Caos in Medio Oriente

8 gennaio 2020 | commenti: Commenta per primo |

Quando il caos in Medio Oriente e in Libia si intreccia con la debolezza nostrana

Per prima cosa, buon anno a tutti i lettori di Tablet!

Ci siamo lasciati solo pochi giorni fa ma, come ormai accade da qualche decennio, i fatti che viviamo nel quotidiano avvengono ad una velocità supersonica e per questo risultano assai numerosi. Preferiamo quindi concentrarci solo su un paio di accadimenti che, tuttavia, potrebbero avere ricadute sulla vita di tutti i giorni di ogni nostro connazionale.

La vita politica italiana, sempre ahimè conflittuale nel rapporto governo opposizione ma anche all’interno del governo stesso, ha rinviato alcuni nodi in discussione da tempo, a questo nuovo inizio di anno, come annunciato a Natale dal Presidente del Consiglio Conte.

Emerge quindi assieme alla richiesta del M5S di revoca della Concessione per la gestione delle autostrade alla famiglia Benetton, un nuovo assetto richiesto dalla compagine Italia ViVa di Renzi, che non spinge per la revoca ma chiede di rivedere in prospettiva quota cento e reddito di cittadinanza, per destinare le risorse ad altre iniziative, come quella di un ulteriore taglio del cuneo fiscale o la detassazione per le aziende che assumono nuovi lavoratori.

Altre tensioni all’interno della maggioranza si registrano per il passaggio di alcuni parlamentari dalle file del M5S alla Lega, dall’espulsione del senatore Paragone (peraltro difeso da Alessandro Di Battista), che potrebbe portare con sé, fuori dal M5S, altri parlamentari grillini creando di fatto difficoltà al cammino del governo giallo-rosso, già dalle prime settimane di questo nuovo anno.

Il rischio dietro l’angolo è che dopo le elezioni amministrative in Emilia Romagna e in Calabria, possa sfaldarsi quel che rimane dell’attuale maggioranza e, come preannunciato dal Presidente Mattarella in caso di caduta del governo, l’inevitabile rinvio alle urne potrebbe concretizzarsi per la primavera.

Ma l’innesco di una possibile crisi di governo, si intreccia con fatti internazionali gravissimi, tra i quali l’escalation delle tensioni in Libia, con l’intervento delle truppe turche del “sultano” Erdogan a fianco di Fayez al-Serraj, il cui governo è riconosciuto dall’Onu (in cambio del controllo di alcuni impianti petroliferi che si estendono dalla Libia a Cipro) contro il Generale Aftar, uomo forte della Cirenaica che col suo governo di Tobruk viene appoggiato da Egitto, Francia, Russia e, più o meno cripticamente, dagli Stati Uniti.

Stati Uniti che, per mano del presidente Trump, hanno anche dato formalmente il via libera all’eliminazione del generale Soleimani, personaggio chiave ai vertici del governo iraniano, col risultato immediato che i pasdaran hanno annunciato rappresaglie sui militari fuori dai propri confini e contro obiettivi USA, tanto che è stato consigliato dal Foreign Office statunitense, l’immediato rimpatrio degli americani dal Medio Oriente.

Questa mossa di “distrazione di massa”, tutt’altro che astuta, mette di fatto a rischio anche le missioni di militari italiani e gli obiettivi occidentali collegati all’America di Trump, incendiando inutilmente ancora una volta il Medioriente, in un periodo in cui di tensioni ulteriori se ne farebbe molto volentieri a meno.

E sul fronte dell’immigrazione?

Questo argomento, che ha spaccato l’opinione pubblica italiana per tutto il corso del 2019, viene trattato nel film “Tolo Tolo” di Checco Zalone, con delicatezza e sapienza, ironia e maturita, per invitare il pubblico ad una riflessione che, almeno stavolta, non scaturisce da una tragedia del mare.

Andate a vedere il film, ancora una volta campione di incasso con 8,7 milioni di euro in 24 ore.

 

di Stefano Quagliozzi

Direttore Responsabile di TabletRoma

 

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