Il Bambino Naturale. Gravidanza, nascita e consumismo

18 gennaio 2017 | commenti: Commenta per primo |

Il Bambino Naturale, la medicalizzazione e la mercificazione della gravidanza e della nascita nell’epoca del consumismo.

Bambino Naturale come filosofia di maternità. Emilia-Romagna, prima regione con obbligo di vaccinazione, e fino qui, dal mio personale punto di vista, non fa una piega. I vaccini sono una conquista bambino naturaledell’umanità. Che le case farmaceutiche ci vogliano tenere in vita il più a lungo possibile il più ammaccati possibile è un dato di fatto. Non gridate al complottismo! Semplicemente, quando girano veramente tanti soldi, bisogna guardare un po’ più in là del proprio naso. Ma, essere favorevoli ai rimedi della nonna (latte, letto, lana), invece del classico ricorrere all’antibiotico al primo starnuto è un discorso. Vaccinare un bambino che si relazionerà con altri bambini e con il mondo è un altro. Parlo da diabetica tipo 1, vaccinata, con vaccino parotite tra le possibili cause della mia insulinodipendenza a vita. Eppure sui vaccini fondamentali niente da aggiungere, li rifarei tutti, li farò fare tutti.

L’opinione della stampa…

Quello che mi incuriosisce di tutta questa faccenda è come alcuni quotidiani abbiano scelto di legare la questione vaccini a quella “bambino naturale”. Cosa si intende per “bambino naturale”? Una filosofia di vita. bambino naturaleUn modo di esprimere il proprio amore durante la gravidanza e quando si avrà il proprio cucciolo fra le braccia. Le mamme che vogliono seguire il corso naturale delle cose, insomma.
In numerosi articoli, queste mamme (anche la sottoscritta, quindi) vengono paragonate a delle estremiste. Portatrici in fascia, pro allattamento fino ai due anni, contro i baby-alimenti industriali, contro i pediatri dittatori, pro gattonamento, pro alimentazione sana e fatta in casa, pro pannolini lavabili, contro surrogati affettivi della mamma, pro co-sleeping, pro rooming-in, pro acquaticità neonatale, pro massaggio infantile, pro bambino naturale. Rassicurare, stare accanto al proprio bambino per renderlo sereno, il più a lungo possibile. Così da favorire la sua autonomia secondo i suoi tempi e le sue esigenze, non quelle del genitore.

Stereotipi culturali….

È chiaro, un mondo parallelo e perfetto è tutto possibile, e lo è anche il bambino naturale. Immaginiamo una mamma di tre figli lavoratrice. La situazione sarà ben diversa per me, alla mia prima gravidanza. Con tutto il tempo bambino naturaledel mondo a disposizione, senza parenti, in un’altra città, senza nessuno che possa “forzare” la mia maternità.

Come avvicinare il discorso contro i vaccini a chi vuole donare amore senza freni al proprio figlio? Facile, appunto con il “bambino naturale”.

Tutte queste mamme appartenenti a delle sette, che vanno in giro come “africane” con i propri (uno, due) bimbi sulla schiena, dentro una tenda (fascia). “Ma respira? Ma non gli farà male? Ma non diventerà mammone e viziato? Ma i suoi spazi? La sua indipendenza?”.

Calcolando che io sono tutto il suo mondo per i primi nove mesi della sua vita, no, non sarà lui ad avere bisogno dei suoi spazi. Casomai sono io che dovrò abituarmi all’idea che il “tutto come prima” non esisterà mai più. Quindi riassumendo… chi non vuole utilizzare i tanti costosissimi surrogati materni post Anni Sessanta appartiene ad una setta di complottisti, contrari alle vaccinazioni, favorevoli al vaiolo e alla poliomelite.

La mercificazione della gravidanza e della nascita…

Il nesso qual è? Forse la difesa di un mercato economicamente ed eternamente fertile. Volantini in cui i “kit cicogna” bambino naturaleassicurano che convenientissimi pacchetti del valore scontatissimo di 1700 euro renderanno la vostra maternità la più modaiola e la meno conveniente della storia. Dopo il mio primo trimestre di gravidanza, ho iniziato a seguire vari gruppi Facebook. Sui pannolini lavabili, sul portare (fascia e marsupio ergonomico), su fascioteche e negozi a misura di mamma (affitto e vendita di usato), sull’allattamento, sul rapporto simbiotico madre-figlio dei primi mesi.

