Aspettando Guaidò

13 marzo 2019 | commenti: Commenta per primo |

Aspettando Guaidò…

L’inflazione alle stelle, l’economia a pezzi ridotta quasi allo scambio di beni di prima necessità, tumulti sempre più frequenti fanno del Venezuela un Paese ad alto rischio di guerra civile e di “appetiti” di altri Stati che ambiscono a gestire le riserve di petrolio più vaste del mondo.

La crisi del Paese sudamericano dove vivono – si stima – due milioni di nostri connazionali, sta creando tensioni politiche anche all’interno della maggioranza che governa da dieci mesi in Italia.

Il primo vero incidente diplomatico extra UE si consuma, per il governo italiano, con il mancato riconoscimento del Presidente del Parlamento venezuelano, Juan Guaidò, che nelle scorse settimane avvalendosi degli articoli 233 e 333 della Costituzione di quel Paese, si è autoproclamato Presidente ad interim del Venezuela, in attesa di nuove elezioni.

L’Unione europea, sempre prudente in materia di politica estera, stavolta non ha atteso molto a fare una scelta di campo, dando otto giorni a Nicolas Maduro (eletto Presidente lo scorso dicembre con brogli denunciati dagli osservatori della comunità internazionale) per convocare nuove elezioni presidenziali, che però non sono state indette.

L’Italia non riconoscendo Guaidò nel suo nuovo ruolo di Presidente ad interim ha bloccato di fatto la diplomazia UE costringendo Paesi come Francia, Germania e Spagna a schierarsi singolarmente assieme ad altri 16 sui 27 che compongono l’Unione europea.

Questo accadimento ha creato l’ennesima spaccatura all’interno del governo tra la Lega (a favore Guaidò e contro il satrapo Maduro) e il Movimento 5 Stelle (contrario a ingerenze su altri Paesi sovrani).

Mettendo in riga ciò che viene al pettine, oltre al Venezuela c’è il disaccordo sulla Tap (oleodotto proveniente dalla Turchia con interramento in Puglia), sulla Tav (che richiederebbe risarcimenti miliardari in caso di rinuncia al progetto alta velocità già avviato e sottoscritto nel 2001 dal governo italiano), sulla legittima difesa (con le barricate di una parte del M5S) e, per alcuni versi, sulle modalità di gestione dei flussi migratori e sul varo del reddito di cittadinanza.

E’ ormai palese che dopo le elezioni amministrative in Abruzzo e Sardegna col crollo dei consensi al Movimento di Di Maio e con l’ascesa dell’alleato Salvini, l’attesa sia per tutti quella dell’esito delle elezioni europee in programma a maggio, prima di qualsiasi altro atto importante di governo, che metta a repentaglio una raccolta di voti dell’una o dell’altra parte. Poi da giugno si vedrà.

D’altronde le due forze al governo sono molto eterogenee e in una fase iniziale potevano contare solo su alcuni progetti comuni che si è tentato di incanalare nel contratto-programma di governo sottoscritto dalle parti.

Il collante dell’alleanza è stato sostanzialmente una rottura con il passato, quanto a scelte più popolari e meno elitarie. Ma la politica ha bisogno di accordi (alla luce del sole e non sottobanco), compromessi, mediazioni tra le diverse posizioni. E la rigidità purtroppo non aiuta.

Nel futuro assisteremo più ad un dualismo tra “Popolo” ed “Elite” che non tra le tradizionali forze di destra e sinistra così come intese fino ad oggi. La corda, ormai tesa e logora, rischia di spezzarsi.

di Stefano Quagliozzi

Direttore Responsabile

 

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