ospite Scomodo a CreativeMornings Rome

25 ottobre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Ritorna l’appuntamento mensile con CreativeMornings Rome, il format che, una volta al mese, organizza colazioni e brevi speech su argomenti lanciati dalla comunità creativa. Ospite dell’evento d’ottobre sarà la rivista Scomodo.

16997982_1628869624087100_944083072178734299_nProtagonisti della mattinata di ottobre, sono i Pionieri, coloro i quali, animati da un’inesauribile curiosità, guardano il mondo con occhi nuovi e creano qualcosa che sino a un attimo sembrava impensabile.

Per l’evento previsto il 31 ottobre al FAMO COSE Roma Makerspace, organizzato da Creative Mornings Roma – nella persona di Fabrizio Pagani e del suo staff – gli speaker saranno Edoardo Bucci e Tommaso Salaroli, che racconteranno la giovane realtà editoriale capitolina di cui fanno parte, Scomodo, la rivista mensile nata nel 2016 e creata interamente da giovani delle scuole superiori e universitari.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Edoardo Bucci, uno dei suoi fondatori, che ci ha raccontato cos’è Scomodo e chi lo anima.

Buongiorno Edoardo, potresti spiegare cos’è Scomodo e come nasce?

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La Redazione di SCOMODO

Scomodo nasce, come fenomeno giornalistico, nell’estate 2016, dalla presa di coscienza di un gruppo ristretto di ragazzi.

All’inizio eravamo in tre, poi in quindici e  mano mano siamo cresciuti, sino a settembre, in cui siamo diventati un centinaio. Abbiamo visto una carenza culturale, in maniera preponderante dal punto di vista dell’informazione.

La nostra volontà era quella di creare un modello culturale e sociale partendo dal basso e lo strumento più appropriato ci è sembrato un giornale, con un’informazione lenta e approfondita, senza pubblicità e senza editori.

Scomodo comunque non parte da una velleità giornalistica in senso assoluto, ma da una necessità che abbiamo riscontrato.

Dal metodo di finanziamento, che avviene con le Notti Scomode, ai progetti culturali, il tutto è portato avanti non dalle idee di un nucleo centrale, ma bensì da un’assonanza comune, da un’idea condivisa di cultura che abbiamo.

So che siete dei ragazzi giovani, ma qual è il gruppo fondatore?

Ci sono io, che sono al quinto anno del liceo linguistico, e poi ci sono Tommaso Salaroli e Adriano Cava.

La fascia d’età è tra i 15 e i 22/23 anni, quindi dai liceali agli universitari, che sono poi il fulcro fondante di Scomodo.

Quando è stato creato io ero al quarto di liceo, un altro ragazzo al quinto e un altro ancora era appena entrato all’università. Comunque non siamo nati dentro una scuola o una realtà geografica, ma siamo stati da subito abbastanza trasversali.

scomodo-2Come scegliete chi può scrivere sulla rivista?

Non abbiamo talent scout.

All’inizio ci siamo mossi su una rete di conoscenze, eravamo un gruppo di tre, che poi è diventato di dieci.

Poi da lì la voce si è diffusa nei vari ambienti, nei licei, tramite facebook e altri social e anche con il semplice passaparola.

Adesso che siamo in tanti, circa trecento persone, abbiamo un mini-apparato di risorse umane che cerca di integrare coloro i quali vogliono collaborare, spiegando le varie parti di questo progetto.

Come decidete la linea editoriale di Scomodo?

Gli argomenti su cui vertono gli articoli vengono scelti in modo collegiale, nelle riunioni con dei responsabili, a cui segue un lavoro di redazione e correzione articoli.

Abbiamo una riunione plenaria editoriale, una volta al mese, in cui tutte e tre le sezioni che compongono la rivista si riuniscono e decidono quali saranno i temi. Poi, in ogni sezione, si procede nel capire come muoversi e lavorare per approfondire gli argomenti scelti e quali siano i temi a lungo termine da portare avanti.

Come mai la scelta del nome Scomodo?

Non so a chi precisamente sia venuto in mente, ma è stata una parola che una volta lanciata, man mano, è piaciuta a tutti.

Poi ognuno ci legge qualcosa, ad esempio, personalmente, ci leggo l’idea di attivarsi, invece che stare a casa davanti alla televisione, o su facebook sdraiati sul divano, o magari andando anche bene a scuola ma fregarsene di quello che c’è intorno.

Attivarsi è un qualcosa di scomodo, bisogna impegnarsi su un progetto e comprendere l’opinione degli altri.

Pensa che di media facciamo anche due riunioni al giorno.

Voi di Scomodo siete la generazione social, come mai tra tanti mezzi di comunicazione avete scelto proprio un giornale, oltretutto in versione esclusivamente cartacea?

La nostra scelta nasce proprio da una critica e una forte avversità verso quella che è l’informazione mainstream. Nasciamo nell’epoca del digitale, tutti con il telefono in mano, noi di Scomodo in primis, ma senza averlo scelto o avere un’educazione su questo.

