Bike in campagna: tra casali e fattorie in mountain bike

10 ottobre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Bike in campagna, non il solito giro

bike in campagna 8Bike in campagna. Tra casali e fattorie… sembra il titolo di una rivista di arredamento. O di enogastronomia. Ovviamente non è così; si tratta di un bel giro in mountain bike. Ma non il solito giro.

Questa volta, vorrei portarvi con me per farvi conoscere un altro aspetto di questo bellissimo sport.

Spesso nei miei articoli sottolineo come sia bello ed appagante perdersi in territori sconfinati; esplorare luoghi incontaminati ci porta a spasso nel tempo ed entriamo in una dimensione oramai dimenticata. In questo itinerario aggiungiamo una variante tutt’altro che spiacevole: ogni tanto sbuchiamo in una fattoria.

Siamo cosi abituati a pensare al nostro territorio come ad un insieme di centri abitati, che ogni tanto dimentichiamo che l’Italia è un Paese fondamentalmente rurale.

La cosa che non smette mai di stupirmi è che spesso è sufficiente allontanarsi una manciata di chilometri da casa, per ritrovarsi immersi nella campagna romana, con le sue dolci colline, i suoi boschi e si, anche le sue fattorie. Quindi alle prime luci di una domenica mattina di questa torrida estate, saltiamo in sella e cominciamo a pedalare.

Il gruppo è il solito, quello di Avventure in Bici, ma per l’ occasione ci facciamo accompagnare da amici di un altro gruppo che è proprio di zona. Il nostro punto di partenza è all’ intersezione tra via di Malagrotta e la via Aurelia. Prendiamo la strada che porta a Castel di Guido, ma subito deviamo a destra e attraversiamo un centro residenziale ancora immerso nel silenzio.

La temperatura è già alta e l’umidità è spaventosa… solo la velocità ci mantiene ventilati. Dopo una breve discesa su asfalto, proprio in prossimità di un maneggio la strada diventa sterrata e lo spettacolo che ci si para davanti è grandioso: la vallata si apre ed i campi sono coperti da una soffice bruma che rende il paesaggio misterioso ed ovattato.

La strada fende la valle proprio al centro, tutto sembra irreale ed immoto, si sente solo lo scrocchiare delle nostre gomme mano a mano che proseguiamo sulla ghiaia compatta. Sulla sinistra vediamo le carcasse spettrali di un paio di vecchi trattori abbandonati, oramai preda della ruggine, che in emergono solo in parte dalla bruma.

La strada comincia a salire dolcemente su una collina e dopo qualche minuto ci accorgiamo che accanto alla strada i vigneti hanno sostituito i campi. Lontane, si stagliano come sentinelle, alcune fattorie.

Sbuchiamo su via di Boccea, e dopo una rapida sosta caffè ci infiliamo in un sentierino sulla sinistra che ci porta, dopo qualche centinaio di metri in una fattoria apparentemente in abbandono. E’ composta da una serie di edifici enormi a testimonianza di un grandioso passato; noi ci fermiamo in quello che sembra il cortile principale a scattare qualche foto.

Basta un po’ di fantasia per immaginare questo posto in piena attività. Ora, se non fosse per il fruscio del vento tra l’erba incolta, il silenzio regna sovrano. Lasciamo questo gigante spettrale e proseguiamo il nostro itinerario in discesa tra i campi e proprio in vista della fattoria confinante ci imbattiamo in una coppia di serpenti, probabilmente bisce d’acqua.

Sono proprio in mezzo al sentiero, e noi ci fermiamo rispettosi ed incuriositi dal loro rituale di accoppiamento. Non si sono accorti della nostra presenza, o non ne sono infastiditi e quindi per qualche minuto ammiriamo le loro evoluzioni, finchè improvvisamente, si rifugiano tra le erbacce.

La fattoria successiva, tutt’altro che in abbandono ha un lungo capannone dove le balle di fieno sono stipate con ordine quasi fino al soffitto, ed è troppo grande la tentazione di farci un selfie in cima a queste dorate pile di paglia.

Proseguendo velocemente su strada asfaltata arriviamo nella zona di Maccarese. Qui lo scenario è radicalmente diverso: si alternano grandi fattorie, ad edifici più piccoli, alcuni perfettamente restaurati e ben tenuti; non più campi e vigneti ma giardini.

Il traffico è sostenuto e noi lasciamo l’asfalto per imboccare un bellissimo viale tra due filari di eucalipti. Il fondo sabbioso a tratti rende più faticosa la nostra avanzata, e quando raggiungiamo finalmente una fontana dalla quale sgorga acqua freddissima, ci possiamo finalmente rinfrescare un po’. Ma non siamo ancora stanchi e la nostra voglia di girare per le campagne è intatta.

Quindi riprendiamo a pedalare e torniamo verso nord. Dopo pochi chilometri di strada sterrata giungiamo in una fattoria così vasta che sembra di entrare in un piccolo villaggio.

Ci fermiamo proprio al limitare delle prime costruzioni, anche perché ci sembra di entrare in un posto nel quale non siamo stati invitati, ed in quel momento esce da un casale da sogno, un signore che con atteggiamento amichevole ci viene incontro.

La scena è talmente strana che merita di essere raccontata: il nostro sorridente protagonista è vestito da vero signore di campagna, giacca a quadri con toppe di velluto ai gomiti comprese.

La differenza col nostro, di abbigliamento, aggiungendo che siamo decisamente accaldati ed impolverati, aggiunge quel tocco di stridore che rende la scena surreale. Noi siamo un po’ imbarazzati, ma lui ci da il benvenuto e ci chiede da dove veniamo.

Gli rispondiamo che stiamo compiendo una sorta di giro delle fattorie della zona e capiamo che ci siamo imbattuti in una persona cortese, disposta a chiaccherare e soprattutto molto informata sulla vita di campagna e di questo territorio che talvolta ci capita di sfiorare, magari in autostrada, ma senza realmente interessarci.

E scopriamo un mondo parallelo al nostro, costituito da impegno e fatica ma anche da persone garbate e disponibili. Questo signore di altri tempi, ci porta a spasso tra gli edifici spiegandoci la storia della sua famiglia e del meraviglioso luogo dove abita, e quando ci salutiamo per prendere finalmente la via del ritorno, lo facciamo come se ci conoscessimo da anni.

Alla fine, siamo in bici da quasi quattro ore, i chilometri ed il caldo cominciano a farsi sentire, ma noi, come sempre, siamo appagati e sorridenti. Più tardi, a casa, rimangono negli occhi e nella mente le immagini più belle di questa domenica di sport e amicizia. La mountain bike ci regala spesso scorci meravigliosi di una terra che in fondo è un po’ anche nostra.

Henri Rousseau diceva: “Quando vado in campagna e vedo il sole e il verde e la fioritura di ogni cosa mi dico: si, tutto questo appartiene a me.”
Ed io non potrei essere più d’ accordo.

Testi e foto di Luca Santagà

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