Transformative Appetite: a tavola con la pasta 2d

25 ottobre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Lo studio del MIT sulla pasta che nasce 2d e diventa tridimensionale offre nuovi spunti per il futuro acquisto e consumo di cibo

Transformative Appetite. A quanto pare la pasta del futuro potrebbe nascere in 2 dimensioni, e poi assumere la classica forma tridimensionale durante la cottura.

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È un’idea, presto trasformatasi in progetto reale, del MIT Media Lab e Food + Futur ColLab insieme al Tangible Media Group. Lo studio intrapreso quest’anno ha come oggetto gli alimenti autotrasformanti. Sono cioè alimenti in grado di modificare la loro conformazione a seconda dei diversi processi di cottura.

Come nasce Transformative Appetite

Il lavoro del team del professor Hiroshi Ishii non è iniziato dalla pasta in sé. Prima di tutto è nato come un progetto di studio sui batteri sensibili all’umidità. Gli studiosi Wen Wang e Lining Yao, hanno infatti preso spunto da questo per cominciare a sperimentare con materiali commestibili. Gli ingredienti di questa ricetta futuristica sono un misto di amidi, proteine e soprattutto cellulosa, della quale si sono studiate le differenti reazioni a diverse condizioni. A questo punto gli studiosi hanno creato una specie di formato di pasta simile a una fettuccina con diversi strati di gelatina. Solo dopo alcuni test si è arrivati alla ricetta perfetta, con le giuste quantità di amido e cellulosa. È nata così la pasta 3d di Transformative Appetite.

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Il video della trasformazione

Il risultato della pasta 3d è mostrato in un video sulla pagina del gruppo, ed è possibile ammirare la trasformazione della pasta bidimensionale in 3d. Inizialmente appare come un’ostia. Ma una volta in acqua bollente, durante la cottura, comincia ad avvicinarsi a formati simili a quelli che conosciamo – farfalle, orecchiette o fusilli. Simili ma non uguali. Si sono scelte, infatti, forme particolari e originali. Il team stesso sta sviluppando un software attraverso cui i designer potranno realizzare tipi di pasta sempre diversi.

Il funzionamento del processo di trasformazione e quindi il passaggio da un formato all’altro è stato spiegato come “un avvolgimento indotto dall’idratazione, nonché un’auto-frammentazione indotta dal calore”.

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Un risparmio notevole

La pasta del futuro potrebbe presto entrare a far parte di quegli alimenti flat packaged. Questi potrebbero ridurre considerevolmente i costi di confezionamento oltre che i derivanti sprechi di spazio. “Nelle confezioni di pasta normale il 67% del volume è composto da aria” spiega lo stesso Wang “con questo nuovo tipo di pasta l’imballaggio si presenterebbe piatto”.

Il successo del progetto è merito anche dello chef Matthew Delisle del ristorante L’Espalier di Boston, che ha collaborato a diverse sperimentazioni culinarie nei laboratori del MIT: sono stati provati diversi aromi, anche con l’utilizzo di plancton o nero di seppia.

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Pare che le sperimentazioni stiano continuando e chissà se prossimamente non si vedrà la pasta 2d sugli scaffali dei supermercati. La pasta e non solo. In effetti molti alimenti potrebbero subire le stesse trasformazioni, e magari in futuro i cibi autotrasformanti diventeranno la normalità, cambiando del tutto le nostre abitudini di consumo. Quanto al sapore, invece, chi lo sa, potrebbe anche essere una piacevole sorpresa.

di Simona Gitto

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