Continuing bonds

23 gennaio 2019 | commenti: 2 |

Continuing bonds: il legame che continua

Ricordo che uno dei miei primi articoli su Tablet parlava dell’elaborazione del lutto: di fronte alla morte siamo tutti fragili e vulnerabili e tutte le perdite sono eventi traumatici, ma alcune lo sono più di altre. Il lutto dovrebbe essere un qualcosa da accettare come “naturale” nel decorso della vita e, come si usa dire, il tempo dovrebbe curare la ferita e far affievolire il dolore della perdita. Ma ci sono dei casi in cui questo non accade, casi in cui il dolore continua a farsi sentire per un lungo periodo e finisce per influenzare la salute fisica, psicologica e anche relazionale della persona che vive il lutto.

In psicologia il lutto viene descritto come un processo dinamico e dimensionale che si può sviluppare in due direzioni contrapposte: il lutto sano e il lutto patologico.

Il lutto sano consiste in un processo psicologico di reazione e di adattamento alla perdita che porta, con la sua risoluzione, ad elaborarla e a riprendere il proprio andamento di vita in un periodo che va all’incirca dai sei ai dodici mesi. Esiste un modello che, in questo periodo di elaborazione, descrive le 5 fasi che la persona attraversa: la fase della negazione, della rabbia, della negoziazione, della depressione e infine, quella risolutiva, dell’accettazione.

Il lutto patologico o Disturbo da lutto persistente e complicato è stato recentemente inserito nel DSM-V, il manuale diagnostico dei disturbi mentali, come entità patologica indipendente e differenziata rispetto ad altri disturbi affini come la depressione maggiore e il disturbo post-traumatico da stress. Esso fa riferimento ad un processo patologico di mancato adattamento ad un lutto: anche a distanza di tempo continuano ad essere presenti intensa sofferenza emotiva, vuoto identitario e incapacità riorganizzare la propria vita.

Nel disturbo da lutto persistente complicato, la persona che ha subito la perdita non riesce ad accettarla o ad elaborarla e, a distanza di 6/12 mesi, mostra ancora segni di disperazione acuta, di ritiro dalla vita e dal mondo esterno e disorganizzazione identitaria.

Questo è ciò che viene presentato dalla “letteratura classica” sul lutto. Ma, nel 1996, negli Stati Uniti venne pubblicato un libro dal titolo “Continuing Bonds: new understandings of grief” (Il legame che continua: nuova comprensione del dolore), dove gli autori Klass, Silverman e Nickman, presentavano delle idee sul processo di elaborazione del lutto che mettevano in discussione e rivoluzionavano il modello di riferimento tradizionale.

Essi hanno suggerito un nuovo paradigma, radicato nell’osservazione di un dolore sano che non si risolveva con l’accettazione e i distacco emotivo dal defunto ma piuttosto nella creazione di un nuovo, seppur differente, rapporto con lui.

Secondo il Continuing Bonds Model, quando la persona cara muore, in particolare se si tratta di coloro con i quali era presente un legame di attaccamento, l’elaborazione del dolore non consiste in un processo lineare che termini appunto con l’accettazione e la riorganizzazione di una nuova vita, in cui conservare il dolce ricordo del nostro caro perduto. Piuttosto, di fronte alla morte della persona cara, si trovano lentamente dei modi per regolare e ridefinire la relazione con il defunto, consentendo un legame continuo che durerà, in modi diversi e a vari livelli, per tutta la vita.

Questo “continuing bond”, questa relazione, non è malsana e non sta a significare che non si soffra per la perdita subita.

Al contrario, gli autori affermano che questo non è solo sano ma che, piuttosto che considerare l’accettazione e il distacco come la “normale” risposta al dolore che si sta provando, un’altra risposta possibile è appunto continuare il legame con i propri cari che non ci sono più.

Di fronte a questa affermazione “rivoluzionaria”, possiamo assumere l’atteggiamento di coloro che pensano che sia assolutamente giusto mantenere il legame per sempre o, al contrario l’atteggiamento di chi resta perplesso perché pensa che questo significhi non dimenticare e rimanere “intrappolati” per sempre nel proprio dolore.

