Molestie nel cinema: non è tutto oro quel che luccica

15 novembre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Molestie nel cinema, escalation di rivelazioni

molestie nel cinema 01Da un po’ di settimane e chissà per quanto tempo ancora, si fa un gran parlare di molestie sessuali subite da personaggi famosi dello spettacolo, perlopiù all’inizio della carriera.

Questo accade anche perché l’argomento è piccante, perché le persone coinvolte sono spesso conosciute al grande pubblico, perché (e ciò accade in Italia più che altrove) quando parte un argomento che tira, viene cavalcato anche per mesi, fino a quando non sarà soppiantato da un altro filone più interessante nella cronaca rosa o nera.

Il curiosare è tipico dell’uomo – guai non lo fosse perché questo aspetto è uno dei principali che concorre alla conoscenza – magari però un impegno meno convinto in questioni di “cronaca” e “privacy” e più di fatti utili alla crescita culturale dell’individuo sarebbe decisamente meglio.

Il caso Weinstein

Ma per non smentire la tradizione, stavolta ci accodiamo all’interesse internazional-popolare suscitato nel mondo dalle rivelazioni del New York Times, con reazioni a catena. Le indagini del tabloid della Grande Mela verso uno dei più grandi produttori cinematografici, Harvey Weinstein e su attenzioni non propriamente galanti verso giovani aspiranti attrici che anelavano ad avere delle parti nei film prodotti e girati nel gotha della cinematografia planetaria: Hollywood.

Infatti sembra si sia trattato proprio di molestie e abusi eseguiti senza consenso e, purtroppo, senza successiva denuncia da parte delle vittime.

molestie nel cinemaI fatti risalgono dalla fine degli anni ’90  fino ai tempi più recenti.

Il presunto orco di Hollywood è un uomo in vista, potente, ricchissimo, vicino agli establishment della politica americana, alla quale non ha lesinato cifre da capogiro per sostenere campagne elettorali e candidati, come nel caso della democratica Hillary Rodham Clinton che dopo l’emergere di voci, man mano concretizzatesi anche con dettagli, si è affrettata a restituire i copiosi contributi in dollari per la sua campagna elettorale contro Trump.

Le domande più frequenti dei lettori di cronaca in queste settimane è stata: ma perché lo scandalo non è emerso prima? Perché si sono attesi in alcuni casi anche trent’anni prima di denunciare pubblicamente l’accaduto? E poi parliamo di persone conosciute e amate dal pubblico, entrate dal grande e dal piccolo schermo nell’immaginario collettivo, nelle case e nelle famiglie italiane e di tutto il resto del mondo.

Dagli USA a casa nostra

Da Angelina Jolie alla nostra Asia Argento, sono state tra le prime a liberarsi del fardello, con pesanti accuse al magnate statunitense. I fatti più remoti verranno certamente derubricati e prescritti, garantendo così l’impunità al colpevole.

Ma facendo un’analisi profonda, quanti si sentirebbero di suggerire a una figlia diciottenne di mettersi in gioco per denunciare uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo, senza rischiare di vedere capovolti i capi d’accusa e di rimanere marchiate a vita e al centro di una gogna mediatica fatta di controaccuse, derisione e di sconsolate pacche sulle spalle che trasudano finta solidarietà?

E allora bene hanno fatto a parlare, anche se con ritardo, perché altre persone non siano costrette a subire violenze fisiche e psicologiche da persone che si sentono intoccabili per la rete di protezione su cui possono contare da sempre.

molestie nel cnema 04La dinamica delle accuse dell’ambiente cinematografico internazionale ha avuto un effetto domino non solo sul numero delle vittime uscite allo scoperto, ma anche su altre situazioni, magari meno eclatanti, di cui tuttavia per la tradizione “gossippara” e per la notizia che fa cassetta, sentiremo parlare ancora molto a lungo, almeno fin quando non ci sarà un nuovo filone scandalistico, magari in politica, che avvierà il suo corso per rimanere a lungo sulla cresta dell’onda.

di Stefano Quagliozzi

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