Quartiere Coppedè, il regno fantastico del Liberty

29 novembre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Nel pieno centro di Roma, poco distante dalla Stazione Termini, nel Quartiere Trieste, si trova un angolo pieno di magia e fascino: stiamo parlando del Quartiere Coppedè.

 

coppedè foto di Lorenzo SigillòNascosto quasi alla vista, perché raccolto in se stesso, il Quartiere Coppedè è uno dei luoghi più particolari e suggestivi  della Capitale, nonché meno conosciuti dai romani

Lasciata Via Tagliamento e imboccata Via Dora, oltre due imponenti palazzine decorate e un grande arco, da cui pende un lampadario in ferro battuto incorniciato in un soffitto decorato, si giunge a Piazza Mincio, cuore del quartiere, che prende il nome dall’architetto Gino Coppedè, che lo progettò tra il 1915 e il 1927.

L’atmosfera, qui, è completamente diversa dall’esterno.

Le architetture delle 26 palazzine e 17 villini ricordano quelle di un paese  stregato, una via di mezzo tra le case barcellonesi di Gaudì, i castelli medievali e Diagon Alley, il luogo dove i maghi fanno i loro acquisti, nella saga di ‘Harry Potter’.

Il rumori del traffico scompaiono, sostituiti dal suono dell’acqua della fontana, che appare nel centro della piazza.

E’ la Fontana delle rane, chiamata così per le decorazioni in marmo che rappresentano, appunto, delle rane, si dice ispirate alla fontana delle tartarughe del Bernini, presente nel ghetto ebraico.

Realizzata in stile barocco nel 1924, la fontana è osservata da due grandi palazzi e un villino detto  ‘delle Fate’, circondato da un giardino con piante e alberi.

Questi, come gli altri edifici circostanti, con i loro archi, torrette, fregi e simboli, combinano: Liberty, Art Decò, gotico e barocco, in tripudio di stili.

Nonostante sia stato costruito durante il Fascismo, l’architetto e scultore fiorentino è riuscito, infatti, a svincolarsi dal gusto estetico imperante in quel periodo, grazie al fatto che il quartiere dovesse essere adibito ad abitazioni private per il ceto borghese, in un periodo di forte urbanizzazione.

Gli edifici più rilevanti sono la Palazzina del Ragno e il Villino delle Fate.

La Palazzina del Ragno è di ispirazione assiro-babilonese, con un grande ragno raffigurato sulla facciata, suddivisa in quattro piani e una torretta, nonché con un dipinto color ocra e nero raffigurante un cavallo sormontato da una incudine tra due grifoni e una grande scritta in latino LABOR.

Il Villino delle Fate è in realtà l’unione di 3 palazzine, con linee asimmetriche, torrette, archi, logge e fregi medievali realizzati in marmo, travertino, terracotta, ferro battuto, legno e vetro.

Sulle pareti è possibile scorgere gli omaggi a Firenze, Roma e Venezia , attraverso simboli e personaggi che ricordano le tre città.

Storie, come quella della lupa con Romolo e Remo, si avvicendano a paesaggi, dame, cavalieri, putti, divinità romane, leoni alati e motivi floreali.

E sarà per questo suo aspetto onirico che comunica, anche, un sotterraneo senso di inquietudine, che molti registi (soprattutto del genere horror, ma anche neorealismo e commedia all’italiana) lo hanno scelto come set per le proprie pellicole.

cabiriaDel resto, si racconta che l’arco posto sopra l’ingresso del palazzo al civico due della piazza sia una riproduzione di una scenografia del film  ‘Cabiria‘ (1914), considerato il più grande kolossal del cinema muto (diretto da Giovanni Pastrone), la cui sceneggiatura fu scritta nientemeno che da Gabriele D’Annunzio.

Nel quartiere Coppedè, Dario Argento ha ambientato diverse scene di alcuni dei suoi film più visionari, ‘Inferno’ (1980) e ‘L’uccello dalle piume di cristallo‘ (1970). Ma ce ne sono anche altri, come ‘Il profumo della Signora in nero‘ (1974) di Francesco Barilli, ‘La ragazza che sapeva troppo’ (1963) di Mario Bava, ‘Audace colpo dei soliti ignoti‘ (1959) di Nanny Loi, ‘Roma Violenta‘ (1975), diretto da Franco Martinelli e ‘The Omen – Il presagio’ (1976) di Richard Donner.

Che viviate a Roma o passiate solo per un weekend, vi consigliamo, quindi, di visitare questo originale quartiere nel quartiere, che siamo certi vi stupirà.

 

di Barbara Donzella

Foto ©Lorenzo Sigillò

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