Andy Warhol. Il padre della Pop Art a Roma

21 marzo 2019 | commenti: Commenta per primo |

Andy Warhol in mostra al Complesso del Vittoriano, Ala Brasini, sino al 24 Febbraio 2019. – PROROGATA FINO AL 5 MAGGIO!

Andy Warhol Liz, 1964 Serigrafia su carta, 58,7×58,7 cm Collezione privata, Monaco (MC) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol

In occasione del novantesimo anniversario dalla nascita, Roma dedica una grande esposizione al padre della Pop Art, Andy Warhol.

In oltre 170 opere viene tracciata la vita straordinaria di questo artista; dagli esordi sino alla sua consacrazione.

Pittore, scultore, regista, produttore cinematografico, direttore della fotografia e sceneggiatore, Warhol – con il suo stile pubblicitario e sgargiante – ha preso le  immagini-simbolo della cultura di massa americana, ripetendole, alterandone i colori e svuotandole di significato.

I suoi lavori, però, non hanno un intento polemico verso ciò che riprende, ma provocatorio verso l’arte stessa, ‘consumata’ come un qualsiasi altro prodotto commerciale.

Tra le opere più iconiche esposte troviamo il volto di Marilyn Monroe serigrafato che, giocando sul contrasto di colori complementari, blu e arancione, trasformano l’immagine della diva in un prodotto spersonalizzato, da vendere alla massa.

Andy Warhol Campbell’s Soup,1969 Serigrafia su carta, 88,9×58,4 cm Collezione Eugenio Falcioni, Monaco (MC) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol

La mostra romana parte dalle origini artistiche della Pop Art, quando nel 1962 l’artista americano inizia a usare la serigrafia e crea la serie Campbell’s Soup, minestre in scatola che Warhol prende direttamente dagli scaffali dei supermercati, “trasfigurandole” in opere d’arte.

Seguono le serie sulla Coca-Cola e i ritratti su Elvis, Marilyn, Mao Tse-Tung, Liz Taylor e altri. I volti, su sfondo perennemente neutro, tendono a perdere le principali caratteristiche fisiognomiche, azzerando quei possibili difetti tanto odiati dall’artista.

Warhol spiega la scelta della tecnica serigrafica utilizzata, dicendo: “Volevo qualcosa di più forte, – racconta – che comunicasse meglio l’effetto di un prodotto seriale.

Con la serigrafia si  prende una foto, la si sviluppa, la si trasferisce sulla seta mediante colla e poi la si inchiostra, cosicché i colori penetrano attraverso la trama salvo che nei punti dove c’è la colla. Ciò permette di ottenere più volte la stessa immagine, ma sempre con lievi differenze. Tutto così semplice, rapido, casuale: ero eccitatissimo.

Poi Marilyn morì quello stesso mese, e mi venne l’idea di trarre delle serigrafie da quel suo bel viso, le mie prime Marilyn“.

La mostra è divisa per tre grandi sezioni: icone, musica e moda.

Nella sezione musica sono presentati i diversi rapporti dell’artista con il panorama musicale di allora.

Andy Warhol The Velvet Underground & Nico, 1967Original LP Collezione privata, Monaco (MC) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol

Warhol sostiene alcuni gruppi musicali, tra cui i Velvet Underground con Lou Reed, per i quali disegna la celebre copertina con la banana, dell’album d’esordio ‘The Velvet Underground & Nico’, del 1967.

Le opere di Andy Warhol, sovvertendo i canoni artistici vigenti, diventano ambite da molti musicisti.

I ritratti di alcuni di loro sono esposti sulle pareti del Vittoriano, tra cui Mick Jagger dei Rolling Stones, per i quali crea la copertina dell’album coi jeans di Sticky Fingers, del 1971.

L’arte non è più elitaria, ma alla portata di tutti, che possono comprenderla e “rivedersi” in essa. Inoltre si perde il concetto di unicità, perché l’opera d’arte diventa solo una copia della copia, come le bottiglie di Coca-Cola che riproduce.

La sua visione la si ritrova anche nella tecnica utilizzata. Oltre alla serigrafia, l’artista di Pittsburgh usa la fotografia e in particolare le Polaroid, per il suo potere di bloccare l’attimo e renderlo già una copia di se stesso.

E proprie a quest’ultime è infatti dedicata una zona della mostra, con scatti di Drag Queen e star del cinema come Sylvester Stallone, Liza Minnelli, Liz Taylor e Schwarzenegger.

Nonostante Warhol si sia sempre definita una persona profondamente superficiale e abbia sempre sostenuto di non volersi occupare di politica, crediamo che non ci sia atto più politico che cercare di far pensare.

E Lui lo ha fatto, restituendo alle masse – per effetto del consumismo – un’immagine inumanizzata e democratica al tempo stesso di se stesse, così come Warhol dice: “Guardi la tv, vedi la Coca-Cola e sai che il presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola e pensaci, anche tu puoi bere Coca-Cola. Una Coca-Cola è sempre una Coca-Cola e nessuna quantità di soldi potrà fartene avere una migliore di quella che sta bevendo il barbone all’angolo”.

di Barbara Donzella

 

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

 

 

30 gennaio di 50 anni fa, l’ultimo concerto dei Beatles

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.