L’amore oltre il Coronavirus

8 aprile 2020 | commenti: Commenta per primo |
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I sentimenti non vanno in quarantena

Giusto qualche anno fa, il Premio Nobel Gabriel Garcìa Márquez ci regalava una delle opere più celebri ed intramontabili della letteratura mondiale: L’amore ai tempi del colera.

Romanzo dal carattere ironico, racconta un amore fatto di lontananza, perdita e ritrovamento ed è ambientato in un paese caraibico del XIX secolo dove l’infezione del colera, radicata ormai da decenni, aveva stravolto la vita di ognuno.

Notate una qualche similitudine? Ebbene, proprio per questa ragione, il pubblico dei social ha di recente iniziato ad accostare il romanzo alla difficile e surreale situazione che sta travolgendo la quotidianità di ognuno.

L’amore ai tempi del Coronavirus, direbbe qualcuno.

Marco ed Eleonora, due adolescenti alle prese con il primo amore ed una circostanza ben più grande di loro, ci raccontano cosa significhi vivere con il cuore in quarantena e la webcam sempre accesa, pronta ad accorciare le distanze fra sorrisi, sguardi e tutte le preoccupazioni della loro splendida, quanto difficile, età.

Ciao ragazzi, grazie per aver accettato di chiacchierare un po’ con me. Iniziamo dalle cose semplici: quanti anni avete?

E: “Ciao! 15.

M: “Io 16, ho un anno in più.

Da quanti giorni, ormai, siete a casa?

E: “Oddio, rispondi prima tu!

M: “No dai, fallo tu, io non me lo ricordo…

E: “E’ che – ride- non me lo ricordo più nemmeno io… Aspetta, dovrebbe essere esattamente dal 26 febbraio, quando saremmo dovuti tornare dalle vacanze di carnevale. Sì, dal 26 fino ad adesso!

Sorrido ai quattro occhi blu che, impazienti di scoprire la domanda seguente come concorrenti di un quiz televisivo, mi fissano in questo istante.

Beh, immagino che le vostre giornate e le vostre abitudini siano un leggermente cambiate, come state vivendo questa situazione?

E: “Beh, lui aveva sicuramente delle giornate molto più piene delle mie quindi ne sta risentendo di più, mentre quello che faccio io ora è quasi identico a ciò che facevo prima della quarantena. Sono abituata a stare in casa dopo la scuola.”

M: “Io all’inizio, prima della quarantena definitiva dentro casa, pensavo fosse semi-piacevole non dover andare a scuola ma potersi muovere comunque. Insomma, potevo allenarmi a basket e andare a trovarla senza troppi problemi! Certo, mi facevo accompagnare in macchina invece di prendere il treno, però non era un grosso impedimento… Poi, quando sono arrivate le norme più severe, le cose per me sono cambiate molto. Un po’ più rispetto a lei, che vive in un luogo molto più isolato.

Mi sento abbastanza stressato, non tanto per lo stare chiuso in casa, ma perché mi mancano le cose che facevo ogni giorno: lei, il basket, andare al campetto con gli amici. Le mie giornate, adesso, sono fatte di alti e bassi.”

Ma, se posso eh, da quanto tempo state assieme?

M: “Ehm, dieci mesi. Dieci mesi e un giorno, per la precisione.”

Dallo schermo del pc, il sorriso di lei mi lascia intuire con una certa soddisfazione che la risposta è corretta: se lo ricordano entrambi alla perfezione.

Marco prima mi parlava di treni, so che voi due non abitate proprio vicino… Fare i conti con la distanza non è mai semplice, soprattutto alla vostra età, eppure siete davvero bravi! Quante volte vi vedevate prima della quarantena?

M: “Allora, più o meno una volta a settimana che, però, comprende tutto il weekend. Magari capita che io vada da lei il sabato e torni a casa la domenica, o viceversa.

E: “Sì, però dipende. Se ci sono ponti o festività e siamo a casa da scuola, ci vediamo anche due o tre volte in una settimana.

 La prima cosa che avete pensato non appena vi è stato detto che non vi sareste potuti vedere per un periodo di tempo più o meno lungo?

E: “Io, quando Marco mi ha detto che non sarebbe riuscito a venire da me per via dei divieti, sinceramente non riuscivo a crederci. Mi sembrava una cosa impossibile! E’ davvero brutto.”

M: “Non lo so, sul momento mi si erano proprio bloccati tutti i pensieri. Ero triste ma non riuscivo ancora a metabolizzare la cosa… Mi sembrava veramente strano che avessero bloccato qualsiasi cosa! In questi casi non si sa nemmeno cosa pensare, ci si sente soltanto improvvisamente tristi.”

Lo immagino, ragazzi, è una situazione che nemmeno io mi sarei mai immaginata di vivere…

Ecco, per provare a combattere almeno un po’ di questa tristezza, che cosa fate durante il giorno per sentirvi più “vicini”?

