Chiude la 58esima Biennale d’Arte Venezia

27 novembre 2019 | commenti: Commenta per primo |

Impara l’arte e non metterla da parte: la Biennale di Venezia vista con occhi della “non conoscenza”

Proprio questa domenica, a Venezia, si è conclusa la cinquantottesima Esposizione Internazionale d’Arte… ah sì, avete ragione, è decisamente più immediato chiamarla con il suo nome più celebre: La Biennale.

Quell’evento che potrebbe sembrare quasi nascosto dal panorama artistico che Venezia ci offre non appena appoggiamo un piede fuori dalla stazione di Santa Lucia, ma che invece riesce ad attirare migliaia di appassionati da tutto il mondo soltanto per la propria organizzazione.

Ho detto soltanto “appassionati”?

Beh, ho sbagliato, e adesso vi spiego il perché.

Avete mai preso in considerazione l’idea di partecipare ad un qualunque evento artistico nonostante una dubbia capacità di coglierne il significato?

Io sì.

E’ proprio per questo che, qualche giorno fa, sono capitata proprio alla Biennale d’Arte di Venezia.

Fare visita ad un evento del suo calibro significa trovarsi totalmente immersi nell’arte, in qualsiasi sua forma e secondo qualsiasi significato essa possa assumere.

Essendo, ormai da qualche anno, affiancata dalla sua versione più giovane e dedicata all’architettura, la mostra vi corre letteralmente incontro non appena varcate le soglie dell’Arsenale veneziano e dei celebri Giardini dove, all’interno dei 29 bizzarri padiglioni (di cui vorrei potervi saper dire lo stile, ma s’era detto da principio che non ne sono in grado) realizzati proprio grazie all’avvento di quest’ultima, vi appaiono difronte le più improbabili opere d’arte, sculture, fotografie o performance.

Performance di quelle da pronunciare come se foste nati in centro a Londra, per dire.

Camminando fra un’opera che penso di aver capito ed altre tre che il mio cervello ha classificato ponendoci sopra un punto di domanda, ho potuto osservare le reazioni delle persone che mi circondavano e che, come me, si confrontavano faccia a faccia con ciò che ogni Paese proponeva loro all’interno dei padiglioni.

E’ stato proprio così che ho spontaneamente deciso di suddividere il “personaggio da biennale medio” in tre specifiche categorie:

  • Il Critico: guida di circa 23mila pagine alla mano, rigorosamente acquistata in precedenza all’evento e già prontamente sottolineata, ed espressioni facciali sorprendentemente adatte per ogni opera osservata. Si muove per la mostra circondato da uno sciame d’api che, però, sono soltanto coloro che la guida non sapevano nemmeno fosse in vendita e, colti da disperazione e voglia di capire almeno un quarto di ciò che vedono, decidono di puntare il tutto origliando le sue sapienti spiegazioni;
  • Il Critico social: sebbene richiami in apparenza la precedente categoria, questo personaggio non partecipa alla mostra per criticare o commentare le opere presenti, bensì si appresta a criticare la sua malsana idea d’esserci capitato. “Che tanto non si capisce niente”, vi dirà con intervalli precisi di 35 minuti tra uno sbuffo e l’altro. Il soggetto si ravviva soltanto difronte ad esposizioni particolarmente bizzarre ma che non richiedono un grosso sforzo di comprensione, in ogni caso inutile, poiché vi domanderà semplicemente di scattargli una foto per Instagram;
  • L’entusiasta: figura che trovate molto facilmente fra lo sciame che circonda il Critico e nella quale mi riconosco maggiormente. Cercando, infatti, di origliare qualche spiegone fornito dalle altrui guide, il personaggio cerca di comprendere ciò che gli si palesa difronte salvo poi sentirsi in colpa se questo non dovesse avvenire. Tuttavia, seppur non vantando grosse conoscenze in campo artistico, l’Entusiasta cerca di trarre note positive dalla visita cercando di lavorare alle interpretazioni con la fantasia, a volte l’ironia e molto spesso con le spiegazioni, sempre poco chiare, poste in fianco alle opere.

Comunque, non è che non c’abbia capito proprio niente di niente.

Anzi direi che, con molta probabilità, lo stesso tema scelto per questa edizione lasciava da parte i concetti di limite e confine sia per quanto riguarda gli stili espressi nelle opere, sia per gli argomenti rappresentati al loro interno.

May You Live In Interesting Times

Proprio per questo “May You Live In Interesting Times”, questo il titolo dell’appena trascorsa edizione, ha voluto dare la possibilità a chi l’ha visitata di espandere la visione personale della mostra oltre il confine tradizionale di interpretazione e osservazione. Un titolo che, già così come lo possiamo leggere, non ci dà certezze su ciò che viviamo e ciò che guardiamo con più o meno attenzione, bensì pare volerci lanciare una sfida di pensiero su ciò che l’attuale periodo storico ci offre giorno dopo giorno.

Minacce?

Opportunità?

Come l’arte, nemmeno questo argomento risulta poi di facile comprensione, soprattutto senza le adeguate conoscenze.

Certo, se lo scopo della 58a Biennale di Venezia era quello di abbattere i confini mentali e creativi, sembra proprio esserci riuscita. Oltre gli spazi, le tecniche, gli effetti e le capacità, c’è infatti un confine esclusivamente mentale che molti, persino un po’ troppi, si pongono: non potersi avvicinare all’arte se non completamente in grado di riconoscerla e comprenderla.

Ma qualcuno non aveva detto che il bello dell’arte sta proprio nei sentimenti, spesso completamente opposti, che evoca in ognuno di noi?

Beh, io credo di sì.

Del resto, non è forse avvicinandosi a tali eventi che ci si regala l’opportunità di fare pace con essa e con ciò che, momentaneamente, ci risulta ignoto?

Forse, per qualche tempo, la società ha tacitamente imposto ai “non Critici” questo tipo di pensiero che, tutt’ora, tende a confinare moltissimi individui creando una sorta di vera e propria fobia nell’incontro con le arti. May You Live In Interesting Times è stato il primo, ben assestato, colpo di martello utile a far cadere il muro che tende a limitarci in pensieri ostruttivi per il bagaglio culturale di ognuno di noi!

Perciò, vi ripeto la domanda: avete mai preso in considerazione l’idea di partecipare ad un qualunque evento artistico nonostante una dubbia capacità di coglierne il significato?

Se la risposta è ancora un secco “no”, magari potreste fermarvi un solo attimo e ri-considerare seriamente tale possibilità.

Che sia divertimento, curiosità, interesse o, magari, anche della sana noia.

Qualsiasi sia il sentimento che vi accompagnerà fino sotto alla brillante insegna verde che indica, come al solito, l’uscita, quella sarà la più intima conferma del fatto che l’arte sia in grado di lasciare sempre e comunque qualche cosa, positiva o meno, dentro di noi.

E anche una discreta manciata di likes al vostro profilo Instagram.

di Paola Martin Rosset

Foto  © Paola Martin Rosset

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