Alla scoperta dell’Archeobike

19 novembre 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Archeobike: Libertà, Una parola altisonante e dal significato profondo

Come vi porto alla scoperta dell’archeobike!

La mia generazione, nata libera, non ha conosciuto gli orrori della guerra, ma i più fortunati tra noi, hanno ancora in vita genitori o nonni che di storie, legate alla conquista della libertà ne hanno raccontate parecchie. Le nuove generazioni, tendono a dare per scontata e dovuta tutta quella libertà per la quale i loro avi hanno combattuto anche a costo della vita.

Il risultato è che fin troppo spesso essa viene confusa con il diritto di fare quello che si vuole, qualche volta a scapito di quella degli altri. La cosa che mi colpisce, è che in questi tempi difficili, con un mostro terribile che gira tra tutti noi, questa parola assuma una connotazione associata a fattori negativi, come a dire: la mancanza di, la libertà che non c’ è più ecc.

Eppure, non esiste concetto più bello e fruibile, in una nazione come la nostra. Certo, bisogna rispettare le regole, in caso contrario sarebbe il caos, ma ad oggi, se ci sentiamo soffocare, qualche volta dipende dalle prigioni più o meno invisibili che noi stessi ci siamo costruiti attorno. I problemi, ma anche la routine, ci opprimono a tal punto che facciamo fatica a sentirci liberi.

Libertà e libertà

Vorrei parlarvi invece, di un altro tipo di libertà, quella dove è sufficiente avere un paio di scarpe comode per poter evadere. Non risolve certo tutti i problemi, ma scappar via senza una meta precisa, anche solo per poche ore, ci aiuta a vedere le cose con una prospettiva diversa.

E possiamo andare ovunque le nostre scarpe e la fantasia ci possono portare. Noi che abbiamo la passione per la bici non facciamo eccezione. Le scarpe comode le infiliamo piuttosto spesso, anche se poi le appoggiamo, o meglio, le agganciamo ai pedali, ma il concetto rimane uguale, si va solo più lontano.

Evadere è bellissimo. La meta, in certi casi, è un fattore secondario, basta uscire dalla città, scaricare la bici dall’auto ed iniziare a perdersi; il resto viene da se.

La vastità e i segreti della regione Lazio

Il Lazio è un territorio vastissimo, ricco di natura e storia, e spesso si riesce a coniugare entrambe le cose. Nel nostro vagabondare senza meta per le campagne, o per i boschi, talvolta ci si imbatte in vere e proprie sorprese.

Si scopre un mondo fatto di silenzio e di colori, la natura sembra tendere la mano e si mostra amichevole e ad un tratto…ci si può trovare in un quadro o se preferite sulla pagina di un libro di storia. Entrare in mountain bike nei ruderi di una antica città, o transitare in una necropoli etrusca completamente avvolta dalla vegetazione e dimenticata sono occasioni davvero uniche.

Ed io vorrei portarvi con me in una breve carrellata di alcune insospettabili meraviglie che sono proprio a pochi chilometri da casa. Non vi nascondo che la zona che preferisco, della nostra bella regione è il Viterbese. Tutto ciò che gronda Etrusco mi affascina particolarmente.

Percorsi brevi e interessanti

Se non volete fare troppa strada in auto, però, vi segnalo un bellissimo itinerario, appena fuori il GRA, che quanto a rovine etrusche è invidiabile: il Parco di Veio. Arrivati ad Isola Farnese ci si addentra in un bosco e si raggiunge un tratto della via Francigena.

Pedalando piano, ci si accorge che sia a destra che a sinistra è pieno di tombe etrusche, si viaggia circondati dal mistero per giungere dopo pochi chilometri al Ponte Sodo, un cunicolo di 74 metri scavato dagli Etruschi nel quale scorre il torrente Valchetta. Se avete con voi una torcia, potete attraversare la galleria in una spanna d’ acqua fresca e piena di pesci.

Sempre abbastanza vicino a Roma e precisamente nei pressi di Santa Maria di Galeria, si può visitare il borgo medievale di Galeria Antica, affacciato proprio sul fiume Arrone. Si accede al borgo con una comoda strada sterrata, e si entra tra le rovine. Il posto è affascinante e silenzioso e se vi capita di visitarlo con il sole che muore vi assicuro che qualche brivido lo concede.

