Mercato Centrale di Roma. 1° festa di compleanno!

8 novembre 2017 | commenti: Commenta per primo |

La nostra intervista a Umberto Montano, Presidente di Mercato Centrale.

Un nuovo modo di parlare di cibo e di raccontare il gusto

Mercato Centrale di Roma apre un anno fa nell’ala della Cappa Mazzoniana della Stazione Termini.  Sulla scia del successo del Mercato Centrale di Firenze anche Roma si fa capitale del culto del cibo.

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Mercoledì 8 novembre si è festeggiato il primo anno di questo mirabile progetto voluto da Umberto Montano con Claudio Cardini di ECV Vacanze. Spazio dedicato alla gastronomia di alta qualità presenta botteghe di eccellenze italiane che si stagliano sotto e sopra la voluminosa cappa in marmo italiano che venne progettata e realizzata dall’Architetto Carlo Mazzoni negli anni ’30.

Con vari ingressi su Via Giolitti, ne consigliamo l’arrivo dall’ingresso dei treni per poter percorrere il lungo corridoio perfettamente ristrutturato dove è rimasta  intatta l’atmosfera di quegli anni.

Una piacevole sorpresa in una Roma segnata spesso dal degrado, in un quartiere come quello dell’Esquilino in cui si fondono perfettamente l’alta valenza architettonica e la multiculturalità.

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Conosciamo meglio le botteghe presenti.

Gabriele Bonci, rinomato panettiere di Roma.

Il pesce fresco dei fratelli Edoardo e Massimiliano Galluzzi dell’Antica Pescheria Galluzzi dal 1984.

Gli sfiziosi triangoli di pizza Trapizzino riempiti con ricette della tradizione romanesca, inventato a Testaccio da Stefano Callegari ed esportato oltre oceano dall’amico Paul Pansera.

I fritti croccanti e saporiti di Martino Bellicampi di Pastella di Roma.

Le paste fresche di Egidio Michelis.

I carciofi di Alessandro Conti, titolare della storica bottega in Campo de’ Fiori (Roma) e i funghi di Gabriele La Rocca, fungaio da generazioni di Oriolo Romano.

Il cioccolato Steiner del cioccolataio Pierangelo Fanti toscano di Massa Carrara.

I formaggi prodotti e selezionati da Beppe Giovale piemontese DOP.

Il gelato e i semifreddi di Cremilla, portati al Mercato da Luca Veralli, romano anch’egli.

Il vino al bicchiere di Luca Boccoli.

La pizza di Pier Daniele Seu, giovane talento laziale nel panorama italiano della pizza, che al Mercato mette in menù tre pizze fisse (margherita, marinara, capricciosa) e due proposte di stagione.

Ma non è finita qui.

L’esperienza di Roma rimane legata a quella fiorentina grazie alla presenza di alcune botteghe già in San Lorenzo a Firenze: dal tartufo di Luciano Savini alle proposte vegane-vegetariane di Marcella Bianchi, dall’hamburgher di Chianina di Enrico Lagorio alle specialità siciliane di Carmelo Pannocchietti di Arà, dalla carne e i salumi selezionati da Fausto Savigni (Pistoia) al sushi in comode bento-box di Donato Scardi al lampredotto e le frattaglie di Lorenzo Nigro (Firenze).

Sotto l’imponente Cappa Mazzoniana, al centro di tutto il Mercato Centrale Roma, trova luogo l’area caffetteria con le miscele monorigine e blend di Franco Mondi di MondiCaffè. Mondi è un importante realtà romana, che dà valore alla tradizione del caffè all’italiana, intesa come consumo di gusto.

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Il ristorante del 1° piano guidato da Oliver Glowig valorizza la cucina romanesca. Lo chef innova con la sua creativita, ma nel rispetto della tradizione. Usan solo le migliori materie prime abbinate con fantasia. L’ambiente è semplice e informale, una tavola dove mangiare, scoprire, parlare e confrontarsi.

In questo mercato ce ne è veramente per tutti i gusti. Un ambiente accogliente che raccoglie il meglio delle eccellenze alimentari e culinarie del nostro paese. Basta solo venire a vederlo e ad assaporare tutti i gusti possibili immaginabili.

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Il Ristorante di Oliver Gowling

 

Perchè “la bontà è elementare”, come recita uno degli slogan del Mercato.

