Basilio. Racconti di gioventù assoluta

12 giugno 2019 | commenti: Commenta per primo |

Basilio. Racconti di gioventù assoluta

 

Intervista all’autore, Alessandro Mauro, vincitore del Premio ‘Il Telescopio’, sezione narrativa

 

E’ uscito in questi giorni il suo nuovo libro edito da Augh!.

Classe ’65, Alessandro Mauro ha fatto della scrittura il suo mestiere da sempre, pubblicando centinaia di articoli su testate a diffusione nazionale e curando molti prodotti editoriali. Al suo secondo esordio in libreria e in occasione della presentazione presso la Novarcadia di Casalpalocco scambiamo con lui qualche battuta su Basilio e dintorni.

 

Scrivi da tantissimi anni per gli altri. Cosa ti sta spingendo a uscire allo scoperto con dei tuoi scritti?

Credo che proprio scrivere per mestiere mi abbia tenuto in contatto con questa pratica. Che siano articoli, testi per video oppure per pagine pubblicitarie, passo un sacco di tempo in mezzo alle parole. Quasi sempre, però, per gli scopi di chi mi commissiona il lavoro. Tutto sommato era prevedibile che a un certo punto mi venisse voglia di una scrittura più libera, di usare le parole per dire quello che mi pare.

Sono passati due anni dalla pubblicazione del tuo primo libro che, ricordiamo ai nostri lettori, è stata un’originale ‘guida’ in prosa sulle scale di Roma. Oggi ti presenti nelle librerie con una raccolta di racconti che hanno, come peculiarità, lo stesso protagonista, Basilio. Chi è Basilio?

Basilio è un ragazzino, che racconto dopo racconto cresce. All’inizio fa la prima elementare e a un certo punto lo invitano a una festa per la maturità. In mezzo succedono tutte le cose del libro.

 

Percorri con Basilio dei momenti importanti della crescita di un individuo durante l’infanzia e la giovinezza. Sono quasi tutti ricordi del tuo percorso di vita?

L’idea che sta dietro questi racconti è che ci sono stagioni in cui quasi tutto è importante, perché quasi tutto è inizio. Molte delle cose che capitano a Basilio nel libro, gli succedono per la prima volta. Questo aggiunge intensità ai giorni. O almeno questa è la visione che ho io di infanzia e giovinezza.

Quanto all’origine delle storie, c’è qualcosa di “mio” in un libro che parla delle scale di Roma; figurati se non c’è qui. Però tutto è mischiato con molto altro. Alcune cose sono successe a me, altre a persone che conosco, altre ancora sono proprio inventate. Una mescolanza molto frequente in letteratura, che ovviamente è un parolone.

Quanta nostalgia hai del bambino che sei stato?

La risposta vera è che non lo so. Non credo di avere proprio nostalgia, almeno nel senso che non ho desiderio di tornare indietro. Di sicuro però, c’è un senso di profonda appartenenza a ciò che sono stato. Qualsiasi adulto ha una relazione con quello che era a tredici anni, e questo mi sembra interessante.

Detto questo, se penso a Basilio, e al fatto che è quasi sempre alle prese con qualche guaio, quasi sempre in soggezione per qualcosa, non mi sembra che la nostalgia sia il tasto principale suonato dai miei racconti. Il punto è che, spesso, quegli anni paiono belli nonostante tutto.

 

Quanto si perde di noi stessi nel diventare adulti?

Domandona. Non è facile dirlo in modo che non sembri una scemenza, però magari si può provare a restare un po’ amici del ragazzino o della ragazzina che siamo stati. La gioventù è la stagione della forza e della bellezza, ma anche dell’insicurezza profonda, dell’adesione ai modelli. Con molta fortuna si può restare se stessi, o diventarlo, addirittura invecchiando.

 

Questi racconti non sono collocabili in uno spazio tempo ben preciso, anche se si intuisce che siano ambientati in anni in cui le relazioni tra le persone ancora godevano di una certa spontaneità. Vedi molta differenza tra la tua giovinezza e quella dei ragazzi di oggi?

Ho scelto di non connotare con precisione spazi e tempi per lasciare più margine all’idea che Basilio siamo tutti. Mi diverte pensare che ciascun lettore ambienterà i racconti dove e quando gli pare. Detto questo, per me i luoghi sono molto definiti. Anche le parti del tutto inventate me le figuro in posti piuttosto precisi. Credo che, per chi li conosce, non sarà difficile riconoscere alcuni paraggi. Qui, di sicuro, qualche riferimento personale c’è: ricordo l’arrivo a Casal Palocco a metà degli anni Settanta. Venivo dall’Appio Latino, e mi sembrava di essere approdato su Marte.

Quanto ai giovani d’oggi, bisogna anzitutto dire che alcuni degli spunti per le storie di Basilio arrivano proprio da loro. Dopodiché, per accorgersi che telefoni e social hanno cambiato le relazioni, non serve essere scrittori. Basta avere l’età sufficiente per ricordarsi com’era prima.

Un primo libro di prose brevi, un secondo di racconti ma molto vicino al romanzo. Sono il preludio a qualcosa di più strutturato che hai già in mente?

Mi piace molto che tu definisca Basilio “molto vicino al romanzo”. In realtà i racconti non rimandano in modo esplicito l’uno all’altro, ma è possibile che il fatto di avere tutti lo stesso protagonista dia loro una certa compattezza. È come un romanzo fatto di piccoli accadimenti sparsi. Un’unica storia con molte parti mancanti.

Scrivere un romanzo vero e proprio è una partita diversa, e richiede un impegno maggiore in termini di costruzione, di architettura. Un paio di documenti aperti sul computer ci sono, e anche una nuova cosa su Roma. Vediamo.

 

Alessandro grazie, salutiamo te e Basilio, invitando i nostri lettori a conoscervi, cercandovi nelle proprie librerie di fiducia.

a cura di Cristina Anichini

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