Società e calcio, il parallelismo per capire lo ‘schiaffo benevolo’ mondiale

22 novembre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Società e calcio, lo schiaffo benevolo

Società e calcio, riuscite a vedere un parallelismo interessante? Secondo noi sì. L’uscita della nazionale di calcio dalla fase finale dei Mondiali 2018, ci dà lo spunto per alcune considerazioni in merito alla nostra società, perché molto spesso nello sport si rispecchiano i caratteri personali e, appunto, della società di cui si fa parte.

societa-e-calcio-2

Partiamo dalla testa della federazione di calcio: 3 anni fa come presidente federale è stato scelto Carlo Tavecchio invece che un giovane quarantenne, Demetrio Albertini, quest’ultimo un innovatore molto più addentro a quelle che sono le dinamiche in un campo di calcio ed a ciò che accade realmente all’interno di questo sport. Si è scelto invece un ultrasettantenne, esattamente come accade nella nostra società reale, laddove spesso le aziende invece di far avanzare dei giovani con idee fresche, mantengono uomini di un’esperienza intesa come età ( come se fosse la regola aurea). Viene da pensare che questo accade per forma mentis e non per reali meriti.

Se andiamo poi ad analizzare i giocatori che hanno preso parte a questa avventura calcistica, ci rendiamo conto di quanto questo sia ancora più evidente. A fronte di una vecchia guardia che presentava ancora 3 campioni del mondo del 2006 e altri giocatori molto in là con gli anni, avevamo qualche oriundo e molti pochi giovani pronti a sostituire primi. Ovviamente i ragazzi erano ritenuti poco pronti per un avventura così importante, in buona sostanza non gli si dava fiducia. Questo accade perché spesso si preferisce comprare un calciatore straniero e tenerlo un paio anni in ‘apprendistato’, ritenendo un italiano non alla stessa altezza. Dopo alcuni anni è evidente che non si tratta solo di qualità del giocatore ma di fiducia nella persona.

E’ esattamente quello che accade nella società civile

Il paradosso è che ci troviamo con diversi giocatori di 25 anni con pochissime presenze in nazionale ed una minima esperienza internazionale ed il risultato è che alla fine non avranno davvero fiducia in loro stessi e non saranno poi pronti a sostituire chi c’era prima.

societa-e-calcio-1Non è forse quello che accade nella nostra società dove molto spesso chi è al comando, o in ruoli dirigenziali chiave, difficilmente demanda compiti ai più giovani aspettando che questi siano formati? Non è vero che ci troviamo con giovani ragazzi trentenni che non hanno alcuna esperienza di lavoro o non hanno possibilità di crescita perché non gli si dà fiducia? Non trovate che all’estero lo stesso talentuoso giovane avrebbe molto probabilmente già diversi anni di esperienza lavorativa, con più fiducia in sè stesso portando, avanti nuove idee?

Ormai alle corde, ora il Presidente Federale ha presentato le dimissioni, ma l’immediata non-presa di responsabilità, dimostra il solito restare incollati alle poltrone, senza dare fiducia nelle giovani leve.

Il risultato non è stato solo l’uscita di una nazionale di calcio da una fase finale dei Mondiali, ma è anche un fallimento della nostra società, perché i giovani sono il futuro e se noi non crediamo in loro, guidandoli nella crescita, ci troveremo una società mediocre senza esperienza.

Il paradosso è che le persone che additano adesso i giovani come persone inesperte, non preparate, poco pronte a fare determinate cose, sono le stesse che sostengono come loro a 20-25 anni avessero già delle famiglie e portassero avanti delle aziende. Non si dimostra così che dando delle possibilità, si possa portare avanti qualcosa di buono, con coraggio, fiducia e quindi esperienza?

La preoccupazione è che le persone non si siano ancora accorte che viviamo in una cultura dove tutto questo viene escluso ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Secondo voi è un caso che in alcuni paesi esteri con un indice maggiore di fiducia nei giovani, non ci sia questo tipo di recessione e addirittura si viva meglio?

Negli anni settanta e ottanta…

per poter avere accesso ad un prestito o mutuo nelle banche o per poter acquistare una casa bastavano il coraggio, l’impegno e la fiducia. Si utilizzavano le cambiali per acquistare una casa, che venivano eventualmente anche post-datate: adesso se non presentiamo garanzie, ipoteche su immobili, garanzie familiari da parte di terzi non si ottiene nulla.

Insomma è evidente come la mancanza di fiducia nel futuro sia strettamente collegata a questi risultati che non sono solo sportivi, basta guardarsi intorno, il calcio è solamente quello schiaffo benevolo che ci sta dando la mamma per farci capire che così non va bene e bisogna cambiare rotta.

Ora bisogna credere nel futuro!

societa-e-calcio-4

Quando abbiamo ottenuto dei risultati è stato perché abbiamo creduto nei giovani ed abbiamo dato fiducia alle leve future, ed allora ben venga l’uscita della nazionale di calcio perché se è vero che lo sport ci rappresenta, questa potrebbe essere la soluzione e la base per ripartire e credere nel futuro.

di Francesco Raucci

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *