Covid e alimentazione, come sono cambiate le abitudini degli italiani

18 dicembre 2020 | commenti: Commenta per primo |
Condividi con i tuoi amici:

Covid e alimentazione: come sono cambiate le abitudini degli italiani con la pandemia?

Tra le ondate del Covid-19, la vita quotidiana e il cambio delle abitudini ha portato necessariamente a delle variazioni anche nell’alimentazione.

Niente di strano, l’uomo sa adattarsi alle difficoltà e l’ingegno italico ha fatto il resto.

Inoltre, di pari passo con la salute, è ormai consuetudine dimostrare il proprio benessere con l’abbondanza a tavola, anche se la tendenza a rinunciare agli sprechi, spettro della crisi economica durante il Covid-19, ha bilanciato i nostri mesi di quarantena.

Le primissime assurde resse per fare le scorte davanti ad ogni negozio di generi alimentare sono già un ricordo, l’approvvigionamento alimentare, come il Governo ha potuto ribadire in più occasioni, non è mai stato in discussione.

Le nostre interviste

Tablet ha raccolto alcune testimonianze dei ns. lettori in giro per la Capitale per capire le nuove consuetudini italiane: “ci hanno tolto tutte le libertà in questi mesi, ma non possono toglierci il cibo, almeno ci consoliamo così”, ci dice Paola F., una bella signora robusta quanto fiera, davanti a un market. Non è dello stesso avviso un giovane  25enne Nicolas C.: “state tutti i giorni a fare la spesa solo per passare il tempo fuori di casa!”.

Ma se è pur vero che bisogna nutrirsi, d’altronde non si spiegherebbero altrimenti le file che comunque ci sono fuori dai supermercati, tra le poche attività a sorridere durante il Corona virus, va sottolineata la tipica passione e tradizione della cucina in Italia, caricata ancora di più dal boom dei programmi televisivi dedicati ai fornelli.

Francesca B. proprio in un negozio di elettronica, nell’intento di acquistare una nuova tv, infatti ci conferma: “non posso stare senza televisione in zona gialla, arancione, rossa, come vi pare! E poi devo seguire Masterchef”! Poco d’accordo il suo partner accanto: “sì ma guardiamo solo, alla fine non impari niente e fai sempre pasta in bianco!”. Il buonumore comunque non manca ai nostri concittadini, neanche al tempo del Covid.

Ci sono poi i cosiddetti comfort food, che se da un lato con velocità e praticità tipici di snack o piatti surgelati, hanno visto aumentare largamente il proprio consumo, dall’altra parte della bilancia, è il caso di dirlo, hanno trovato una rivalità tra i banchi del supermercato nei prodotti più salutari. Non manca infatti il desiderio e la necessità di una corretta alimentazione, che sostenga anche il proprio sistema immunitario, ad esempio con alimenti ricchi di vitamina B e C.

Non ha dubbi Cristiano D.M. intercettato davanti al portone di casa sua: “con lo smart working mangio di più indubbiamente, merendine ma soprattutto tanto caffè! Ne compro di più, ma che risparmio rispetto alle macchinette aziendali! Ma altri giorni mi depuro con frutta e verdura e mi sento davvero meglio, lo ammetto”.

Le opportunità, dai siti online al delivery

Tantissimi siti di spesa on line ma soprattutto di cucina hanno visto poi aumentare vertiginosamente le proprie visite e pagine cliccate online! “E che ci vuole”, ci dice Anna P. a passeggio con la figlia, “guardo le videoricette, poi faccio a occhio e vengono pure meglio”… mentre la sua ragazza alza gli occhi al cielo dubbiosa.

E come dimenticare le ricerche “disperate” di lievito durante i primi lock-down? Figlie queste anche della voglia social di mostrare biscotti e pizze fatte in casa, cucinati ancor prima per essere fotografati che gustati!

Marco C., insospettabile direttore di banca, gongola trionfante: “faccio la scorta di lievito ciclicamente, non mi fregano più! E su Facebook quando posto le mie pizze del sabato faccio pure il pieno di like”.

Per i più pigri ecco un altro boom cresciuto tra le righe di vecchi e nuovi DPCM, quello del cibo d’asporto e soprattutto del delivery, giunti in abile soccorso dei più pigri, ma anche felice supporto alle attività dei ristoratori parzialmente chiuse. Giorgio D., responsabile di un ristorante romano, ce lo conferma: “si lavora, si lavora per fortuna. A pranzo si sta aperti anche senza turisti e con gli uffici mezzi chiusi e si sopravvive, la sera la gente è stanca e riusciamo a consegnare tante cene, grazie anche alle App”.

Così, come contraltare alle attitudini culinarie degli italiani, c’è  la chiusura a ritmi alternati di palestre, piscine, centri sportivi che hanno messo a repentaglio e a dura prova i fisici di sportivi e non, soprattutto di chi non può permettersi la palestra in casa o non ha spazio per allenarsi seguendo videocorsi e tutorial o non si trova a proprio agio a correre in strada.

Stefano D., avventore nel locale di Giorgio non crede alle mezze misure: “l’Italia è un popolo spaccato in due, salutisti e obesi, chi magna continua a farlo, chi core, trova il modo di core!

Cosa ci lascerà questo Covid è presto per dirlo, se torneremo alle vecchie abitudini alimentari o continueremo con le nuove quotidianità lo vedremo nei prossimi mesi e magari torneremo nelle strade romane per tastare nuovamente il polso dei cittadini e raccontarvelo!

a cura della Redazione

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta è vietata. Legge 633 del 22 Aprile 1941 e successive modifiche.

Forse potrebbe interessarti anche:

Il futuro post Covid: un fiore nella tempesta

Condividi con i tuoi amici:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.