Che impresa fare impresa! L’editoriale del Direttore

15 gennaio 2019 | commenti: Commenta per primo |

Quando la burocrazia strangola i cittadini.

L’Italia è un Paese meraviglioso ma non è un Paese semplice. Chissà a quanti di voi, pur apprezzando le sue bellezze naturali, è capitato di trovarsi in un ginepraio di leggi, regole e normative quando si è trattato di imbattersi nella richiesta di rilascio del nulla osta per dar vita a un’impresa: in poche parole la burocrazia italiana.

Nell’ultimo decennio la collocazione del Bel Paese tra il 5° e il 7° posto a livello mondiale tra i più industrializzati, è stato anche frutto della grande creatività, delle capacità imprenditoriali, dell’inventiva, dello spirito di sacrificio e della caparbietà del popolo italico.

La classifica della Wharton University

Recentemente la Wharton University della Pennsylvania, un’istituzione economica internazionale particolarmente accreditata negli USA, ha stilato una classifica delle ottanta Nazioni che complessivamente rappresentano il 95% del prodotto interno lordo globale, individuando una graduatoria dei Paesi in cui è più semplice riuscire a divenire imprenditori, grazie a regole snelle e agili.

I requisiti richiesti per prendere punteggio nella graduatoria sono stati basati su molteplici fattori tra i quali figurano il livello d’istruzione medio, il quadro normativo, la trasparenza, le infrastrutture, l’entità della corruzione, i livelli della burocrazia, la qualità della vita, l’apertura alle imprese.

Al primo posto la Germania, seguita da Giappone e Stati Uniti. Neanche a dirlo, l’Italia non appare ai primi posti; fatto che considererei scontato, ma vediamo perché.

Gli stessi tedeschi sembrano colti in contropiede poiché insoddisfatti delle pastoie burocratiche degli uffici preposti al rilascio delle autorizzazioni per “fare impresa”. E pensare che nel 2015 in Germania occorrevano, in media, appena 15 giorni per avere le autorizzazioni all’avvio di un’attività economica, scesi successivamente addirittura a 10 giorni e ½ .

Le difficoltà in Italia

In Italia per aprire un’impresa artigianale o commerciale occorrono tra le cinquanta e le ottanta autorizzazioni, con una moltitudine di interlocutori e con adempimenti e costi che talvolta variano addirittura da Comune a Comune.

Tempistiche esagerate e costi elevati spesso danno all’aspirante imprenditore solo lo strumento di base per l’attività che intende intraprendere, sono quindi esclusi i costi delle attrezzature operative per svolgere il lavoro.

Tra i casi di studio di una delle maggiori organizzazioni nazionali di rappresentanza degli artigiani (la Cna), per aprire un’attività di autoriparatore va incontro a ben 86 adempimenti, per un salone di parrucchiere ce ne vogliono almeno 65 (tra Enti locali, VVF, Asl…) con mesi d’attesa e circa 20mila euro d’investimento che, è bene ricordarlo, esclude il mutuo o l’affitto della location, le stigliature, i materiali di lavoro, il costo dell’energia, il costo dei dipendenti, le tasse e quant’altro occorra ancora ad operare in regola con le normative vigenti.

Ciò costituisce innegabilmente un freno alle potenzialità di sviluppo e di crescita del nostro Paese. Anche andando a cercare altre classifiche, su modelli simili ma al tempo stesso differenti per fattori di valutazione, vedremmo magari Panama o alcuni Paesi del Nord Europa svettare ai primi posti, ma l’Italia rimane sempre indietro in queste graduatorie e rischia davvero di strangolare, con la sua burocrazia, cittadini volenterosi e coraggiosi che cercano in ogni modo di attivarsi per fare impresa nei luoghi natii, anziché scegliere la strada più semplice dell’espatrio.

di Stefano Quagliozzi

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

Immagini Pixabay in Creative Commons CC0

 

Natura e politica: un binomio imperfetto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.