Ho cominciato a guardare quei volantini con occhi diversi. Davvero a mia figlia serviranno tutti quegli accessori? Davvero posso fidarmi di un pediatra? Un medico che mi suggerisce di far dormire mia figlia in un’altra stanza dopo soli tre giorni di vita fuori dall’ospedale? Ma ha dormito dentro di me tutti questi mesi, dove dovrebbe dormire adesso? Le consegno direttamente l’atto di casa? Indipendenza. Certo, a tre mesi, poi a casa di mamma fino ai quarant’anni senza Articolo 18. In questo marasma in cui tutti sanno tutto, in cui tutti sono pronti a confidarti che allattare e cambiare pannolini in piena notte non sarà tutto questo carnevale di Rio… che sarà difficilissimo… io mi chiedo sempre… è così difficile, eppure tutti li volete i figli. È un atto di amore o una tacca sugli obiettivi borghesi della vita?

La scelta…

I miei 25 anni fanno strabuzzare gli occhi a tutti coloro che mi ricordano, gentilmente, e senza che sia loro richiesto, che questi anni non torneranno più, e la carriera, e la laurea, e gli amici, e le uscite. Eppure io l’ho voluto, io l’ho
scelto, io lotto quotidianamente contro la mia malattia per diventare mamma, non contro un paio di smagliature (certo, anche contro le smagliature, mica le voglio!). Sono pronta al seno flaccido, ai capezzoli doloranti, alla caduta dei capelli, alla disoccupazione, alla cacca, alle pappine. L’ho voluto.

Sono meno pronta al confronto con quei pediatri che consigliano omogeneizzati industriali di carne fin dai quattro mesi di vita, in seguito alla legge europea che lo consente. Legge voluta da altri pediatri più fortunati. Pediatri che lavorano per alcune delle maggiori potenze economiche nel campo dell’alimentazione infantile, mentre l’allattamento esclusivo (quando è possibile) è consigliato almeno per i primi sei mesi di vita del bambino naturale.

Carni che spesso giungono da altri continenti, soggetti a restrizioni minori in materia di controlli qualità. Carni che i pediatri stessi non mangerebbero mai. Ve li immaginate ad aprire una scatoletta per cena? E le carni a kilometri zero che possono tranquillamente essere frullate a casa propria in un omogeneizzatore/frullatore? Non menzionate.

Sapete che gli stabilimenti delle grandi marche non sono visitabili dai giornalisti, ma solo dalle mamme-blogger? E che ogni post di ogni blog viene sponsorizzato (basta taggare “post sponsorizzato” in fondo alla pagina) per la cifra di 100 euro? Una mamma-blogger prende 100 euro per dire praticamente che un prodotto è il top. Mai visti “Indovina chi viene a cena” e “Report”? Se non siete pronti ad affrontare la realtà, rimanete sintonizzati su “Selfie”.

Sbagliando per amore…

Chissà che mamma sarò. Chissà se mi arrederò di fronte agli usa e getta, alle scatolette del gatto, alle polverine, all’ingombrante presente del pediatra “x”, alle mode del trio, del quarto, del quinto, alla necessità del mobiletto del bambino naturalesotto fasciatoio, al seggiolino, al girello non ergonomico, al box, al passeggino, al ciuccio, al volermi strappare i capelli ad ogni pianto. È ancora permesso almeno sognare una bambina serena in una legatura a cuore a cuore, allattata da me, che mangia i miei omogeneizzati, che non vive davanti al tablet (a meno che non si ratti della nostra amata rivista!!!), ma che mi rincorra in un prato, io, lei, i fogli e i colori? Ora che ci penso, fare la baby-sitter deve avermi segnata a vita. Future mamme, non arrendetevi! Solo una cosa è veramente necessaria per una creatura appena nata: il vostro amore (e un seggiolino-auto supersicuro)!

Attenzione, perché le letture di “Bebè a costo zero”, “E se poi prende il vizio”, “Portare i piccoli”, e “Bésame mucho, come crescere i tuoi figli con amore” potrebbero drasticamente cambiare il futuro della vostra famiglia e del vostro bambino naturale!!!

Vi lascio con un altro mio articolo, sempre riguardante tematiche simili.

Mammamamma. Il franchising a misura di bambino

 

di Cristina Ippoliti

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