Noi di TabletRoma abbiamo avuto il piacere di intervistare il Presidente Umberto Montano  in questa serata  di festa piena di eventi e di performance che ha accompagnato tutti gli avventori che hanno voluto condividere con gli organizzatori questo importante primo traguardo.

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Umberto Montano

Presidente cos’è Mercato Centrale?

E’ un luogo dove l’ambiente è gratificante perchè il pubblico ha bisogno di star bene. Pubblico che noi non chiamiamo più né pubblico né clienti ma che chiamiamo persone perchè così si portano dentro un pò di cuore. Quell’umanità che serve per stare dentro questo posto. Un luogo dove non si fa solo commercio, ma dove costruiamo elementi che si intrecciano con la vita culturale della città e soprattutto del quartiere. Oggi festeggiamo il compleanno e lo abbiamo fatto insieme all’Esquilino che è un quartiere molto vivo. Qui facciamo mostre di arte,  presentazione di libri. Lucio Caracciolo, per esempio, ha scelto il Mercato Centrale per presentare tutti i mesi Limes.  Ed è ovviamente questa una ragione di grande gioia.

Il bilancio di questo anno passato?

Benissimo, siamo felici. Questo è un progetto che ha mosso 2 milioni e mezzo di persone, tante sono le persone che sono venute qui nell’arco dell’anno passato. Ha dato lavoro a 220 persone, ha costruito intrecci enormi con tutta la vita culturale che ruota intorno a noi.  Come il progetto Mamma Roma,  che mette insieme tipicità di tutti quartieri caratteristici romani e li fa ritrovare tutti in un ambiente. il Mercato Centrale è stato il loro posto di elezione.

Mercato Centrale fa quindi cultura

E quello che serve oggi al cibo italiano, il cibo italiano che è una grande risorsa per questo paese è mortificato come nessuna altra attività economica del nostro paese. Mortificato, per niente tenuto in conto. Dal punto di vista della capacità di poter costruire delle opportunità. Attorno al cibo, si può fare il turismo del cibo, che è un decimo rispetto a quello che viene fatto in Francia che insegna molto  ma che fa da mangiare meno bene che noi. La legislazione italiana non tutela bene il prodotto italiano. Comincia un pò ora  grazie al Ministro Martina, che devo riconoscere sta facendo delle cose belle come le norme di tutela ad alcuni prodotti alimentare italiani, come per esempio la mortadella. Già nel 1600 aveva una  tutela perchè non si poteva falsificare la mortadella. Troppo buona, troppo importante per l’economia di quella città. Oggi invece ci facciamo portare via tutto.

Cosa pensa della professione di chef?

Oggi chiamiamo i nostri cuochi chef. Ma non ci vergogniamo? Appena un cuoco diventa un pò bravo si fa chiamare chef. Non abbiamo più nessuna identità. Un ragazzo che vuole fare qualunque mestiere in Italia in qualche modo fa ricorso alle scuole. C’è una scuola per chi vuole fare il meccanico, per l’elettronico, l’elettricista. Ci sono corsi professionali alla laurea con il master per ogni opportunità. Provate a pensare nelle professioni alberghiere o della ristorazione se esiste alcun che, pensateci. C’è solo una scuola alberghiera dove questi poveri ragazzi rimangono molto lontani da questo mestiere. Vanno a fare poi l’Università del Gusto a Torino, che non c’entra nulla. Non siamo in grado di dare ai nostri giovani l’opportunità di credere in questa professione, per costruire una identità culturale significativa. Serve una politica che sappia valorizzare questo patrimonio.

La linea con cui proseguirete con questo progetto di Mercato sarà sempre la stessa?

Assolutamente sì. Vogliamo essere tra le organizzazioni che partecipano alla rinascita della cultura del cibo. Fa bene Farinetti che con Eataly  fa una cosa grande che si vede. Così Slow Food, Gambero Rosso che però non riescono a eguagliare con i numeri l’export del cibo italiano nel mondo rispetto alla Germania e alla Francia che hanno un volume di affari del proprio prodotto export dieci volte maggiore. Serve una politica forte su questo tema.

Grazie Presidente e buon compleanno!

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Candeline spente con Claudio Cardini

di Cristina Anichini

 

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