Ci siamo convinti che questa informazione, quella del tweet in  160 caratteri o del post su Facebook, che ti “spiega” cosa succede ad esempio in Siria, sia un’informazione fine a se stessa, frutto di un sistema informativo fallimentare che sta portando anche a grossi buchi culturali.

Abbiamo preferito il cartaceo perché ci siamo detti: “Abbiamo bisogno di tempo per la lettura. La lettura non è una cosa secondaria e, perciò, bisogna avere il giusto tempo per farsi un’idea su qualcosa”.

Poi per carità sappiamo che questa non può essere l’unica fonte di informazione. Quello che vogliamo è, però, in qualche modo creare anche un processo rieducativo a quel tipo di informazione.    

Scomodo è autofinanziato grazie a serate, chiamate Notti Scomode. Ce ne vuoi parlare?

Per ora abbiamo organizzato 5 Notti Scomode, che rientrano nello stesso percorso culturale del giornale.

Sono Notti bianche della cultura in cui convergono diversi tipi di forme d’arte, dalla musica alle esposizioni artistiche, che diventano poi la fonte di finanziamento del giornale.

Ad esempio invece che andare in qualche locale, si può venire alle serate di Scomodo e oltre a ballare, uno può  trovare anche delle mostre e con l’offerta libera che si fa entrando, si contribuisce alla creazione di un giornale, che il mese successivo si potrà  trovare fuori dalle scuole e leggere gratuitamente.

Quindi l’idea è quella di creare un circuito culturale che possa autosostentarsi.

scomodo-5Il 7 ottobre 2017 la Notte Scomoda si sarebbe dovuta tenere allo Stadio Flaminio. Ma cos’è successo?

Tutta questa estate abbiamo lavorato alla progettazione della quinta Notte Scomoda, la prima a un anno dal primo numero di Scomodo.

Abbiamo scelto lo Stadio Flaminio per il forte valore culturale e sociale che ha quel posto per la città, ma che oramai è lasciato al degrado. L’idea di Scomodo era di riaprirlo alla collettività per una notte.

Siamo riusciti a entrare, ma siamo rimasti meno di un’ora perché, poi, le forze dell’ordine, arrivate con 9/10 camionette, ci hanno fatto sgomberare. Noi però siamo un realtà totalmente pacifica e non avendo nessuna volontà di qualsiasi tipo di scontro, siamo usciti.   

Mi è sembrato strano però un simile dispiegamento di forze, che non si vede neanche ai cortei più preoccupanti. Questo, forse, vuol dire che in qualche abbiamo toccato un tasto dolente, a livello politico o in termini di interessi economici.

La serata è stata poi spostata ad Ostiense ed è andata molto bene. Abbiamo avuto circa quattromila partecipanti.

Adesso stiamo pensando ad un’altra serata, per proseguire questo messaggio di sensibilizzazione sugli spazi urbani che per noi è fondamentale.

Ma per gli spazi usati per gli eventi, chiedete qualche tipo di autorizzazione?

No, le Notti Scomode sono occupazioni temporanee. Non chiediamo permessi, non per mancanza di dialogo con le istituzioni, ma perché sono situazioni in cui si interviene con una presa di posizione.

I punti più sensibili dove abbiamo fatto le nostre serate sono stati: l’ex arsenale Pontificio a Porta Portese (un complesso del settecento lasciato in stato di abbandono da oltre 10 anni), l’albergo Giustiniano Imperatore sulla Colombo, un cadavere urbano disastroso lasciato al degrado anche questo da più di 10 anni, a Piazza Ragusa, dove siamo stati sgomberati dalla forza pubblica e, per ultimo, lo Stadio Flaminio.

scomodo-6Ho letto di qualche critica sul come siano stati lasciati i posti usati per le serate Scomode. Non c’è davvero nessuno che si occupi del ripristino dei luoghi dopo l’evento? Raccontaci la tua.

Le critiche derivano da persone che hanno letto soltanto quello che ha scritto Il Messaggero, che non so per quale motivo abbia scritto quelle cose.

Quello che noi facciamo è sempre operare sui posti, non abbiamo nessun guadagno a lasciare i posti abbandonati.

Anzi, all’ultima serata, abbiamo lavorato sino alla mattina alle sei per ripulire tutta l’area e siamo tornati anche in tarda mattinata, per rimuovere eventuali rimanenze.

Alle nostre serate non si balla soltanto, ma vengono anche famiglie, come quella a Ostiense in cui c’erano anche genitori con bambini, che guardavano la partita della Roma.

Quindi le accuse rientrano in dinamiche di cui neanche mi interesso, ma che evidentemente vanno oltre al fastidio che possiamo aver dato con la nostra presenza.

Quale sarà il prossimo evento?

E’ ancora in via di programmazione. Adesso stiamo lavorando a una campagna di abbonamenti da lanciare e a un numero speciale.

Ringraziando Edoardo e tutta la redazione di Scomodo, consigliamo ai nostri lettori di cercare la rivista in uno dei 120 “punti scomodi” e non perdere l’evento Creative Mornings Rome del 31 ottobre.

Perché, se una buona idea è un seme, la condivisione può creare foreste.

 

di Barbara Donzella

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