Brexit. Terminato il countdown del Regno Unito

1 febbraio 2020 | commenti: Commenta per primo |

Terminato il countdown che dalla mezzanotte ha portato il Regno Unito fuori dall’Unione Europea. Ora cosa succederà?

Marcia inglese per l'Europa contro la Brexit

Europe March

Circa quattro anni fa, proprio in questi giorni, l’allora Primo ministro del Regno Unito, David Cameron, proclamava un Referendum per mettere all’angolo chi, all’interno del suo Partito Conservatore, voleva soddisfare i pruriti di una certa parte dell’elettorato.

Cameron era sicuro di vincere il Referendum. Era certo che gli inglesi mai e poi mai avrebbero voltato le spalle all’accordo politico ed economico più potente al Mondo e dove gli inglesi avevano un ruolo importante e basilare di potere e controllo.

Mai scelta politica si rivelò più sbagliata nella storia moderna in Europa.

Mille interessi di opportunismo per una carriera politica personale, l’uso, per la prima volta, spregiudicato di fake news e il controllo dell’elettorato attraverso i Social Network, portarono, nel Giugno del 2016, a un risultato, che nessuno si sarebbe mai aspettato.

Invece, a un certo punto, arrivarono i risultati da Sunderland, città del Nord Est Inglese, dove la classe operaria è legata alla Nissan e al suo indotto produttivo, dove non è l’Università il mito, ma la Catena di montaggio a 16 anni, e dove i laburisti da decenni avevano il controllo del voto. La popolazione locale decise in massa di votare per uscire dall’UE.

Sunderland, quella notte, rimase l’unica città che votò contro l’Unione Europea. Non bastarono, però, il voto favorevole di grandi città come Londra, Birmingham, Manchester o Liverpool, a fermare un’altra ondata devastante, quella che arrivava senza preavviso dalla campagna inglese.

Luoghi di confine, dove non ci sono grossi problemi di immigrazione o problemi di lavoro, dove il Governo investe pesantemente in Assistenza sociale. Votarono in massa per il “Leave” e, anche se di poco, il Referendum ebbe un risultato che ha segnato questi ultimi quattro anni e che segnerà per decenni a venire il destino di quest’Isola.

Europe March

Ieri sera si è ufficialmente chiusa la fase dell’uscita dall’UE. Quella che doveva essere la più semplice si è rilevata complicata e ha bloccato la politica e i problemi che l’UK avrebbe dovuto affrontare.

Due elezioni generali di mezzo, leader politici che salivano in paradiso e cadevano nell’inferno due mesi dopo. Colpi di scena, sorprese, marce colossali di protesta mai viste in Inghilterra.

Alla fine, nonostante l’opinione pubblica sia decisamente favorevole nel rimanere nell’Unione Europea, deve uscire per via di un sistema elettorale che vede un Partito prendersi una maggioranza schiacciante con una minoranza dei voti e un’opposizione che è maggioranza (di fatto) nel paese, ma che non ha la maggioranza che avrebbe potuto avere, per colpa dell’Ego personale di alcuni leader e per una strategia politica più confusionaria dell’idea stessa della Brexit.

Sono stati quattro anni duri per gli inglesi e per i tanti stranieri che il Paese ospita. Città come Londra sono la culla della multiculturalità, dove il successo economico è basato proprio su questo mix di idee, persone, capitali.
I matrimoni misti sono innumerevoli, i ragazzini con doppia nazionalità quasi non si contano e le tante comunità  presenti nel Paese sono concentrate in particolare a Londra.

Europe March

Abito a Londra dal 1999, ci sono arrivato in piena onda “Tony Blair” e quegli anni rimarranno il periodo più positivo, progressista della mia esperienza londinese.
L’onda fu tanto lunga che durante le Olimpiadi del 2012 pareva di vivere nell’Isola più felice del Pianeta.

Dopo di che le cose sono cambiate. In peggio.

La tensione tra le varie comunità è peggiorata, non tanto a Londra, ma nel resto della Nazione ed è stato sufficiente un semplice referendum – mal formulato – per far sì che quello che era uno dei punti di forza del Paese, la coesione tra diverse culture, esplodesse con episodi di autentici atti razzisti e di violenza.

Come spesso accade in questi casi, la parte più forte economicamente e intellettualmente, tende a fuggire e diventare egoista, pensando solo a sé stessa. Ecco il motivo dei tanti inglesi che hanno cercato in questi quattro anni di trovarsi un parente lontano nell’albero genealogico, per avere un secondo passaporto europeo, oppure hanno venduto casa e attività e cambiato nazione di residenza.

Sembra incredibile, ma, al momento, la Gran Bretagna è il Paese con più emigranti verso altri Stati europei. Assurdo, se si pensa che la campagna elettorale dei “Leave”era basata proprio sull’immigrazione in Inghilterra.

La Brexit è stata un’invenzione e una battaglia politica, con tanti colpi proibiti all’interno dei Conservatori e ora tutto il Paese deve subire le conseguenze di questa tossica atmosfera che si respirava da anni dentro il Partito Conservatore.

Ma ora l’Art. 50 diventa reale e da oggi parte la battaglia più ovvia di tutte: Rientrare dentro l’Unione Europea al più presto possibile.

Europe March

Sarà questa la battaglia centrale politica dei prossimi anni, specie ora che la fase della Brexit sarà più intensa e reale. Non più proclami e sogni, ma accordi politici ed economici che creeranno ancora più tensione e conseguente consapevolezza dell’errore fatto in nome del gusto del Potere da parte di pochi.

La Brexit deve essere contrastata a ogni livello. L’opposizione deve ricordare che questo è un progetto dei Tories (Conservatori) – i quali hanno alte possibilità di dividersi nuovamente – e a loro deve essere addebitata la responsabilità di vivere con le conseguenze di questa scelta.

Ma i Laburisti devo portare alla ribalta un nuovo Leader, uno più determinato e al passo dei tempi di Corbyn. Ecco perché il nuovo Leader che uscirà dal Congresso, il prossimo aprile, è importante alla pari dei mille contatti e meeting che ci saranno tra il Governo e i vertici europei nei prossimi mesi.
Questa fase di “stagnazione” parte oggi e dovrebbe finire il 31 Dicembre, ma il sospetto da parte di tutti è che ci saranno altri rinvii sulla data finale e che la vera Brexit – se le opposizioni saranno guidate dal leader giusto – potrebbe non solo essere rinviata all’infinito, ma forse anche essere annullata, per sempre.

La battaglia per riportare l’Inghilterra nel suo ruolo più logico dentro l’Europa comincia oggi, potrebbe essere un lungo viaggio. Basta solo stare concentrati.

testi e foto © di Massimo Usai

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