Se siete appassionati di storia recente, vi suggerisco di prendere la bici e visitare la costa che da Latina scende fino al Circeo, oltre al Museo dello Sbarco di Anzio, molto interessante e completo di tutti i mezzi americani perfettamente restaurati, lungo le strade si trovano parecchie testimonianze delle fortificazioni.

A girare in lungo e in largo questa zona, non si rimane mai delusi: oltre alla bellezza naturale del posto si possono ammirare i manufatti della bonifica dell’ Agro Pontino, con le sue caratteristiche chiuse e la completa rete di canali. Se siete da quelle parti non dimenticate di fare una puntatina nel Parco Naturale del Circeo; si trova un paio di chilometri dopo un luogo chiamato Bella Farnia.

Natura meravigliosa a due passi dagli abitati

E’ un bosco bellissimo, pieno di daini che non sono così spaventati dall’ uomo, se ne vedono tanti anche se non si lasciano avvicinare. La strada sterrata che attraversa il bosco porta fino a Sabaudia e alla sua caratteristica architettura.

Tornando a nord, il territorio come dicevo prima offre spunti in abbondanza. Una delle mie prime escursioni è stata la ferrovia abbandonata Capranica- Civitavecchia, e non so se per ragioni affettive o per la sua peculiare bellezza, mi piace ritenerla un po’ come la spina dorsale delle mie giornate più riuscite.

Questo itinerario abbraccia due territori molto diversi tra loro, unendo le colline al mare, ma c’è di più. In tanti anni di esplorazioni in quelle zone, ho scoperto nei dintorni luoghi sempre più belli. Come se quel vecchio percorso fosse stato realizzato per collegare tante bellezze sconosciute e dimenticate, finendo a sua volta per essere dimenticato pure lui.

Se partiamo dalla stazione di Capranica (si carica infatti la bici sul treno) ed imbocchiamo il percorso della vecchia ferrovia, possiamo spaziare scegliendo tra bellezze naturali come il Parco della Marturanum, che si imbocca qualche chilometro dopo la partenza, sulla sinistra.

Borghi e luoghi senza tempo

Si arriva ad un borgo, Civitella Cesi, con il suo antico lavatoio che è una cartolina, dopo qualche chilometro ed un facile guado di torrente, eccoci nella necropoli etrusca di San Giovenale. Bella da togliere il fiato. Non ci si arriva con l’auto e quindi è deserta e coperta di muschio.

Ma se non vogliamo entrare nel Parco della Marturanum, possiamo prendere un caffè a Barbarano e poi fare un giro nel suo splendido borgo, seguire la ferrovia fino a Blera, girare a destra e scendere fino al maestoso Ponte del Diavolo, che ci guarda serafico dall’undicesimo secolo ed ancora non fa una piega.

Rimanendo fedeli al percorso della vecchia ferrovia, invece possiamo ammirare le vetuste stazioni, purtroppo in stato di abbandono, ma realizzate in puro stile Liberty a testimonianza di un glorioso passato per le ferrovie. E ancora, muri di sostegno scavati nel tufo, ponti e gallerie, in mezzo alla campagna romana che a mio parere non ha eguali nel mondo.

Quasi alla fine del percorso, quando si vede l’azzurra striscia del mare, all’uscita di una breve galleria, si esce dal tracciato si gira a destra e si sale per qualche centinaio di metri fino ad arrivare ai ruderi di Cencelle, cittadina fortificata edificata da papa Leone IV nell’anno 854 per difendere la popolazione dai continui attacchi dei Saraceni.

Il riposo meritato di ogni biker

Si lascia la bici e ci si siede a riposare su un rudere godendosi il silenzio ed il panorama che da quell’ altezza abbraccia decine di chilometri di verde. E scusate se è poco.

Gli occhi fanno il pieno di bellezza, ed il pensiero va alle generazioni passate, alle persone che prima di noi hanno guardato le stesse verdi colline, hanno visto il sole appoggiarsi laggiù, nel mare. Quelle persone che hanno goduto, come noi, di quei momenti così belli che solo una vita libera ci può regalare.

testo e foto di Luca Santagà

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