Come cambiano le case dopo il Covid-19

13 novembre 2020 | commenti: Commenta per primo |
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In quali case il Covid-19 ci porterà ad abitare

La relazione tra interior design e pandemia è più stretta di quel che si pensi, chi ricorda che prima del Covid fu la Spagnola a riprogettare le case?

Un recente articolo, pubblicato su FastCompany, intitolato “Il covid 19 ha ucciso il massimalismo” racconta di come la pandemia avrebbe drasticamente modificato i canoni estetici dell’interior design superando l’era del “more is more” per abbracciare un minimalismo più attento al confort e all’igiene.

Tutto ciò sembrerebbe confermato anche dalla crescita dalle vendite dei mobili che rispetto al resto dell’economia, ha subito un forte incremento negli ultimi periodi.

Le conferme del settore

E’ in relazione a ciò che Elizabeth Segran, nel suo articolo su FastCompany, scrive : “Durante l’estate, le vendite nel settore arredo hanno superato i 10 miliardi di dollari al mese, un valore superiore rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2019″. Il motivo? “Tutti stavano cercando di rendere le loro case più confortevoli durante un lungo periodo di vita domestica. Per molti, il comfort significava creare spazi sereni e ordinati che facessero sentire la loro casa come un rifugio dalla dura realtà della vita nel 2020“.

Se gli spazi sono ristretti, come quelli della maggior parte degli appartamenti di città, un arredamento massimalista e un surplus di ornamenti possono contribuire a un senso di claustrofobia, mentre mobili semplici, decorazioni ridotte al minimo e spazi suddivisi, solo per lo stretto necessario, possono aiutare a ricreare quella sensazione di ariosità e di open space che tanto ci è mancata durante il lockdown.

Così quello che si va delineando secondo Sebastian Braueur, vicepresidente del design e sviluppo del prodotto di Crate & Barrel, è un “minimalismo caldo”, dove per decorazioni si intendono soprattutto cuscini, coperte, tappeti e piccoli complementi che intensificano la sensazione di comfort e di rifugio. Secondo Braueur, questo nuovo minimalismo non sarà netto e freddo come i movimenti minimalisti del passato.

Il ritorno del minimalismo

A spingere verso un ritorno del minimalismo è però anche un altro aspetto. Così come l’epidemia di influenza spagnola del 1918 aveva contribuito al passaggio dalla ridondante estetica vittoriana a un più igienico modernismo, fatto di grandi vetrate per approfittare del potere disinfettante della luce solare e di ambienti spogli e semplici da pulire. Allo stesso modo, oggi, la preferenza per il minimal è in parte guidata da considerazioni sulla pulizia, che ci porta verso interni lineari e facili da igienizzare.

Ma il ritorno al minimalismo è, per David Alhadeff, fondatore della galleria di design newyorkese Future Perfect, anche ricerca di spazio. “La pandemia ha cambiato le nostre priorità in modo tale che lo spazio è ora il più grande lusso”. E poiché non tutti possono acquistare una spaziosa casa di campagna durante questo periodo, il ricorso al minimalismo può aiutare a creare l’illusione dello spazio.

In ultimo, è anche un modo di circondarsi di materiali e palette cromatiche il più naturali possibile, da un lato per un rinnovato senso di responsabilità sociale e ambientale, dall’altro per un bisogno di vicinanza alla natura che ci porta a trovare empatia per cesti in rattan, tessili di lino e tavolini di legno. Ricorrere a elementi naturali non soltanto porta ad una sensibilizzazione ambientale ma ci permette di portare nelle nostre case, l’ambiente esterno.

Come cambia il lavoro del designer

Tutto questo, modifica inevitabilmente il lavoro del designer che è chiamato a concentrarsi più su elementi funzionali, come lo spazio e la pulizia piuttosto che sulla pura ricerca formale. Penny Sparke, professore di storia del design alla Kingston School of Art di Londra, afferma che ha senso che il design si sia spostato su questi elementi piuttosto che semplicemente su ciò che è piacevole alla vista.

Ricorda inoltre, che durante i momenti di conflitto sociale come guerre, crisi sanitarie, collassi finanziari ecc.. i designer hanno sempre cercato di utilizzare il loro lavoro per risolvere i problemi.

Citando come le epidemie di tubercolosi e colera del 1800, ad esempio, spinsero i progettisti ad inventare la toilette nel tentativo di mitigare la diffusione di queste malattie. “Durante i momenti di crisi, gli esseri umani sono concentrati sulla sopravvivenza” dice Penny Sparkeil designer risponde a questo e questa pandemia non è diversa”.

Tuttavia non sappiamo ancora quanto dovremo convivere con questa nuova pandemia ma possiamo solo augurarci che tutti questi cambiamenti portino ad uno scenario, in cui si vive consapevolmente, si acquista con saggezza, ci si preoccupa dell’impatto delle proprie scelte sull’ambiente, anteponendo azioni consapevoli agli acquisti compulsivi. Perché questo, al di là delle preferenze estetiche, è il minimalismo di cui avremo davvero bisogno.

di Alessandra Lino – Founder di Creativa seriale

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