Capaci. Una poesia a ricordo della strage

21 maggio 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Nell’anniversario della strage di Capaci (23 maggio 1992), Tablet vuole ricordare il Giudice Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini della sua scorta, vittime di un efferato quanto ignobile attentato dinamitardo, attraverso un sonetto in vernacolo romanesco, scritto dal grande poeta contemporaneo Fernando Di Stefano all’indomani del fatto.

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RABBIA

(La strage di Capaci)

 

‘Na mano spigne er tasto. A quela mossa

se scatena un inferno sottotera.

‘Na botta che arintrona la costiera,

‘na strada a pezzi. Mo ce sta ‘na fossa.

 

Cinque poveri Cristi in carne e ossa

maciullati da zanne de lamiera,

vittime senza corpe de ‘na guera,

come bestie braccate a caccia grossa.

 

Gente de Legge drento a un trabocchetto

indove puro la Giustizzia more

poco pe’ vorta, co’ la rabbia in petto.

 

E chi commanna er gesto der terore,

forse un omo de rango e de rispetto,

azzuppa er pane indove er sangue score.

 

 

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