Amicizia e bike

22 gennaio 2021 | commenti: Commenta per primo |
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Amicizia e amici che contano, non solo in bike

Tablet Bike, ho una teoria sull’amicizia. Quella vera. Conosco un mare di gente, ma mi ritengo fortunato ad avere pochi e selezionati amici.

Magari il mio non è poi un pensiero così originale, ma sono convinto che i veri amici siano quelle persone che ci rimangono dentro anche quando le vicissitudini della vita tendono a separarci.

Non importa se non ci si può vedere spesso, e Dio solo sa quanto sia difficile incontrarsi in un periodo come questo.
Eppure ci sono persone con cui si stringe un legame così profondo, che ha il potere di annullare il tempo.

Un’ora, un giorno o un anno, nulla cambia: si ricomincia esattamente nel punto dove ci si era lasciati, senza risentimento e senza farci caso. Concetto molto diverso, a mio parere dalla semplice conoscenza.

Le conoscenze vanno coltivate, le amicizie no, non ne hanno bisogno.

Perché queste considerazioni sull’amicizia?

Perché come tutti, ho avuto la mia dose di delusioni, ed un bel giorno ho deciso che la vita è una soltanto, e preferisco condividerla con chi mi vuole bene, con buona pace per tutti gli altri.

Vivere una serie infinita di giornate fantastiche con gli amici più cari, per citare le parole di un noto spot, non ha prezzo.

Non so dirvi qual è stato il meccanismo, forse è stata solo la voglia di rimettere insieme la vecchia “banda”, fatto sta che con mia grande gioia, abbiamo organizzato una gita in mountain bike.

Non ci crederete, ma pedalare insieme ci ha riportato indietro anni luce, risvegliando una serie di ricordi sepolti da un velo di polvere. E per rimuovere questo velo è bastato un soffio, ritrovando immediatamente l’armonia di un tempo.

Ora anche per loro le domeniche si trascorrono in bici.

Vorrei raccontarvene una decisamente particolare, anche per via di una new entry: il mio nuovo rimorchio da agganciare alla bici.

Costruito da mio padre, completamente in fibra di carbonio, leggerissimo e robusto, questo accessorio apre nuove possibilità in quanto è possibile caricare un’infinità di cose, per trasportarle quasi senza fatica.

Dopo mesi di gestazione, siamo al primo, decisivo collaudo su strada. E’ nostra intenzione rispettare tutte le norme sul distanziamento, e quindi ci diamo appuntamento in un luogo che almeno sulla carta ci garantisce di non essere affollato.

L’idea è quella di scorrazzare per l’Agro Pontino e le sue strade poco trafficate e magari, in giornata di affacciarci sul mare e pranzare in spiaggia.

Ci vediamo quindi nel centro di Latina, praticamente deserto. La mattina è forse la prima se non gelida, quantomeno frizzante di questo autunno, ma il cielo è azzurro e il sole comincia già a scaldarci nel suo abbraccio.

Aggancio il mio rimorchio, e tutti insieme, cominciamo ad attraversare la cittadina in direzione mare.

Tutte le volte che mi trovo da queste parti scopro nuove cose

I viali sono molto larghi, e i marciapiedi sono l’ideale per lo jogging che evidentemente qui è praticato da un sacco di gente; anche gli spazi verdi sono ovunque e questo consente, per quanto ho avuto modo di vedere, di mantenere un certo distanziamento senza rinunciare al proprio divertimento.

Transitiamo sotto la via Pontina, e con un poco di attenzione a causa dei numerosi svincoli, ci troviamo su una pista ciclabile che dopo qualche piacevole chilometro ci traghetta direttamente al lago di Fogliano, e subito dopo in riva al mare.

Il nostro gruppetto svolta a sinistra e imbocca la strada asfaltata che corre proprio sulla duna.

Curiosamente, da queste parti, quella che si chiama via Litoranea, non è sul mare, ma si dipana un paio di chilometri nell’entroterra; chi va in bici dovrebbe evitarla perché nonostante i limiti e qualche autovelox, è dritta come un fuso, la gente pesta sull’acceleratore e sembra a tutti gli effetti una pista di Formula 1.

Noi invece abbiamo tutto quello che ci serve:

la sagoma del Circeo, in lontananza, ci guiderà per gran parte della giornata, pedaliamo a qualche metro dal mare e da una spiaggia completamente deserta.

