RicettArte: Polpette di castagne alla melagrana di Arcimboldo

11 ottobre 2017 | commenti: Commenta per primo |

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Ispirati dalle nature morte sui generis di Arcimboldo e in particolare dal Vertumno, abbiamo pensato a una ricetta che racchiudesse il gusto pastoso e il profumo pungente dell’autunno.

 

Arcimboldo è il nome con cui è conosciuto Giuseppe Arcimboldo, o Arcimboldi come viene indicato in molti documenti d’archivio, (Milano, 1526 –1593). Artista poliedrico, formatosi nella bottega del padre, nell’ambito dei seguaci di Leonardo da Vinci, è ricordato soprattutto per le sue “teste scomposte”, frutto di studio dell’anatomia e della natura.

Nei suoi ritratti caricaturali (nel senso etimologico del termine, di caricare l’immagine), le fattezze umane sono create dall’unione di frutti, ortaggi, fiori, pesci e conchiglie, che danno vita ad opere originali e ironiche.

Arcimboldo fu anche coreografo per grandi cortei, giochi e mascherate che rallegravano la vita di corte e in cui cercava di stupire e meravigliare lo spettatore. uno dei protagonisti della cultura manierista, esponente di quella corrente artistica, filosofica e umanistica che volutamente si distaccava da quella classicheggiante.

Tra i lavori più noti del pittore milanese ricordiamo: le Stagioni, gli Elementi, il Bibliotecario, il Giurista e Vertumno.

Vertumno, in particolare, è una natura morta rivisitata e raffinata, che condensa tutti gli studi dell’artista e combina frutti e ortaggi in modo da creare un vero e proprio ritratto.

Il Bibliotecario

Il Bibliotecario

Vertumno è la divinità pagana romana, di origine etrusca, protettrice dei giardini, orti e frutteti e responsabile del mutamento delle stagioni, nonché dotato del dono di trasformarsi nel tempo e nello spazio.

A impersonare il dio latino è Rodolfo II, imperatore asburgico (presso la cui Corte prestò servizio Arcimboldo a Praga) che viene rappresentato con ogni tipo di frutta e verdura delle 4 stagioni, a mostrarlo come il signore del tempo, capace di portare rinnovamento e prosperità.

Il rossore delle guance e delle labbra, così come i verdi della primavera e i marroni autunnali e le forme tondeggianti, rimandano ad un’idea di salute, sensualità e  forza.

Il volto è la stravagante unione di pesche, mele, una pera, piselli, albicocche, una pannocchia, nocciole, che termina in un mento fatto di castagne ancora nel riccio.

La testa è coronata da uva, ciliegie, prugne, olive, una melagrana e spighe di grano, che sbucano come ciocche scarmigliate. Il busto è composto da zucchine, una zucca, cipolle, rape e aglio e mentre la spalla destra è un insieme di foglie di cavolo e insalata, quella la sinistra è formata da carciofi.

Una ghirlanda di fiori, a mo’ di fascia onorifica, scende da una spalla sino sul petto, dove spiccano due peperoncini rossi, alimento all’epoca esotico, in quanto da poco importato dal Nuovo Mondo, così come la pannocchia.

Tutti gli elementi naturalistici sono rappresentati in maniera realistica, mentre l’effetto finale dell’opera è qualcosa di bizzarro, fantastico e originale.

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Vertumno

E questa è l’essenza stessa del Manierismo, con buona pace di Giorgio Vasari, che per primo utilizzò tale termine, ma lo fece con l’intento di dire che il massimo dell’arte era già stato raggiunto nel cinquantennio precedente da maestri come Leonardo e che ai successori non restava altro che “una invenzione copiosa di tutte le cose“, utilizzando “la varietà di tante bizzarrie, la vaghezza de’ colori, la università de’ casamenti, e la lontananza e varietà ne’ paesi “.

Riscoperto negli anni Trenta del Novecento, Arcimboldo è considerato il più importante antesignano del Dadaismo e del Surrealismo.

E proprio a questo grande artista Roma dedica, dal 19 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018, presso Palazzo Barberini, la mostra monografica  Arcimboldo, organizzata dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica e da Mondo Mostre Skira, in cui sarà possibile ammirare circa settanta opere, alcune delle quali provenienti da collezioni internazionali.

Pensando ai colori e ad alcuni elementi presenti nel Vertumno, abbiamo deciso di optare per una ricetta autunnale che ben si sposa col vino, come ad esempio il Novello, il primo frutto della vendemmia, che presto potrà essere degustato.

Polpette di castagne alla melagrana di Arcimboldo

pomegranate-1076657_1920Ingredienti per 4 persone

  • 350 g di macinato di bovino
  • 200 g di castagne
  • 2 melagrane
  • 30 g. parmigiano
  • 1 uovo
  • 300 ml di latte intero
  • 2 fette di pane raffermo
  • pangrattato q.b.
  • sale q.b.
  • pepe  q.b.
  • olio extra vergine d’oliva (4/5 cucchiai)

Preparazione

Lessate le castagne e schiacciarle con una forchetta. Prendete una ciotola e amalgamate le castagne con il macinato.

Tagliate le 2 fette di pane a dadini e ammorbidirle in un po’ di latte, quindi strizzatele e aggiungetele al composto, con l’uovo, il parmigiano, sale e pepe. Mescolate il tutto sino ad avere un impasto omogeneo.

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Preparate delle palline e passatele nel pangrattato, sino a ricoprirle completamente.

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Versate in una padella l’olio e dopo averlo fatto ben scaldare aggiungete le polpette. Friggetele a fiamma media sino a quando non si sarà formata una crosticina croccante. Nel frattempo, tagliate i melograni e spremete i semi accuratamente, sino ad ottenere il succo, che filtrerete in un colino per rimuovere eventuali residui di semi.

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Aggiungete alle polpette il latte e il succo di melograno. Abbassate la fiamma, e lasciate cuocere per circa 20 minuti, sino a quando il sugo di cottura non si sarà addensato (per ottenere un composto ancor più cremoso potete unire una spolverata di farina, ma attenzione a che non si creino grumi!). Girate spesso le polpette affinché si cucinino uniformemente.

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Servite calde e buon appetito!

 

Idea, testo e foto Barbara Donzella

foto melagrana pixabay.com

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