Bocciatura. Superarla con Rosenberg

13 giugno 2018 | commenti: Commenta per primo |

Genitori e figli a prova di bocciatura

 

Se ci pensate bene, la vita oscilla tra fare scelte e fare i conti con le scelte che abbiamo fatto. Giugno è senz’altro un mese di bilanci. La prova costume è uno di questi ma non è nulla in confronto al vero dramma che tanti genitori vivono in questo periodo, quello di un figlio che ti porta a casa una bocciatura o due-tre debiti.

E adesso come ci andiamo in campeggio in Corsica? Dove li troviamo i soldi per le ripetizioni? Chi gliele farà? Ecco alcune delle domande che sorgono spontanee all’indomani della ferale notizia. In questi casi, ci sono diverse cose da fare che possono aiutare noi e i nostri figli a stare meglio. Vediamone alcune.

Intanto cerchiamo di stare sul presente e sulla soluzione.

Il passato ci dà angoscia inutile perché indietro non si torna. Evitiamo perciò di accusare, recriminare, umiliare. Lo so che costa fatica, ma chiudiamo con il passato, a meno che non siamo tanto bravi da poterlo utilizzare in maniera costruttiva. Blocchiamo anche le ansie da futuro. Cosa succederà il prossimo anno, a settembre…? Inutile anche questo, non siamo maghi, non lo possiamo sapere in anticipo. Possiamo però sapere cosa fare oggi. Vi ricordate cosa vi ho detto nel precedente articolo? Per raggiungere un obiettivo, occorre definirlo precisamente, stabilire cosa si può fare da subito per raggiungerlo e muoversi.

Perché poi i ragazzi riescano nello studio, è necessario che leghino ad esso esperienze ed emozioni positive. E allora, la cosa più veloce, economica e semplice da fare è rasserenare il clima in famiglia. Dire a un figlio che è un somaro, un ingrato e cose del genere non servirà a farlo diventare un campione di studio né a migliorare il rapporto con i genitori. Anzi, molto spesso si trasforma in boomerang. Certo, la serenità non garantisce che il ragazzo diventi improvvisamente un genio in quelle materie con cui ha finora fatto a botte! Di sicuro contribuirà a creare le condizioni per un cambiamento sostanziale del suo approccio alla scuola e a farci trascorrere un’estate piacevole.

Terza dritta: distinguiamo. Quando ci sentiamo gonfi di rabbia e di angoscia, sediamoci un attimo e facciamo una lista delle cose che ci preoccupano. Già questo ci farà sentire meglio perché ci aiuterà a fare ordine in fatti ed emozioni, a dare senso al nel caos dentro di noi. E anche ad organizzarci praticamente. Quando facciamo di tutta l’erba un fascio, rischiamo di essere sequestrati da un grumo di emozioni senza essere consapevoli della loro origine. In questo caso, se la cosa che ci angoscia è il fatto che nostro figlio è stato rimandato o bocciato, concentriamoci su questo. Non ingigantiamo il problema caricandolo di ansie che hanno origine diversa.

marshall-rosenberg

Per finire, proviamo a mettere in pratica questo percorso in quattro tappe, ispirato  alla Comunicazione Non Violenta di Rosenberg.

Mettiamoci tranquilli e osserviamo oggettivamente i fatti. Oggettivamente significa “senza giudizio”, come li vedrebbe una macchina da presa. Sembra facile, eh?

Ora chiudiamo gli occhi per qualche minuto e cerchiamo di non pensare. Stiamo in contatto con ciò che proviamo emotivamente e fisicamente. Come ci sentiamo rispetto a questa situazione? Lasciamo scivolare via dolcemente i pensieri che arrivano, respiriamo profondamente e rilassiamoci, accogliamo le sensazioni. All’inizio ci sembrerà difficile, potremmo addirittura provare ostilità verso questa pratica che tenta di alienarci dai nostri pensieri negativi.

Ma come, io sono inc****** e tu mi dici di far finta di niente? Lo so, succede, è successo anche a me. Non fa niente, continua oppure riprovaci più tardi. Al termine di questa piccola meditazione diamo un nome alla sensazione che proviamo. Ci sentiamo arrabbiati, falliti, delusi….? Il passo successivo è comprendere quale bisogno vero c’è dietro questa sensazione.

Quale bisogno nostro non viene soddisfatto?

Non è che ciò che ci fa stare più male è il desiderio di essere all’altezza di altri genitori con figli più bravi? Cerchiamo davvero di capire cosa c’è dietro e accertiamoci che il nostro bisogno, se soddisfatto, possa aiutare la relazione, non complicarla. Infine, sulla base di tale bisogno formuliamo una richiesta chiara e diretta e a rivolgerla sul serio. Cosa vogliamo specificamente?

Proviamo a fare questo percorso con noi stessi e con i nostri figli, invitandoli a osservare quanto accade, a raccontarci cosa sentono, a esprimere il bisogno che vorrebbero soddisfare e a rivolgere una richiesta a chi può aiutarli a esaudirlo.

A chi interessa approfondire, consiglio un libro di piacevole lettura anche in spiaggia: Marshall B. Rosenberg, Le parole sono finestre (oppure muri). E, se volete, scrivetemi per dirmi com’è andata.

Sibling – siblingcoach@gmail.com

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