Analisi Transazionale

7 novembre 2018 | commenti: 2 |

Analisi Transazionale (AT): le posizioni di vita e il copione

Qualche settimana fa ho scritto che la persona sofferente di cherofobia, la paura di essere felice, aveva probabilmente aderito ad una posizione esistenziale ed ad un copione di vita perdenti.

Non avevo lo spazio per approfondire questi concetti e ritengo necessario farlo in questo nuovo articolo, facendo riferimento all’Analisi Transazionale classica (AT) e a quello che viene denominato “Il modello 101”, cioè il corso introduttivo sui concetti di base dell’AT, ufficialmente riconosciuto in tutto il mondo.

Partiamo da uno degli assunti filosofici di base, l’OKness: “Ogni persona è OK”, cioè va bene così come è. Cosa significa? Che le persone sono uguali tra di loro ed ognuna ha valore, a prescindere dalla razza e contesto socioculturale. Questo principio afferma l’accettazione incondizionata della persona. O meglio: è possibile non accettare quello che la persona eventualmente FA, ma è da accettare quello che la persona E’, la sua essenza.

Questo assunto è importante per capire come, nell’AT, si determinino le 4 posizioni di vita.

È possibile definirle come “una convinzione di base della persona, circa sé e gli altri, usata per giustificare le proprie decisioni e i propri comportamenti” e circa il valore che egli percepisce in se stesso e negli altri.

Queste sono le 4 posizioni:

  • Io sono OK, tu sei OK. Io vado bene come sono e tu vai bene come sono. È definita la posizione di successo, quella sana, rispetto al valore che riconosco a me e agli altri;
  • Io sono OK, tu non sei OK. Io vado bene come sono ma tu non vai bene come sei. Viene definita la posizione “omicida” o di arroganza, è la posizione in cui l’altro viene svalutato, “eliminato”. Da un punto di vista clinico corrisponde alla paranoia.
  • Io non sono OK, tu sei OK. Io non vado bene come sono, tu vai bene come sei. È detta posizione “suicida” o depressiva, poiché caratterizzata dalla denigrazione di se stessi, mentre l’altro è vissuto come inevitabilmente superiore.
  • Io non sono OK, tu non sei OK. Io non vado bene così come sono e neanche tu vai bene così come sei. È detta posizione suicida di superficialità o di futilità, dove nulla ha senso e valore, né io né gli altri.

Eric Berne, il padre dell’AT, sosteneva che il bambino impara da piccolo (dai 3 ai 7 anni) alcune convinzioni su di sé e sugli altri che possono anche rimanere stabili per tutta la vita ed assume una posizione esistenziale che, appunto, possa giustificare proprio le decisioni prese.

Le posizioni di vita sono intrinsecamente legate al concetto di copione, che Berne definisce (nel suo libro “Ciao!… e poi?”): “un piano di vita basato su una decisione presa nell’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli eventi successivi e culminante in una scelta decisiva”.

Il copione, dunque, viene “deciso” dal bambino nell’infanzia, è fortemente determinato dai messaggi genitoriali che egli riceve (messaggi che lo sottopongono a forti pressioni esistenziali o che lo criticano per gli errori commessi), è al di fuori della consapevolezza e viene infine rinforzato da eventi successivi della vita che egli filtra, allo scopo di confermare le sue decisioni. Quindi il suo copione.

Per chiarire meglio la dinamica del copione, Il Modello 101 di Berne utilizza una metafora: è come la prigione nella quale si trascorrono molti anni. Una volta libera, la persona si trova persa, non sa come gestire la vita quotidiana, come utilizzare il suo tempo, come costruire relazioni e, a quel punto, fa qualcosa per tornare in prigione. Perché è quello l’unico posto che sente sicuro. Il mondo, le novità, sono vissute come pericolose e fonte di ansia insostenibile, al punto da preferire di tornare nella sua vecchia prigione, nel suo copione. Magari è triste ma allo stesso tempo è familiare, se ne conoscono le regole e si sa come evitare la sofferenza.

L’AT descrive diversi tipi di copione, classificandoli secondo il destino (Copione Vincente/Costruttivo, Perdente/Distruttivo, Banale/Improduttivo) o secondo la strutturazione del tempo:

  • SEMPRE: è il copione di quelle persone che una volta intrapreso un cammino devono percorrerlo per sempre (es. continuare un lavoro o una relazione che rende infelici);
  • MAI: è il copione di coloro che mai ottengono o fanno quello che vogliono, che usano un dialogo interno con il quale non si danno mai il permesso di provare piacere (es. rifuggire la felicità…);
  • PRIMA: è il copione di chi deve aspettare e comunque pagare un prezzo prima di avere un premio (es. affaticarti tanto… ma tanto tanto, prima di concedersi un momento piacevole per sé);
  • DOPO: è il copione delle persone che prevedono dei problemi dopo aver raggiunto degli obiettivi (che succede ora?);
  • QUASI: è il copione di coloro che arrivano vicinissime alla meta ma… non la raggiungono mai, sentendosi quindi sempre incompiuti ed inefficaci;
  • FINALE APERTO: è il copione che prevede un po’ di tutti gli altri fino ad un certo punto.

Claude Steiner, allievo di Berne e padre della teoria delle Carezze, distingueva 3 copioni secondo lo stile di vita: Senza Amore, Senza Mente e Senza Gioia. E credo che aggiungere altre parole serva a poco…

Dopo quanto scritto, diventa più comprensibile capire perché, ad esempio, una persona abbia paura di avvicinarsi alla felicità come il cherofobico, un’altra non sia capace di darsi valore o ancora un’altra rimanga bloccata all’interno di scelte sbagliate col terrore di sperimentarsi in qualcosa di nuovo. O anche perché tante persone, spinte da situazioni insostenibili, comincino una terapia ma poi decidano di abbandonarla. Perché uscire dal proprio copione è difficile, molto difficile. Ma si può.

Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta

Analista transazionale socio-cognitiva

Mediatore Feuerstein Basic e Standard I livello

Referente Roma Sud per l’Associazione Hikikomori Italia Onlus

EMAIL: giuliamigani@yahoo.it Cellulare: 338 3839479

 

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