L’abuso domestico, un nemico sempre

5 maggio 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Durante il periodo di quarantena da Coronavirus massima attenzione ai casi di abuso domestico

L’abuso domestico è uno dei grandi pericoli in questo specifico momento che stiamo vivendo. La forzata convivenza crea attriti e contrasti, che spesso la parte più debole della coppia, oppure un minorenne in casa, può subire.

Hanno ragione a preoccuparsi le donne in questo periodo.

Prima del Blocco causato dal Virus, erano in costante aumento i casi di abusi domestici da parte di uomini spesso frustrati. Per cui questo “stare in casa” se in alcune coppie può ricreare quel legame che sembrava stava svanendo, in altre accentua problemi precedenti e spesso sottovalutati.

Pare assurdo che proprio in questo nuovo Secolo, in cui, secondo la nostra immaginazione di 30-40 anni fa, dovevano essere in giro per lo spazio su qualche mezzo speciale, oppure vivendo in qualche base sulla Luna o su Marte, ci si ritrovi ancora a parlare di abuso domestico.

Di uomini che approfittano del loro ruolo di potere nei confronti delle donne è purtroppo pieno il Mondo.

Non solo c’è stato un aumento delle uccisioni di donne negli ultimi anni, ma è aumentato in modo esponenziale l’abuso emotivo e psicologico che ti fa dubitare del tuo diritto di vivere come vuoi, o addirittura di semplicemente “essere” nella Società.

Ognuno di noi conosce casi personali, non è raro parlare con amici e occasionali interlocutori e sentire storie che paiono arrivare dal medioevo.

La nuova tendenza è ora nei giovani uomini, coloro che hanno tra i 30 e i 45 anni, che stanno cominciando relazioni più serie con donne che hanno un carattere decisamente più forte delle loro mamme nel passato, dove hanno un ruolo nella Società e dove questo loro potere non è ben digeribile da molti uomini, che vedono posti di potere una volta solo relegati al loro sesso, essere presi d’assalto da giovani donne con istruzione e carattere decisamente di alto livello.

Ultimamente ho avuto un chiaro esempio di abuso domestico, neppure ben riconducibile dalla persona interessata in “abuso”, ma che in realtà lo era e continua ad esserlo anche se in modo differente.

Una giovane donna, incastrata in una nuova città, da sola, dove uno dei suoi datori di lavoro, da prima l’affascina con ruoli di responsabilità e libertà d’agire nel luogo di lavoro, poi l’attrae facendole credere di avere i suoi stessi interessi culturali e generali.

Quindi cerca di farla innamorare, le fa immaginare una vita piena di entusiasmo e piacere e poi, una volta portata in casa e forzata a lasciare anche il suo appartamento, comincia un lavoro certosino psicologico di possesso e controllo che la porta a perdere la credibilità in se stessa, la sua stessa libertà.

I piccoli passi e segnali

Vede meno amici, non li sente più neppure al telefono o nei social network, o perlomeno lontano dagli occhi di lui, perché non sopporta le sue domande di controllo.

Non frequenta più i suoi compagni di lavoro e diventa tutto molto meccanico e automatico.

Non può più sentire neppure i suoi parenti e le visite e i contatti si riducono al (quasi) nulla.

Anche il Natale passa sotto il suo controllo e le visite una volta piacevoli alla propria famiglia diventano un calvario dove non vedi l’ora che tutto finisca.

Poi la pressione psicologica quando finalmente cerca di ribellarsi, quando chiede maggior spazio e lui che gli da della matta, della malata, che “avrebbe bisogno di un Dottore”, che “la porta lui da uno che conosce” e che in sua presenza “spiegherà lui stesso al Dottore” cosa c’è di sbagliato nella mente della sua donna.

Gli ordini perentori a mangiare e comportarsi come lui vogliono, l’esigenza, neppure tanto velata, di avere una donna sotto controllo.

Le ombre delle sue mancanze familiari, forse il ricordo dei suoi genitori che tenevano un continuo controllo su di lui, la chiara voglia di trasferire quella realtà con la compagna attuale.

Lasciarla sola in casa, continuare la propria vita.

Lei che è contenta di stare sola, almeno può scrivere o parlare al telefono con le amiche in un’altra città.

Torna tardi la notte, vede altre donne.

Tutto va bene secondo le sue direttive.

Lei è scontenta, ma non capisce che sta vivendo un abuso domestico. Pensa solo che lui non sia uno come l’aveva immaginato, ma è più grave: sta chiaramente subendo un abuso.

Un abuso gravissimo, che si sviluppa dopo solo pochi mesi di convivenza, non anni.

