Cambiamenti climatici ed uccelli

27 febbraio 2019 | commenti: Commenta per primo |

L’importanza degli uccelli nella comprensione dei cambiamenti climatici.

cambiamenti climatici uccelli

La zona umida del CHM Lipu di Ostia – foto © Franco Baccelli

Gli uccelli sono gli indicatori biologici per eccellenza, poiché, dalla presenza di determinate specie, è possibile comprendere lo stato di salute dell’ambiente.

Il clima influisce in molti modi sul loro comportamento, in particolare su quell’affascinante fenomeno che è la migrazione, che porta animali di pochi grammi a volare per migliaia di chilometri, per potersi recare in luoghi ricchi di cibo e dal clima più ospitale.

Le evidenze geografiche e storiche

L’effetto più evidente del progressivo riscaldamento del pianeta sugli uccelli è che molti di loro cambiano modo di migrare, ad esempio svernando più a Nord, dove trovano condizioni ambientali e cibo sufficiente a latitudini prima inospitali nel periodo invernale.

Merlo Maschio – foto © Roberto Parmiggiani

Parallelamente, la nidificazione risulta anticipata e anch’essa spostata più a settentrione. Studi compiuti nel Regno Unito dagli anni ‘70 hanno rilevato che, negli ultimi decenni, molte specie hanno ampliato il proprio areale di nidificazione di 20 km più a Nord, anticipando la data di deposizione delle uova, in alcuni casi addirittura di 2 settimane. Ciò è collegato alle mutate condizioni climatiche del continente, dove, ad esempio, la data di fioritura delle piante è mediamente anticipata di una settimana.

L’anticipazione della nidificazione può avere anche risvolti positivi, come il fatto che i giovani saranno più grandi al momento della migrazione, mentre gli inverni più miti consentiranno a molte specie di poter rimanere più a Nord, compiendo spostamenti più brevi. Ma ciò ha soprattutto conseguenze negative.

Il pericolo del riscaldamento

Il riscaldamento, infatti, può causare una distruzione degli habitat fondamentali per la sopravvivenza di molte specie, laddove le limitate precipitazioni e l’aumento delle temperature e del livello del mare possono portare alla scomparsa di zone umide costiere.

Cavalieri d’Italia al CHM Lipu di Ostia – foto © Franco Baccelli

I cambiamenti climatici rischiano, inoltre, di rendere vani gli sforzi delle politiche di conservazione: se gli animali saranno costretti a spostarsi per seguire il proprio habitat climatico, ciò provocherà un esodo al di fuori delle zone protette, con la conseguenza che gli “emigrati” si troveranno spesso in territori non tutelati.

Il fatto che alcune specie decidano di non migrare più, inoltre, fa sì che quelle ancora migratrici, provenienti da un lungo viaggio, una volta arrivate, trovino più concorrenza nel procurarsi il cibo ed occupare gli habitat migliori.

Come se non bastasse, c’è da rilevare che, se gli uccelli sono liberi di spostarsi quasi senza limiti, non altrettanto può dirsi per insetti, anfibi e vegetali, a cui possono occorrere decenni per migrare più a Nord, sempre che sia possibile per la frammentazione degli ambienti.

Gli uccelli migratori che compiono lunghi spostamenti sono più vulnerabili di quelli che coprono distanze più brevi.

Questo perché la migrazione dei primi è maggiormente programmata rispetto ai secondi, che hanno più occasioni di sostare e che dunque sono più adattabili ai cambiamenti climatici.

Capinera – foto © L. Sebastiani

Si consideri, poi, che i migratori “lunghi”, proprio per il notevole percorso da coprire, non possono disporre al momento della partenza di informazioni precise sulle condizioni meteo dei luoghi di destinazione.

Il loro meccanismo, l’orologio interno che si è adattato alla rotazione della Terra in tempi lunghissimi, potrebbe infatti risultare inadeguato a mutazioni climatiche repentine ed inaspettate.

L’aumento della temperatura colpirà in maniera devastante gli uccelli abituati ai climi freddi e sta già causando sconvolgimenti rilevanti, ad esempio, ai pinguini dell’emisfero Sud, con spostamenti di specie da una zona all’altra.

A tal proposito, studi realizzati da BirdLife International, hanno evidenziato gli impatti potenziali dei cambiamenti climatici sulla distribuzione degli uccelli in Europa.

Come già accennato, il mutamento delle condizioni climatiche che si verificherà durante il XXI secolo costringerà molte specie a spostarsi in nuove e più limitate aree e, per alcune di esse (circa 120 delle 461 studiate), i rischi di estinzione saranno elevati.

A causa di tale spostamento verso Nord-est, le aree con il maggior numero di specie in Europa nel periodo 2070-2099 slitteranno verso i Paesi più nordici: Islanda, Norvegia, Svezia e Finlandia avranno più specie in media di quelle attuali rispetto all’Europa meridionale.

In tale contesto, a dir poco drammatico, sarà necessario intensificare l’azione di tutela della biodiversità e delle aree protette di tutta Europa, a partire dai contesti locali, contrastando la distruzione degli habitat e facendo in modo che tali siti siano meglio protetti, gestiti e connessi tra loro, in modo da cercare di limitare i drammatici effetti dei cambiamenti climatici sulla sopravvivenza dei nostri amici alati.

di Alessandro Polinori (Responsabile CHM Lipu Ostia/Consigliere Nazionale Lipu)

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

L’ amore nel mondo degli uccelli!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.