Alla scoperta dei murales di Belfast

12 settembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Viaggio tra i muri di Belfast che raccontano le due anime della città, tra attentati, disordini, repressioni e voglia di libertà.

Belfast foto di Roberto Di Giulio

© Roberto Di Giulio

Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord è una città portuale con una doppia anima.

Divisa tra irlandesi e britannici, cattolici e protestanti, unionisti e lealisti, questa città ha una storia tanto affascinante quanto tormentata.

Il primo insediamento risale al 1177, quando l’anglosassone John de Courcy costruì nelle vicinanze un castello, distrutto nel 1315 da Edward Bruce.

La città passò poi sotto gli O’Neill, antica famiglia irlandese discendente dal re Niall (sec. V) che, tra lotte tra clan rivali di discendenti della stessa  famiglia e la guerra contro gli inglesi, la tenne sino al XV secolo.

Dopodiché Belfast divenne un insediamento di coloni protestanti scozzesi e inglesi. Questa fu la miccia del feroce conflitto con i cattolici e che è arrivata sino ai giorni nostri.

Indelebile nella mente è il periodo dei Troubles (“disordini”) che tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni novanta del XX secolo, tra attentati e repressioni inglesi, causarono oltre 3000 morti. 

I murales a memoria dei Troubles

E non è un caso che uno dei maggiori luoghi d’interesse siano i murales (murals) della guerra civile tra i protestanti lealisti e i cattolici unionisti repubblicani.

© Roberto Di Giulio

© Roberto Di Giulio

Queste opere ricche di simbolismi non sono soltanto da vedere, ma raccontano, ognuno, una storia.

I primi murales spuntarono all’inizio del ‘900, creati dagli unionisti per protestare contro il governo dell’Irlanda, che diventarono man mano anche un modo per ricordare eventi, protagonisti e vittime del conflitto, oltre che un modo per segnare il territorio nel periodo dei Troubles.

Nel 1970, infatti, venne creata la Peace Line per dividere il quartiere intorno a Shankhill Road di orientamento protestante, dalla parte di Divis street e Falls Road, a maggioranza cattolica e repubblicana.

Ben presto anche l’ala lealista cominciò a creare murales, in risposta agli unionisti.

Oggi la zona ovest conta oltre 130 murales.

La zona dei murales, che si estende per 9 km, interessa Divis Street, Falls Road, Cupar Way, Shankill Road, sino ad arrivare a Newtownards Road.

Tra i graffiti repubblicani più famosi ricordiamo quelli del Solidarity Wall, che mostrano la solidarietà dei cattolici nei confronti dei popoli palestinese, curdo e basco,  oppure quello che raffigura Bobby Sands, attivista dell’Ira e scrittore morto nel 1981 in seguito allo sciopero della fame nella prigione di Long Kesh o la fenice che risorge, simbolo dell’Irlanda dopo l’insurrezione di Pasqua.

I murales lealisti, al contrario, sono caratterizzati da immagini a tema militare, in cui predomina l’Union Jack oppure la raffigurazione della regina Elisabetta, re Gugliemo III o il mitra e la mano rossa, simbolo degli Ulster Freedom Fighters (Uff), a conferma della fedeltà alla corona.

Purtroppo molti di questi graffiti sono stati rimossi per fare spazio a nuove costruzioni o sostituite col tempo da immagini di personaggi famosi, come calciatori simbolo o scrittori.

Oggi la zona è tranquilla e visitabile dai turisti, sia a piedi che con i famosi taxi neri.

Per orientarsi in questo grande museo a cielo aperto è stata creata anche una mappa, realizzata dall’area nazionalista di Belfast ovest e distribuita gratuitamente dall’ufficio turistico, nonché reperibile sul sito di Failte Feirste Thiar.

di Barbara Donzella

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