Per il resto, solo qualche sporadica auto e numerosi ciclisti. Il mio rimorchio, carico che di più non si poteva, mi segue obbediente e non posso fare a meno di pensare ai viaggi futuri con questo mio nuovo e curioso oggetto.

Effettivamente mi accorgo che lo guardano un po’ tutti, i pedoni si fermano, i ciclisti si girano per dare una fuggevole occhiata; sembra che nell’ Europa settentrionale il rimorchio per le bici sia molto comune, soprattutto per il trasporto dei bambini, qui se ne vedono ancora pochini, e certo non belli come il mio, ma andiamo avanti con il racconto.

Superato Rio Martino, la strada si interrompe e si prosegue su un sentiero molto ben battuto, sempre sulla duna, tra il Lago dei Monaci ed il mare.

La giornata, come accennavo prima, è tersa e alla nostra destra sono visibili nitidamente le Isole Pontine.

La spiaggia è così invitante che non resistiamo alla tentazione di scendere dalla duna per percorrere qualche chilometro sulla battigia, che ben compatta è dura quasi come il sentiero. Un nastro di sabbia chiara e pulita senza presenza umana a perdita d’ occhio.

Se è vero che questo paradiso oggi sembra tutto nostro, viene spontaneo riflettere sui motivi che spingono le persone ad ammassarsi tutte negli stessi posti e nello stesso momento, per poi lamentarsi che in giro c’è troppa gente.

Vi garantisco che è sufficiente organizzarsi con un po’ di criterio, e si possono scoprire luoghi bellissimi e niente affatto estremi, adatti a tutti, come questo. E per scoprirli niente è efficace come la nostra amata bicicletta.

Il procedere sulla sabbia è appagante ma comunque faticoso, le ruote sottili del mio rimorchio tendono a tratti ad affondare e quindi decidiamo di fermarci.

Al riparo della duna, il vento è assente, il tepore del sole ci scalda e ci invoglia a levarci di dosso qualche strato, in un attimo siamo già in maglietta, davanti al mare cristallino. Questo è il momento da me tanto atteso e dal rimorchio esce di tutto: la tenda da campeggio, le sedie, i teli mare, una bottiglia di prosecco ghiacciata per un brindisi (sempre a debita distanza) con gli amici di sempre.

Una giornata in bici un po’ diversa dalle altre, e con qualche comodità in più.

Ma soprattutto, lontana da tutto, dai problemi, dai telegiornali, dalla routine, che se da un lato può essere rassicurante, dall’altro rischia di farti appassire lentamente, senza che tu te ne accorga.

Eppoi, all’improvviso il silenzio, non dato solo dal luogo solitario, ma anche all’interno del nostro gruppetto di vecchi amici.

Uno di loro, tanti anni fa, coniò un’espressione che ancora ricordo con affetto: rimanere in ”cordiale silenzio”, che è uno stato in cui le persone interagiscono senza sentire il bisogno di usare le parole, e che pensandoci bene, è la forma più efficace ed intima di comunicazione.

Poi l’allegria, le risate e soprattutto i panini, tornano a colorare la giornata.

Qualche ora di relax, e ci mettiamo di nuovo in marcia.

Proseguiamo ancora sulla battigia verso sud, poi approfittiamo di una passerella in legno che ci riporta di nuovo sulla duna.

Da lì si può scegliere una Migliara qualsiasi, per tornare verso il punto di partenza. Se osserviamo le mappe, infatti, scopriamo che questo territorio è come un’immensa scacchiera, le strade, come del resto i canali della Bonifica sono tutte parallele o perpendicolari.

Di solito si va ad intuito, una vale l’altra e si torna indietro senza perdersi. Noi scegliamo una strada sterrata che costeggia il Lago di Caprolace e successivamente il Lago dei Monaci.

Transitiamo in mezzo a fattorie e distese di campi verdi e silenziosi, le bufale incuriosite dal nostro passaggio ci fanno compagnia finché sbuchiamo di nuovo sulla ciclabile che dal mare ci porterà al centro di Latina.

La giornata è stata intensa e divertente ma la cosa che mi ha gratificato di più è stata l’espressione felice ed appagata dipinta sul volto dei miei amici.

E domenica prossima dove andiamo?

testo e foto di Luca Santagà

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