltre al gioco, contribuisce, alla formazione dell’individuo, allo sviluppo dell’autonomia e della responsabilità. Educa al rispetto delle regole, alla convivenza civile e all’incontro con l’altro. Di norma la ludoteca non svolge servizio di custodia dei minori, che devono pertanto essere accompagnati da un adulto. Non prevede servizio mensa né uno spazio dedicato al riposo. Ma in diverse occasioni, associazioni e cooperative che hanno avviato una ludoteca, hanno individuato soluzioni per queste esigenze in accordo con la scuola dell’infanzia frequentata dai bambini iscritti alla ludoteca.

Lo spazio gioco è entrato a tutti gli effetti tra i servizi di welfare per le famiglie,  negli ultimi trent’anni. Ma è solo nel 1997, grazie alla legge n. 285 del 1997 ovvero “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza”, che il concetto di ludoteca acquisisce rilievo come servizio all’infanzia; tanto che la legge riconosce i Ludobus come “buona pratica”.

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Ma cosa sono i ludobus? Una delle prime espressioni di spazi gioco per bambini realizzati evitando impegni onerosi per le associazioni e le cooperative; mezzi mobili attrezzati che possono garantire attività ludiche e ricreative senza bisogno di ricorrere a immobili ricavati in edifici di tipo residenziale.

I ludobus

Una piccola rivoluzione, la legge e il riconoscimento dei ludobus, che rappresenta il volano di crescita per le ludoteche.  Nel 1998, infatti, viene istituita a Parma “ALI per Giocare”, l’Associazione dei Ludobus Italiani che, anni dopo, nel 2006 assume il nome di Associazione Italiana dei Ludobus e delle Ludoteche.

Per quanto riguarda l’organizzazione degli spazi, l’ideale è servirsi di strutture mobili – oltre i ludobus – come pannelli mobili e muri divisori, che possano creare e disfare ambienti, a seconda delle esigenze che si presentano di volta in volta. L’edificio che ospita una ludoteca e i suoi locali deve essere in possesso di agibilità e di abitabilità nel rispetto dei regolamenti edilizi, urbanistici e igienico–sanitari, per poter costituire un ambiente sicuro e a misura di bambino.

Ecco, quindi, ciò che non può mancare.

Pavimenti antiscivolo, protezioni per spigoli e parti esposte del mobilio, messa in sicurezza di porte e finestre, dotazione di suppellettili e tessuti ignifughi, impianti d’emergenza congrui e funzionanti. È importante che lo spazio per giocare venga articolato secondo le diverse fasce di età. Ad esempio: 2-7 anni, 7-9 anni, 9-12 anni, 12-16 anni, oltre 16 anni. Meglio scegliere un locale a piano terra – consentendo l’accesso anche a adulti e bambini diversamente abili – e dotato di uno spazio circostante da utilizzare per attività ricreative esterne.

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Sono indispensabili aree interne riservate al gioco e ai laboratori. Possibilmente, anche una sala lettura con angolo computer, zone per incontri con genitori e bambini, spazi per attività didattiche, uffici amministrativi. Tutti gli ambienti devono rispettare le norme previste dalla legge n. 104 del 1992 sulle barriere architettoniche, quelle igienico-sanitarie ed aver ottenuto dal comando provinciale del vigili del fuoco il certificato di prevenzione incendi.

 

IL PERCORSO BUROCRATICO

Il percorso burocratico e i requisiti strutturali possono variare da regione a regione. La materia è infatti oggetto della legislazione regionale e, a livello locale, possono esistere anche facilitazioni finalizzate a favorire la presenza di luoghi di ritrovo per ragazzi. O, al contrario, limitazioni per aree ritenute inadatte a questo tipo di attività. Il primo passaggio sarà, pertanto, verificare presso gli sportelli dedicati del Comune e/o della Regione le norme vigenti, distinte da quelle che regolano gli asili.

La ludoteca si configura come una normalissima attività commerciale di servizi. Sarà, quindi, opportuno:

  • Aprire una partita IVA, se già non la si possiede, in forma societaria o come ditta individuale
  • Iscriversi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio
  • Segnalare al comune l’avvio attività almeno 30 giorni prima dell’avvio attività
  • Iscriversi all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali presso l’Inail
  • Iscriversi nella gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali presso l’Inps
  • Non è necessario possedere titoli di studio specialistici nell’ambito della puericultura o della pedagogia ed esperienza pregressa nel settore. Costituiscono però titoli preferenziali, un diploma o una laurea inerenti alle Scienze dell’Educazione e alla Psicopedagogia. Anche documentate esperienze professionali nel settore ludico-educativo-culturale. Inoltre, la frequenza di corsi di formazione e aggiornamento, seminari e corsi di specializzazione sull’animazione e sul gioco, organizzati da istituzioni, associazioni ed enti qualificati e riconosciuti.

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E C’È ANCHE IL FRANCHISING

Un marchio spesso aiuta a districarsi meglio nell’avvio di una avventura così importante, con tutti i vantaggi del caso per acquisire conoscenza e sicurezza.

Per affiliarsi a una delle catene di ludoteche presenti in Italia, la cifra varia a seconda delle caratteristiche dello spazio di lavoro, ma può essere in molti casi rateizzata. In pochi giorni e con costi iniziali contenuti si potrà usufruire così di uno spazio perfettamente funzionante e adatto allo scopo. Un altro vantaggio del franchising consiste nel potersi avvalere degli studi e degli esperti del settore che affiancheranno l’affiliato nella scelta e nella predisposizione del locale. Lo guideranno nella selezione degli arredi e dei giochi, fornendogli la consulenza e la formazione necessarie ad affrontare al meglio il lavoro con i bambini fin da subito.

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a cura della Città dei Mestieri e delle Professioni

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