Nini, alchimie nel deserto del Nevada

6 settembre 2017 | commenti: Commenta per primo |

NINI, nome d’arte di Francesca Carbonini, artista eclettica e impegnata.

Nini è appena rientrata dall’America dove ha partecipato come unica artista italiana all’Edizione 2017 del Burning Man Festival. L’evento internazionale che si svolge da 30 anni nel deserto del Nevada l’ha invitata, come artista internazionale scelta. Una sua precedente partecipazione  fu nel 2014 come artista selezionata.

Ma chi è NINI? Vive tra Milano e Lampedusa, due estremi geografici e culturali.

Una città viva con un piede in Europa e un’isola lontana che si affaccia sull’Africa. Punto convergente tra le due realtà è sicuramente il passaggio sul proprio territorio di anime diverse dai mille volti e dalle mille sfaccettature. Lampedusa terra di frontiera al centro della questione migranti.

Qual’è il suo rapporto con l’isola di Lampedusa e quanto influenza la sua arte?

Non sono lampedusana di nascita, né la mia famiglia è lampedusana, ma l’isola è la mia seconda casa. Le questioni di cronaca non influiscono direttamente sulla mia arte. Nonostante tutto ciò che la riguarda sia molto importante per me.

Al Burning Man Festival Nini ha partecipato con un’opera dal titolo evocativo Kafka 9.0

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Una metamorfosi che si sviluppa in 10 grandi dipinti disposti in cerchio e collegati tra loro da un intreccio di corde. Fili rossi che uniscono in un abbraccio lo spazio in cui l’uomo si trasforma in volatile e il volatile a sua volta in uomo. Un ciclo continuo visibile nella sua interezza dal fruitore nel momento in cui, attraverso una soglia, entra al centro di un decagono di legno.

Concettuale puro è questo lavoro in cui l’artista ispirandosi alla celebre opera kafkiana rende all’uomo la consapevolezza della propria presa di coscienza solo dopo esser divenuto animale.

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Un passaggio verso la libertà e la verità.

NINI spiega così come l’ispirazione incide sulla sua opera: “Una metamorfosi è una trasformazione da materia a materia, pura alchimia. Nell’arte diviene una trasformazione da spirito a spirito. È un passaggio, un dialogo per raggiungere la piena consapevolezza di se stessi e quindi la piena libertà”.

Alchimie

Arte e letteratura si incrociano e si contaminano.

Per l’esibizione al Burning Man, l’atto è quello di cogliere e trasmettere a sua volta la ricerca incessante per la verità e per l’ambizione totalizzante di coscienza di sé.

L’opera è infatti isolata da qualsiasi altro contesto artistico partecipante al Festival.

Un occhio al passato, con la letteratura dei primi decenni del Novecento, e uno al futuro: Kafka 9.0 una versione di noi stessi ancora lontana, ancora in divenire che dà una chiave di lettura moderna e futurista all’intera opera artistica.

La contaminazione tra arte e letteratura è il lei motiv di Nini. Molte delle sue opere dal 2012 ad oggi si sono ispirate alle favole, da Cappuccetto Rosso al Libro della Giungla, da Pinocchio ad Alice nel Paese delle Meraviglie.

Quale il motivo di questa scelta?

Più che favole prendo ispirazione dalle fiabe e dalla letteratura. Con fiabe mi riferisco a quelle tradizionali e antiche (come quelle dei fratelli Grimm), che trasmettono un messaggio profondo, grandi significati, con temi ricorrenti nella mia arte come l’alchimia e la trasformazione. La particolarità è che queste fiabe non nascono per un pubblico di bambini, ma per gli adulti.

Fino al 30 luglio l’artista è stata esposta alla Galleria Le Pleiadi di Milano, una personale con opere inedite di Alchimia. Tornerà a Milano a ottobre con l’opera presentata al Burning Man Festival.

Nini una dichiarazione a bruciapelo su questa esperienza americana

Il Burning Man è una quarta dimensione.

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Le fotografie sono state gentilmente concesse da

Ufficio stampa NINI – Elettra PR

a cura di Cristina Anichini

 

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