Covid-19: responsabili per gli altri

20 marzo 2020 | commenti: Commenta per primo |

Covid-19: un richiamo alla responsabilità individuale per il bene comune

Siamo nel pieno della pandemia del Covid-19 che verrà ricordata come noi oggi rammentiamo un analogo disastro, quello che tra il 1918 e il 1920, stroncò in tutte le fasce d’età milioni di persone in tutto il mondo, con quell’influenza particolarmente virulenta che ricordiamo con il nome di “spagnola”.

La spagnola in quel tempo fece, solo in Italia, mezzo milione di morti (i nostri concittadini allora erano poco più della metà degli attuali 60 milioni), mentre più recenti stime parlano addirittura di un numero di decessi in tutto il mondo, duecento volte superiore alle vittime italiane.

Le reazioni internazionali

Nei giorni scorsi, anche il Presidente francese Macron, parlando alla Francia, ha ricordato la pandemia di un secolo fa, quando non c’erano ancora medicine e strutture d’emergenza in grado di far fronte un po’ meglio all’avanzare di questo nemico invisibile. Mutatis mutandis in cento anni non sembra che un virus metta meno paura di allora.

Nel mondo le reazioni sono le più disparate: Trump che ha sempre minimizzato e mostrato scetticismo, quando ha dovuto ammettere la presenza sul territorio statunitense di ammalati e di vittime, è stato costretto a fare marcia indietro, prestando attenzione all’argomento principe di questi giorni e alle sue possibili ricadute economiche.

Il primo ministro inglese, Boris Johnson, ha superato le soglie del grottesco quando, con una dose esagerata di cinismo ha consigliato ai suoi concittadini di abituarsi all’idea di poter perdere nei prossimi mesi uno o più familiari a causa dell’influenza Covid-19.

Per il resto, a parte il fatto che ogni giorno si trovano sempre più Paesi disposti chiudere voli, porti e frontiere agli italiani e ai confinanti, non si vedono, se non in Cina, inversioni di tendenza o superamento del picco di contagiati.

La situazione ha indotto il nostro governo a tutelare il bene primario che è la salute anche a danno di qualsiasi altra cosa, inclusa l’economia, che si spera possa ripartire presto, contando su una durata di questo status quo limitata nel tempo.

In Italia #iorestoacasa

L’obbligo di stare in casa, salvo le rare eccezioni contemplate dagli ultimi provvedimenti governativi, ha radicalmente cambiato le abitudini degli italiani.

A parte l’ironia del web e dei messaggi che ogni manciata di secondi partono da milioni di telefonini inondando l’etere, la convivenza con i propri familiari e il contestuale rallentamento del tran-tran quotidiano, ha dato nuovo impulso ai rapporti umani, quelli che avevamo accantonato da tempo, principalmente a favore della frenesia lavorativa.

Un esempio per tutti l’inquilino dirimpettaio, col quale magari in vent’anni abbiamo speso solo dei “buongiorno” e “buonasera” sul pianerottolo, diventa con questa fase quasi una persona di famiglia alla quale poter chiedere, senza vergogna, un po’ di caffè o qualche grammo di sale, in attesa della restituzione con la prima spesa utile, nel ricordo dei nostri nonni che negli anni ’50 solidarizzavano con i condomini anche dandosi reciprocamente una mano quando ce n’era bisogno.

Anche i flash-mob che alle 18 di ogni giorno danno assieme a spettacoli di quartiere davvero mai visti in precedenza, anche una risposta tangibile alla voglia di vivere, di superare questo difficile momento, di rimanere coesi per ripartire come e meglio di prima. L’ultima riflessione riguarda l’economia, ostaggio di questa situazione che dovrà avere, per rimanere a galla, una ripresa lampo.

La situazione economica

Gli USA hanno stanziato 900 miliardi di dollari per sanare i danni economici del Covid-19 e l’Europa fa altrettanto, ad esempio, con 350 miliardi di euro alla Germania e 90 miliardi di euro alla piccola Olanda, la cui superficie è poco più estesa della nostra Regione Sardegna.

L’Italia intera (purtroppo) ancora una volta vola basso, avendo ad oggi il via libero dall’UE per i “soli” 25 miliardi di euro richiesti a fronte delle devastazioni economiche subite dalla sanità e dai settori imprenditoriali del turismo, commercio, industria, artigianato, agricoltura e servizi, nonché sul fronte del lavoro dipendente per tutti coloro che hanno subito ripercussioni dal gennaio scorso a chissà quando…

Probabilmente, anche avendo dieci volte tanto le risorse non sarebbero sufficienti per tamponare i danni. E chissà che la grande concessione non nasconda un do ut des per l’imminente firma del MES, il cosiddetto trattato salva Stati che la UE vuole portare a casa ad ogni costo. Cosa che, a livello economico, potrebbe rivelarsi per l’Italia ben peggio della pandemia 2020.

di Stefano Quagliozzi
Direttore Tablet Roma

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