Dalla fantasia alla realtà

14 novembre 2018 | commenti: Commenta per primo |

Tablet Bike all’insegna del Condividere.

Quante volte sentiamo e utilizziamo questa parola. Sembra un mantra del linguaggio moderno. Per qualcuno condividere significa soprattutto diffondere tra amici o sconosciuti i gesti quotidiani della nostra vita, compresa quella privata. Non vi nascondo che personalmente, tutto questo mi fa un po’ paura; guardare la foto di un piatto di spaghetti consumato da un amico in un ristorante o la stanza d’ albergo di persone che appena conosco mi mette tristezza.

Intendiamoci, non sono certo contro la tecnologia, tuttavia credo che a volte ci si faccia prendere un po’ la mano e si perdano di vista le cose più importanti. Per me, condividere significa poter vivere i momenti più belli con le persone care. Questo vale, per esempio, quando guardo un film al cinema o quando ho la possibilità di godermi un tramonto spettacolare sulla spiaggia. E’ innegabile: tante cose, con la compagnia giusta sono più gustose. Con buona pace di quelli che non ci sono.

Avventure in Bici è nata proprio per questo: sentivo l’ esigenza di condividere con le persone  un mondo sconosciuto e meraviglioso, dove la natura e le sensazioni la fanno da padrone. E mi ritengo fortunato perché oltre a fare un mestiere che mi piace, sono riuscito a tradurre in realtà quello che per anni è stata solo una mia fantasia.

Prendere la bici e cominciare a pedalare nei boschi o in campagna, mi regala tutt’ora grandi soddisfazioni, condividere fatica e sensazioni  con altre persone rende le mie giornate di lavoro ancora più belle. Siamo nel campo delle emozioni, quindi, ma benché io vi abbia portato con me, nei miei articoli precedenti, cercando di trasmettervi le mie, di emozioni, mi trovo di recente a riflettere su questo sport, che qualche volta viene un po’svilito dai suoi stessi “utenti”.

Non bisogna dimenticare, che la mountain bike, è uno sport vero, e per questo va affrontato in modo serio. Tra l’altro è una disciplina olimpica e vi è una moltitudine di gare in tutto il mondo, che attirano migliaia di appassionati che per questo sport danno tutto. A dispetto di questo”pedigree” da noi sembra che le cose vadano in modo un po’ diverso: non esiste una vera e propria cultura della bicicletta e fatte salve alcune debite eccezioni, siamo ancora molto indietro.

Mancano le piste ciclabili, certo, e non si può contare sul rispetto da parte degli automobilisti per chi sceglie di usare la bici come mezzo di locomozione; ma quello che manca veramente è la serietà di gran parte di noi utenti. Siamo sempre pronti alla critica ma non possiamo pretendere da altri, sforzi che per primi noi non facciamo. E quando gli sforzi li facciamo non veniamo presi sul serio.

Perche? Perché pure essendo in tanti non siamo certo un esercito compatto. L’ improvvisazione ed il “faidate” non sempre si rivelano la scelta migliore. Prendiamo ad esempio l’uso del casco.  Un enorme vuoto normativo non obbliga chi va in bici ad indossarlo eppure è elementare che anche cadere da fermi può portare a serie conseguenze.

Eppure basta guardarsi intorno per vedere che tanti, pedalano senza. Non parliamo poi delle luci che sono obbligatorie come del resto, il campanello. Ed vero che a volte dobbiamo rifugiarci sui marciapiedi per sfuggire al traffico, ma questo non ci autorizza a zigzagare in mezzo ai pedoni. In breve: come possiamo pretendere di essere rispettati se noi per primi, con i nostri comportamenti“sorvoliamo” sul Codice della Strada.

Fortunatamente  le cose stanno migliorando e anche se molto lentamente, si sta diffondendo una sorta di galateo per quella che oramai è diventata un’ indispensabile forma di locomozione pulita e futuribile. Ma c’è ancora tanta strada da fare(in tutti i sensi) e per questo è necessario agire sulle generazioni future.

Così, da un’altra idea fantasiosa nasce una realtà: la scuola di mountain bike per bambini e ragazzi.

Sta per compiere il suo primo compleanno infatti, la scuola MTB di Avventure in Bici che si trova nell’ OASI AICS di via Varna, all’ Infernetto. Questo circolo sorge in un bellissimo posto, a meno di un chilometro dalla pineta, e oltre a diversi impianti sportivi, ospita l’ unica pista “indoor” di mountain bike della zona.

Completamente rinnovata nel corso della scorsa estate, la pista copre ben 250 metri di sviluppo ed è composta da due parti: una fissa, con diverse difficoltà ed una  con i birilli da comporre”espressa” per fare in modo di variare il percorso in ogni lezione. Si tratta, in definitiva di una vera e propria simulazione di percorsi che si possono incontrare quando si pedala in fuoristrada, con le insidie e le difficoltà proprie di questo sport, ma anche di un ottimo modo per imparare a destreggiarsi con la bici divertendosi in tutta sicurezza. Proprio perché sicurezza è la parola d’ ordine, il corso prevede che parte delle lezioni si svolgano in pineta, transitando su strade che anche se poco trafficate, sempre strade sono; le norme di buonsenso ed il Codice della Strada vengono rispettati, sia dagli insegnanti che dai corsisti.

E lasciatemi dire che in questo, i bambini possono insegnare a noi adulti più di qualcosa: una volta imparata una regola, la rispettano e non creano eccezioni e deroghe. Non si dimenticano nè si distraggono. Ed è un piacere ricordare quando arrivano timidi all’ inizio dei corsi e scoprire che dopo qualche lezione, si sentono sicuri e determinati. Per me, che ho fatto della mia passione un lavoro, tutto questo è motivo di orgoglio e grande soddisfazione; per i ragazzini è divertimento puro.

Le lezioni, si tengono con qualsiasi tempo, e se proprio c’è il diluvio si approfitta degli spazi coperti del circolo per imparare nozioni di cartografia e di orientamento con la bussola. Spazio quindi alle generazioni future che in bici, saranno più competenti, preparate e pronte a diffondere la vera essenza di questo sport, non limitandosi al proprio divertimento, ma con un occhio al rispetto per la natura e per gli altri.

Uno sport che ci insegna ad osare ed allo stesso tempo ad essere prudenti, dove ci sono momenti di pura esaltazione agonistica alternati a momenti di profonda riflessione. E quando siamo sulla strada ricordiamoci che la sicurezza è la priorità. Chi è della mia generazione ricorderà le sagge parole del pilota di moto e giornalista Nico Cereghini che non si stancava di salutare, al termine delle sue telecronache con la fatidica frase:“casco ben allacciato, luci accese anche di giorno, e prudenza. Sempre!”

di Luca Santagà

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