30 gennaio di 50 anni fa, l’ultimo concerto dei Beatles

23 gennaio 2019 | commenti: 2 |

Il 30 gennaio 1969 i Beatles suonavano insieme per l’ultima volta in quello che è rimasto nella storia come ilRooftop concert’.

Vediamo come nacque e cosa successe quando il quartetto di Liverpool suonò per l’ultima volta insieme sul tetto della Apple Records, il  30 gennaio di 50 anni fa.

Dal primo singolo ‘Love me Do’ del 1962 a ‘Let it be’ del 1970, i Beatles ne fanno di strada.

La loro carriera, benché breve, è incredibilmente intensa, entrando di diritto nella storia del rock.

La band si fa, infatti, portavoce di un’intera generazione di giovani che chiede autonomia, per affrancarsi da una società adulta che li vuole relegati nel ruolo di meri spettatori della situazione politica esistente.

Il fenomeno musicale dei Fab Four non può essere neanche separato dal contesto internazionale del tempo, caratterizzato dai contrasti tra gli Stati Uniti e Cuba, dalla Guerra fredda Usa-Urss, dalla guerra in Vietnam, dalle contestazione giovanili e dai movimenti pacifisti e per i diritti civili di minoranze.

Senza dimenticare il pubblico femminile (principale fruitore della musica beatlesiana) e i movimenti femministi che – anche nelle canzoni del quartetto – ricercano un’emancipazione anche rispetto alle scelte sessuali, fuori dal controllo genitoriale.

Ma quella dei Beatles è prima di tutto una rivoluzione musicale, di stile e linguaggio.

Le canzoni degli esordi, con testi pieni di sentimentalismo (tipiche degli amori adolescenziali) e armonie semplici, lasciano il passo – dal ’65 – a una maggiore ricerca linguistica. I dischi, da raccolta casuale di singoli, diventano concept album, opere compiute, con un filo conduttore che lega ogni singolo brano.

Come tante sono anche le innovazioni musicali, dall’uso di strumenti musicali meno conosciuti, alla miscela di sonorità orientali, psichedeliche e classiche – come accaduto nell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band sino all’utilizzo dello studio di registrazione come fosse un ulteriore strumento musicale, grazie a manipolazioni e sovraincisioni, come nell’album Revolver.

Purtroppo, la differenza di vedute tra i membri della band, i continui litigi e la comparsa di persone esterne al gruppo, porta però a minare l’unione tra John, Paul, George e Ringo che, nel 1969, entrano nello studio di Abbey Road per registrare il loro ultimo album (il successivo Let It Be, pubblicato nel maggio del 1970, contiene infatti brani registrati in precedenza nel gennaio 1969).

Un anno dopo l’album ‘The Beatles’ – più conosciuto come “The White Album” – vede la luce ‘Abbey Road’.

A causa di un contratto firmato a inizio carriera con la United Artists, i Beatles devono girare 3 film.  ‘A hard day’s night’ è il primo, a cui seguono ‘Help!’, ‘Magical Mystery tour’ e ‘Yellow Submarine’, ultimi due non conteggiati in quanto ‘Magical Mystery tour’ destinato alla sola tv e l’altro un film d’animazione, con un semplice cameo del gruppo in carne e ossa.

Per rispettare il contratto i Beatles decidono, quindi, di fare un ultimo concerto e farsi filmare, per inserire il materiale nel film ‘Get Back (poi soppiantato dal progetto ‘Let It Be).

Dopo svariate indecisioni sulla location, all’ultimo secondo la band opta per la cosa più comoda e veloce, vale a dire il tetto della stessa Apple Records, al numero 3 di Savile Row.

Il 30 gennaio 1969, intorno a mezzogiorno, i Beatles salgono sulla terrazza e, in una giornata di pieno inverno con un forte vento e senza pubblico, cominciano a suonare per l’ultima volta dal vivo, in quello che è poi passato alla storia come il “Rooftop Concert“.

Per riscaldarsi Lennon, ad un certo punto, indossa persino la pelliccia di Yoko Ono, mentre Ringo Starr prende in prestito da sua moglie Maureen, il suo impermeabile rosso.

Inoltre, per risolvere il problema del rumore del vento, vengono avvolti sui microfoni delle calze da donna, che l’ingegnere del suono Alan Parsons compra, per qualche sterlina, in un magazzino lì vicino.

I quattro suonano per 42 minuti circa, eseguendo diverse volte cinque dei loro nuovi brani, registrati da Alan Parsons, mentre Michael Lindsay-Hogg si occupa della direzione delle riprese.

I primi ad accorgersi dell’esibizione sono gli impiegati degli uffici vicini, in pausa pranzo. In pochi minuti però una folla di persone col naso all’insù, si assiepa sotto gli studi, bloccando il traffico.

Il tutto, si conclude all’improvviso, con l’arrivo della polizia che,  intervenuta a causa del volume altissimo del concerto e dell’ingorgo stradale creatosi, entra nel palazzo e salito sul tetto, interrompe la band, obbligandoli a smettere di suonare.

Da quel giorno, il civico di questa strada è diventato meta di pellegrinaggio da parte dei fans dei Beatles.

E se dal materiale audio registrato è nato ‘Let it be’, uno degli album più famosi della storia della musica (prodotto da Phil Spector), da quello video, con il medesimo titolo, è stato realizzato il film che, nel 1971, ha vinto un premio Oscar e un Grammy per la migliore colonna sonora.

Ciò che, però, è rimasto davvero indelebile di quel “non concerto” è stato il saluto al proprio pubblico, da parte della band che, per voce di John Lennon,  si è congedato con un: “Vorrei ringraziare a nome del gruppo, spero che abbiamo passato l’audizione”.

di Barbara Donzella

 

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