Sono reazioni entrambe comprensibili, che possono anche alternativamente far parte di noi… quello che risalta, comunque, è che la teoria del Continuing Bonds ha cambiato radicalmente il modo in cui i professionisti del campo, che così spesso hanno a che fare con il dolore delle persone, concettualizzano proprio il dolore stesso.

Adesso, la promozione delle forme adattive del “legame che continua”, dopo essere stata considerato a lungo una espressione di patologia, riveste un ruolo fondamentale nel lavoro clinico con le persone che affrontano il lutto, così da accompagnarle a trovare il loro modo di proseguire il legame con chi, come dice una bellissima frase di Dennis Klass è “Dead But Not Lost” (morto ma non perduto).

Forse chi avrà letto sin qui si starà chiedendo… “ma perché questa qui, invece di dare con entusiasmo consigli per i buoni propositi del 2019, inizia il nuovo anno parlandoci di lutto? Non è un argomento da ‘inizio anno’!”.

Ecco… il 20 gennaio 2019 sarà un anno dalla morte di mia madre e questo dolore immenso che ha straziato la mia anima e il mio cuore non è finito, dimenticato, accettato, elaborato nel “termine prestabilito” di 6/12 mesi. Anzi… probabilmente non c’è la volontà di dimenticare, superare e andare “oltre lei”.

Più i mesi trascorrevano e più mi sentivo quasi arrabbiata, perché il tempo che passava era come se mi “imponesse” di dimenticare e andare avanti, stare meglio… cosa che io non volevo, non voglio dimenticare.

Sono incappata quasi per caso nei post dell’Associazione Lutto e Crescita (fondata da una delle mie ex-docenti del periodo della specializzazione, la Prof.ssa De Luca dell’Università Pontificia Salesiana) e così ho avuto modo di conoscere il Continuing Bonds Model, anche visitando il loro sito www.luttoecrescita.it.

È stato importante per me, perché ho avuto la possibilità di rileggere in modo diverso il mio vissuto di dolore e capire che andava bene dare una nuova definizione al rapporto con mia madre, pur se con il cuore sempre dolorante e gli occhi che ancora spesso si riempiono di lacrime.

E quindi… il nostro legame continua mamma, nelle piccole cose che faccio ogni giorno perché le ho imparate da te: sei con me quando stendo con accuratezza il bucato perché venga il meno spiegazzato possibile (come te, non amo molto stirare…), sei con me quando uso le forbici per aprire le buste dei surgelati per non strapparle e richiuderle poi con la molletta, sei con me quando piego le lenzuola nel verso in cui le piegavi tu, sei con me quando faccio la frittata alle erbe tagliando le erbette in pezzi piccoli piccoli, sei con me quando incontro un povero e gli do una moneta perché (come dicevi tu):

“se il Signore non ti mette un povero davanti vuol dire che non è contento di te”, sei con me nel fare la spesa per i pacchi di Natale della Parrocchia di San Carlo, sei con me mentre preparo 21 calze della Befana per tutto il ‘clan Migani’ usando i calzini vecchi che tu hai preparato e conservato, suddividendoli con precisione per le famiglie dei tuoi 5 figli… e so che sarai con me anche quando proverò a cimentarmi nella ‘caponatina di Annamaria’… Il nostro legame continua, mamma, perché posso accettare che tu sia morta ma non riuscirei mai ad accettare di perderti dentro di me…

Dott.ssa Giulia Migani

Psicologa – Psicoterapeuta

Analista transazionale socio-cognitiva

Mediatore Feuerstein Basic e Standard I livello

Area Psicologica Associazione Hikikomori Italia per il Lazio – Referente Roma Sud

EMAIL: giuliamigani@yahoo.it Cellulare: 338 3839479

 

Fotografia di Alessandro Arisci

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2 commenti

  • Maria corona ha detto:

    Questo articolo lo terrò con me. Pensavo di essere sola e la sola a sentire il lutto come compagno quotidiano, roba da non raccontare perché : “va beh, si supera, si dimentica”. Il lutto sano, mi piace, mi soddisfa e grazie Giulia Migani, grazie Tablet❤️

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