Angelo Iannelli, cantautore

18 settembre 2019 | commenti: Commenta per primo |

Angelo Iannelli: un cantautore tra i banchi di scuola.

 

La Scuola è uno straordinario crogiuolo di anime e attitudini, un universo in cui creature diverse si incontrano, si formano a vicenda, si raccontano e, uno tempore, raccontano una pagina di sé.

E così accade d’incontrare, dietro una cattedra (o su di essa), un cantautore, scrittore, attore, sceneggiatore, regista e professore di Lettere. Un giovane artista che divulga conoscenze con improvvisazioni teatrali, con accordi musicali, con strofe di poesie e canzoni.

Si chiama Angelo Iannelli, cresciuto a pane, metrica e partiture e, nonostante la giovane età e un mondo discografico non sempre accogliente, ha inciso un cospicuo repertorio di brani musicali cantautoriali; tra gli ultimi, datato 2017, il singolo Conserva i sogni, con la preziosa produzione di nomi di spicco nel panorama musicale: Alessandro Canini e di Giuseppe Mangiaracina per l’Etichetta Mafì Srl Edizioni.

Ho avuto il piacere di intervistare questo artista (e collega), nel suo appartamento nel cuore di Roma, affollato di dischi, spartiti, libri e sogni. Indossava il suo cappello a falda larga, che ne contraddistingue la sagoma e la sua bizzarra (e introversa) estrosità. Beveva caffè e litri di acqua, per placare la sete di parole e spiegazioni, come ogni buon insegnante ama e sa fare.

“ Conserva i sogni”: in questo titolo c’è un monito a chi ti ascolta o, in primis, a te stesso?

Il mio ultimo singolo nasce come vera e propria canzone d’amore, in cui i sogni fanno da contraltare alla fine di una storia d’amore, ma è, ovviamente, anche una sorta di riscatto per tutti quei sogni che non sono stati ancora realizzati e che investono vari settori della nostra esistenza. È un monito anche a me stesso, per non perdere mai l’entusiasmo di “essere tutto ciò che vorrei essere”.

E cosa senti di essere di più, rispetto al tuo poliedrico profilo artistico/professionale?

Ho sempre cercato di conciliare la mia attività artistica con l’insegnamento, nonostante i tempi concitati e la meticolosità che mi contraddistingue “di fare tutto, e al meglio”. Ma posso dire che è davvero bello ‘sfruttare’ le mie competenze musicali per spiegare ai miei ragazzi la poesia e la retorica o, al contrario, raccontare un verso, un personaggio storico-letterario o il V canto dell’Inferno (ndr. Brano Paolo a Francesca) o una citazione attraverso una mia canzone?

Certo che puoi dirlo: credo sia straordinario e soprattutto efficace, nella prospettiva di una didattica “rigorosamente anti- convenzionale”! C’è un brano che hai scritto da cui ti senti maggiormente ‘rappresentato’?

“Non lo so”: credo sia sufficiente il titolo per spiegare il motivo della mia scelta e della mia preferenza. Sono una persona perseverante, ma credo anche che <il dubbio> sia un motore generatore di nuovi stimoli, conoscenze e avventure. Anche quando, in certe fasi della vita, sembrar diventare logorante.

Hai mai avuto dubbi logoranti nel continuare la tua carriera di cantautore, dinanzi a eventuali difficoltà od ostacoli esterni?

Come già ho denunciato chiaramente in altre interviste, ammetto che le difficoltà sono state tante ed ardua è stata la ricerca dell’etichetta giusta. L’industria musicale pensa al denaro e ai propri interessi e tralascia tutto il resto. A volte mi pare che i potenti della musica si impegnino a mantenere un livello musicale medio-basso, in virtù di un appiattimento artistico e di una deriva assai poco meritocratica. 

Una visione piuttosto pessimistica dell’ambiente musicale, noto…

Più che altro realistica.

Eppure…

(Angelo si toglie il cappello, beve un ultimo sorso d’acqua del suo bicchiere. E, interrompendomi…)

Eppure…Conservo i sogni.

Altrimenti, quale futuro potrei insegnare a me e ai miei ragazzi?

 

Intervista a cura di Annalisa Parente

 

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