Coronavirus e la storia

5 febbraio 2020 | commenti: Commenta per primo |
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Corsi e ricorsi amari della storia

Coronavirus: da qualche giorno non si parla d’altro. C’è molta preoccupazione attorno alla notizia della diffusione del “corona-virus”, che sta mietendo vittime principalmente nella città di Wuhan, in Cina.
Si parla ufficialmente di oltre 14mila contagiati e di più di 300 morti, ma i dati sono in continua ascesa e non sempre la fonte si ritiene possa essere attendibile. Come nelle migliori tradizioni di popoli che hanno al governo regimi totalitari, la notizia è trapelata molto tempo dopo la sua prima manifestazione, che sembra risalga all’inizio del mese di dicembre dello scorso anno.
Sono passati da allora due mesi, due lunghissimi mesi che per un’emergenza da contagio sono un’eternità.

La città di Wuhan conta oltre undici milioni di abitanti. Il regime ha impedito la diffusione di notizie sull’argomento, sperando forse di prendere tempo e riuscire a controllare i contagi.

Rendendosi conto che la situazione stava degenerando, con il rischio di una vera pandemia, la Cina il 31 dicembre 2019 ha ufficialmente comunicato all’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità – di alcuni casi verificatisi nella provincia Hubei del gigante asiatico, tacendo ad altri ciò che stava accadendo all’interno del propri confini. Tant’è che lo stesso sindaco di Wuhan, intervistato nei giorni scorsi, ha dovuto ammettere che non era autorizzato a fornire notizie che potessero in qualche modo creare panico nella popolazione.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Il virus, come nei passati casi di SARS ed Ebola, si replica ad una velocità sostenuta, per quanto siano molti a parlare stavolta di un virus passato da pipistrelli e serpenti, comunemente nella dieta alimentare dei cinesi, all’uomo e da questi con opportune mutazioni, con contagio diretto uomo-uomo.

Nelle scorse settimane si è sentito fare anche altre ipotesi sull’origine del virus, questioni che tirano in ballo laboratori batteriologici dove, a causa di qualche non meglio precisato errore, avrebbe avuto origine un’azione di fatto sfuggita al controllo, sulla falsa riga del film degli anni settanta Cassandra Crossing, con Sophia Loren come protagonista.


Ma senza voler dare seguito alle storie che tanto affascinano i complottisti, rimane un problema grande che ha già travalicato i confini cinesi ed è arrivata in 24 Paesi tra cui Australia, Stati Uniti, Germania, Francia e Italia, con i due casi conclamati di corona-virus, tra turisti in viaggio, intercettati dopo una decina di giorni di permanenza nel nostro Paese e ricoverati all’Ospedale Spallanzani di Roma.

Chissà chi hanno incontrato in questo lasso di tempo, nel periodo presumibile d’incubazione, che alcuni medici danno per asintomatica e già potenzialmente attiva per il contagio.

Il Ministero della Salute, On. Speranza (dal cui nome si evince comunque ottimismo), da diverse settimane ha allertato le strutture sanitarie nazionali, alzando la guardia ma continuando ad invitare alla calma e – giustamente – a non farsi coinvolgere da atteggiamenti di panico incontrollato che non aiutano in momenti delicati il corretto dipanarsi della crisi.

Raccomandiamo anche noi una regolare pulizia delle mani al rientro a casa o appena possibile quando si è avuto accesso a trasporti pubblici o luoghi frequentati da migliaia e migliaia di persone, senza ulteriori eccessi come quelli che hanno portato la psicosi nei confronti dei cinesi, peggio ancora se comunemente raffreddati, o al boicottaggio naturale che sembra si sia verificato nei confronti dei ristoranti cinesi o dei negozi gestiti da imprenditori cinesi.

Ma grazie all’informazione che ormai appare sdoganata sull’argomento anche dalle ammissioni (seppur tardive) del governo cinese, dovremmo vedere con maggiore ottimismo gli sviluppi di una storia che, sebbene con punte di marcata crisi sanitaria, rientra, nel bene e nel male, nella normalità di una società davvero globalizzata.

di Stefano Quagliozzi

Direttore responsabile Tabletroma

 

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