Disturbo da deficit di attenzione/iperattività. ADHD

5 aprile 2017 | commenti: Commenta per primo |
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Questo mese il tema è l’ADHD, acronimo venuto maggiormente alla ribalta in questi ultimi anni.

Cominciamo con una definizione: il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (in italiano DDAI, in inglese ADHD Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder).

Un disturbo dello sviluppo neuropsichico caratterizzato da difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e iperattività motoria.

disturbo deficit di attenzione

Come si manifesta?

Sostanzialmente con l’incapacità del bambino di regolare il vissuto emotivo e il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. Ciò impedisce il suo normale sviluppo e integrazione sociale.

Esistono diverse ipotesi eziologiche. Alcuni ricercatori hanno esplorato le ipotesi neurologiche e genetiche, altri sostengono l’importanza di fattori ambientali e relazionali. Altri ancora ritengono che le due ipotesi possano coesistere, a seconda dei casi e delle situazioni ambientali.

Le tecniche di neuro-immagine, come la risonanza magnetica funzionale, hanno evidenziato che le persone con ADHD hanno differenti aree di attivazione (corteccia prefrontale e gangli della base) rispetto ai soggetti di controllo.

Soprattutto se impegnati in compiti di inibizione degli impulsi e ciò sembra suggerire che esistano alcuni deficit funzionali a livello cerebrale.

Altri studi sottolineano un importante ruolo svolto dalla trasmissione genetica.

L’ADHD è familiare soprattutto nei parenti maschi di bambini con ADHD.

E’ importante comunque precisare che le “vere” cause (cioè relazioni dirette e esaustive) dell’ADHD sono sconosciute, anche se si propende per una ipotesi eziologica di tipo multifattoriale.

Esiste un dibattito controverso sull’ADHD, con opinioni che vanno da coloro che lo ritengono un disturbo neurologico a coloro che negano la sua esistenza come disturbo. Sostengono che si tratti di comportamenti particolari di bambini molto vivaci all’interno di una cornice educativa e/o affettiva problematica.

Sicuramente la “troppa vivacità” non può essere classificata come ADHD, ma diverso è un bambino vivace da uno estremamente ingestibile, impulsivo e con un controllo dell’attività motoria ed emotivo totalmente inadeguato.

Va assolutamente detto che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare. Non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace e tanto meno non è dovuta alla «cattiveria» del bambino.

L’ADHD è un vero problema

per il bambino, perché gli impedisce di raggiungere gli obiettivi di sviluppo, apprendimento e integrazione; per la famiglia e per la scuola, poiché genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino.

Andando più nello specifico, vediamo quali sono i criteri per definirlo: il Disturbo di Deficit di Attenzione/Iperattività può essere di 3 tipi:

  1. Tipo con Disattenzione Predominante (se sono maggiormente presenti i sintomi di Disattenzione);
  2. Tipo con Iperattività-Impulsività Predominante (se sono maggiormente presenti i sintomi di Iperattività-Impulsività);
  3. Tipo Combinato (se sono presenti entrambe le problematiche).

È difficile trovare un disturbo ADHD “puro”

Quasi sempre è in comorbidità, cioè coesiste con uno o più altri disturbi (disturbo oppositivo-provocatorio, disturbo della condotta, disturbi specifici di apprendimento, disturbi d’ansia). Con minore frequenza, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo da tic, disturbo bipolare che ne aggravano i sintomi e rendono più difficile sia la diagnosi sia la terapia.

In concreto, per poter fare una diagnosi di ADHD è necessario che siano riscontrati almeno 6 sintomi, per un minimo di sei mesi, in almeno due contesti (es. scuola e famiglia).

Inoltre, è necessario che tali manifestazioni siano presenti prima dei 12 anni di età e soprattutto che compromettano il rendimento scolastico e/o sociale.

Questi i sintomi:

  • l’essere facilmente distratti, perdere i dettagli, dimenticare le cose, e spesso passare da un’attività all’altra, avere difficoltà a concentrarsi su una cosa
  • l’essere annoiato con un compito, dopo pochi minuti, a meno che si stia facendo qualcosa di divertente
  • l’avere difficoltà a focalizzare l’attenzione sull’organizzazione e completamento di un compito o nell’imparare qualcosa di nuovo
  • l’avere difficoltà a completare o svolgere compiti a casa, spesso perdendo le cose (per esempio, matite, giocattoli, compiti) necessarie per completare le attività
  • non sembra ascoltare quando gli si parla
  • sognare ad occhi aperti, facilmente andare in confusione e muoversi lentamente
  • avere difficoltà di elaborazione delle informazioni con la stessa rapidità e precisione degli altri
  • difficoltà a seguire le istruzioni
  • dimenarsi e contorcersi da seduti, avere difficoltà a star seduti
  • parlare senza sosta, essere costantemente in azione
  • toccare o giocare con qualsiasi cosa sia a portata di mano
  • essere molto impaziente, avere difficoltà a svolgere compiti o attività tranquille
  • fare commenti inappropriati, mostrando le proprie emozioni senza inibizioni e agire senza tener conto delle conseguenze
  • avere difficoltà nell’attendere cose che si vogliono o attendere il proprio turno di gioco
  • ridere spesso, con o senza un motivo reale

In questo articolo sono state delineate le caratteristiche generali del disturbo. Nel prossimo articolo, ci si soffermerà sul vissuto emotivo dei bambini/ragazzi con ADHD e sul “cosa fare”.

Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa e Psicoterapeuta / Analista transazionale socio – cognitiva

 

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