Viaggio sciamanico. Partire alla ricerca di se stessi

25 ottobre 2017 | commenti: Commenta per primo |

Un percorso magico alla ricerca di una guida spirituale

Il viaggio sciamanico porta indietro nel tempo un’ intera generazione che negli anni ’70/’80 rimase affascinata dai libri ‘guida’ di Carlos Castaneda. Erano gli anni in cui il viaggio era inteso essenzialmente come un percorso all’interno di se stessi alla ricerca di una propria identità.

Per questo percorso era necessita imprenscindibile la presenza di una guida spirituale. Lo sciamano.

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Lo sciamanesimo si pone come obiettivo quello di aiutare l’individuo ad una ricerca interiore verso l’inconscio che lo aiuti a ripararsi dallo stato di conflitto e malessere che vive in quel momento.

La ricerca di figure guida si attiva attraverso la connessione con uno o due spiriti guardiani in forma di animale che donano benessere alla persona. Il viaggio sciamanico si connette con una dimensione spirituale (mondo superiore) e una parte più inconscia (mondo inferiore).

In questo percorso è importante la figura dello sciamano che utilizza il suono del tamburo che permette uno stato di rilassamento. Ciò avviene attraverso il ritmo regolare creato, paragonabile a quello che in meditazione è una respirazione profonda.

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In sostanza si tratta di un metodo per attivare l’inconscio e ritrovare un contatto con l’istinto. Un senso di benessere che aiuta in seguito a dosare meglio le proprie risorse psichiche.

Il viaggio sciamanico può essere ripetuto più volte nella vita.

All’inizio è opportuno fare questo percorso con un conduttore e farlo in gruppo. La condivisione aiuta a capire meglio se stessi e gli altri. Più avanti si può praticare il viaggio anche da soli.

Questa pratica si fa da adulti, nel momento in cui perdiamo la connessione con il nostro inconscio e decidiamo di riprendere questo contatto.

La ricerca che ci metterà in contatto con l’animale guida necessita di un ambiente tranquillo, rilassante, in cui ci presenteremo con abiti comodi. Importante avere una mascherina per coprire gli occhi, un materassino comodo su cui stendersi e un plaid per non sentire freddo.

E’ necessario essere liberi, non avere fretta (possono servire anche ore), e cercare la capacità di lasciarsi andare. Non è detto che la prima volta si riesca ad attivare la visione e si riesca ad accedere all’inconscio.

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Tra gli animali guida ci sono il cervo, il gabbiano e il puma. Ognuno con un suo significato.

La seduta si svolge in quattro momenti:

il rilassamento, l’accesso al mondo inferiore, il call back e la condivisione.

Nel primo step si chiede ai partecipanti di chiudere gli occhi e di respirare profondamente. Il secondo passo, di accesso al mondo inferiore, si chiede di entrare in un luogo e di vedere se ci sono animali. Si chiede di avvicinarsi ad esso, di toccarlo e di parlargli. Ascoltarlo. Avere quindi una visione. Dopo un quarto d’ora si torna indietro e ci si sveglia con molta lentezza. L’ultimo step è la condivisione e la spiegazione della simbologia legata all’animale visualizzato.

Un’esperienza ritornata in auge. Consigliabile la ricerca di situazioni sicure.

Bon voyage!

di Cristina Anichini

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