E: “Noi… giochiamo a Fortnite! Un gioco per la Play online.

M: “Ahahahahaha, si vabbè, diciamo che cerchiamo di prenderla giorno per giorno. Cioè, ogni giorno troviamo il modo di dedicarci del tempo a seconda dei vari impegni. Con la scuola online non è proprio facile, ci occupa un sacco di tempo.”

E: “Forse, a dire il vero, ci sentiamo anche meno di quanto facciamo di solito! Non solo per lo studio, ma anche perché a volte non sappiamo più di cosa parlare. Non succede più nulla di bello da raccontare… Comunque cerchiamo sempre di fare almeno una videochiamata o di giocare alla Play Station insieme.”

M: “Sì, anche se più difficile del solito, è pur sempre un modo di stare insieme ed è sempre bello. Ele, puoi confermare per favore?

Ed ecco che un altro, enorme, sorriso di assenso si fa spazio fra la luminosità, sempre troppo alta, del mio schermo.

Che effetto vi fa non sapere con esattezza quando tutto questo finirà?

E: “Io cerco di non pensarci, mi immagino di essere in un qualsiasi giorno della settimana e di dover aspettare il sabato per vedere Marco.

M: “Anche io, cerco un po’ di mascherare la realtà per non rattristarmi troppo. Devo un po’ auto-ingannarmi per rimanere il più possibile nel presente, per concentrarmi sulle cose per come sono adesso. Il futuro purtroppo non lo possiamo controllare. A volte ho dei momenti in cui penso alle notizie che circolavano in questi ultimi giorni e perdo un po’ di lucidità, ma poi cerco di trovare la serenità per vivere le giornate più normalmente possibile. Mi concentro su altro: l’alimentazione, lo studio, qualsiasi cosa che mi aiuti a non pensare troppo alle cose che non posso controllare.”

E: “Esatto… Anche perché visto che non possiamo uscire di casa e tantomeno vederci, se iniziassi a pensare troppo spesso a cose del genere andrei fuori di testa.”

Cosa vi manca di più dell’altro?

E: “Ehm, boh – ride- forse il contatto fisico. Mi manca abbracciarlo, non so spiegare bene la mia sensazione. Mi manca persino stare a casa a non fare nulla, però insieme. E poi c’è un momento, quando dopo avermi dato un piccolo bacio, sorride e mi guarda negli occhi… Quello mi manca moltissimo.”

M: “Esatto, anche a me manca passare del tempo assieme. La cosa più bella è proprio poter fare un sacco di esperienze insieme alla persona che ami e ora, invece, non possiamo fare più niente. Nemmeno guardare Netflix distesi sul divano per tutto il giorno… E’ proprio vero, mi manca anche quello che non facevamo! E poi il suo modo di fare, di scherzare, di ridere insieme. Qualsiasi cosa, se fatta con lei, diventa super.”

Ora vi chiedo un attimo di concentrazione: se in questo preciso momento storico doveste dedicarvi una canzone, quale sarebbe?

E: “Oprah’s Bank Account di Lil Yachty, DaBaby e Drake. Anzi no, aspetta. E’ che, ora che non vado più in corriera alla mattina, ascolto molta meno musica del solito e ho perso un po’ la mia routine musicale.

M: “Ma come? Io la so, pensavo dicessimo la stessa! Per me, comunque, Il Cielo nella Stanza di Salmo.

E: “Ah vabbè, quella è da sempre la nostra canzone. Anche se, a dire la verità, noi ascoltiamo un sacco di musica insieme e quindi tutte le canzoni che condividiamo diventano una specie di colonna sonora che ci dedichiamo di continuo. Mi fanno pensare tutte a lui.

M: “E’ vero, perché quando ascolto la musica penso alle cose belle, quindi a lei.”

Ragazzi, mi state facendo un po’ commuovere e, vi avverto, non è così semplice!

Allora, ultimissima domanda: immaginate che questo difficile periodo sia già finito, scendete dal vostro solito treno e finalmente vi trovate faccia a faccia. Quale sarebbe la prima cosa che direste all’altro?

E: “Ciao amore, ne sono sicura.”

M: “Io non le direi niente, le darei direttamente un bacio.

Li osservo salutarsi a vicenda prima di chiudere la videochiamata.

Ciao amore” fa lei.

Ciao amore? Ciao, cacca!” risponde lui, prendendola in giro.

Anche oggi si regalano, mi regalano, un sorriso. Di quelli veri, quelli che assomigliano ad un raggio di sole che squarcia il cielo coperto dalle nuvole che annunciano i temporali estivi.

Un sorriso che sembra voler sussurrare a tutti un’unica, importantissima, cosa.

Andrà tutto bene.

di Paola Martin Rosset

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Le immagini Pixabay appaiono in Creative Commons CC0

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