È più terribile di quel che non vede al momento. Perché’ è rapido, veloce, quasi calcolato e mirato.

Scappa di casa, lui continua ad offenderla, conosce le sue debolezze, sa bene che non può scappare completamente. Da questa sua indubbia forza, le continua a consigliare un Dottore per la sua testa che lui considera “malata”, cerca di convincerla che un Dottore “aiuterebbe a riprendere il rapporto che lui vuole continuare”.

Ma lui non vuole un vero “rapporto”, vuole il “controllo”, il dominio. Vuole continuare ad abusare.

Di fatto lei è veramente malata ora, perché’ dopo soli quattro mesi non si rende ancora conto dell’abuso e che ha veramente bisogno di aiuto.

Ma non con lui e con i Dottori che le consiglia.

Ha bisogno di stare da sola, con gli amici fidati. Con la sua famiglia. Con chi veramente la ama.

Ma lei ancora non si apre, non si rende conto dell’abuso. È difficile ammetterlo. Lei pensa che sia forte e possa tranquillamente essere autonoma, ma non lo è. Non puo’ ancora capirlo. È troppo presto.

Lui è forte psicologicamente, la tiene legata da dai fili invisibili.

Il lavoro, la dipendenza monetaria, la sua presenza psicologica e fisica giornaliera al lavoro è forte. Lui lo sa e finge un falso affetto che non è altro che voglia di controllo e potere.

Lei cambia, diventa acida, perfettamente dura e inflessibile, ma chi la vuole aiutare.

Non vuole vedere la realtà dei fatti. Tiene ancora rapporti con lui. È chiaramente sotto un abuso sentimentale e domestico.

È sola, troppo sola. È difficile aiutarla perché’ non crede più a nulla. Si è creata un mondo suo interno, una specie di autodifesa in cui si erge a paladina di sé stessa. Ma mostra in questa attitudine debolezza e chiaramente che l’abuso è stato violento e che continua in forme più subdole.

Come lei milioni di altre donne vivono la stessa situazione e anche i Governi di Paesi considerati civili, hanno costantemente sul tavolo leggi e programmi per combattere questa nuova piaga di questo Secolo.

La nuova generazione, cresciuta spesso con video giochi violenti e con musica aggressiva, ha sfornato una generazione di “nuovi uomini” frustrati e pericolosi, che stanno tentando di minare alla base certe conquiste che le donne hanno avuto 30-35 anni fa.

Molti di loro si affacciano alla politica e parlano di abolire l’aborto, vogliono togliere diritti acquisiti dalla Donne. Non hanno vergogna di questa loro posizione estremamente medievale, perché’ sanno che molti della loro generazione la pensano come loro.

Senti giudicare nuovamente male una donna che abbia avuto più di 3 o 4 rapporti sentimentali, è un ritorno ad un periodo perfino precedente al mio.

Ora è tutto in pericolo per loro, giovani trentenni circondati da coetanei che si stanno rivelando come i mostri dei loro video giochi preferiti.

Persone oppresse e oppressive, cresciute in ambiti familiari distaccati e probabilmente oppressivi e violenti di conseguenza.

La Legge può fare molto, specie educare, ma per i casi esistenti, siamo noi che possiamo fare molto, non distaccandoci da queste persone, ma cercare di starle vicino, anche quando vogliono chiuderci la porta in faccia, spesso offendendoci e attaccandoci.

Il loro attacco è figlio della paura, del non vedere (o non voler vedere) le cose come stanno nella realtà. Nessuno è felice di ammettere di essere caduti nella trappola dell’abuso domestico, specie se questo è psicologico.

Ma non dimenticatevi che queste persone (spesso donne) non stanno attaccando noi nella loro durezza nelle risposte, ma stanno solo creando una barriera intorno a loro stesse, non vogliono essere viste e non vogliono vedere. perché hanno paura, perché capiscono che qualcosa non è chiara, ma se hai vissuto l’abuso psicologico in questa maniera, ci vuole tempo e pazienza prima che capiscano bene dove si trovano e solo quando è tutto chiaro nella loro mente, forse solo allora potranno tentare d’uscire da questa esperienza e riprendere la strada per essere nuovamente libere e indipendenti.

Come è giusto e logico che sia.

Se volete sapere di piu’ sulle violenze domestiche, visitate il sito dell’Universita del Kentucky, dove troverete i 10 segnali che vi faranno capire quando e’ un atto un abuso domestico e psicologico verso soggetti piu’ deboli.

di Massimo Usai

foto © di Massimo Usai

http://www.massimousaiphoto.com
http://www.massimousai.co.uk

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